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4 settembre 2015 5 04 /09 /settembre /2015 06:33

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Le 9 minacce più sottovalutate in un matrimonio

di Kelly M. Flanagan

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La comunicazione fra coniugi gode di una cattiva reputazione, le si scarica addosso tutte le colpe. Per generazioni e generazioni, ricerca dopo ricerca, le coppie hanno sempre classificato il dialogo intraconiugale come problema numero all'interno di un matrimonio. Beh, non lo è. Mi dispiace per il dialogo fra coniugi. È un po' come quel bambino aggredito al campo giochi che decide di reagire. I supervisori sentono del trambusto, e quando poi voltano lo sguardo è la sua rappresaglia che vedono. Non è stato lui a causare il problema; la sua era solo una reazione. Ma è lui che viene beccato, e mandato dal preside. O, nel caso del dialogo intraconiugale, nell'ufficio del terapeuta. Mi dispiace perché è con lui che se la prendono tutti, quando invece la verità è che nel campo giochi del matrimonio lui non fa che reagire a uno dei tanti altri piantagrane in cerca di rogna.

1.

Sposiamo gli altri perché ci piacciono così come sono. Le persone cambiano. Preparatevi. Non sposate qualcuno per chi è, o per chi voi vorreste che diventasse. Sposatele per le persone che loro intendono diventare[1]. E trascorrete la vita unendovi a loro in questo processo, così come loro con voi.

2.

Il matrimonio non cancella la solitudine. Essere vivi è essere soli. È la condizione umana. Il matrimonio non cambia la condizione umana. Non è in grado di renderci completamente non-soli. E quando non ci riesce, diamo la colpa al nostro partner per aver fatto qualcosa di sbagliato, o andiamo alla ricerca di compagnia altrove. Per matrimonio s'intende il luogo dove due esseri umani condividono l'esperienza della solitudine[2], e in questa condivisione riescono a creare dei momenti in cui il senso di solitudine si dissolve. Almeno per un po'.

3.

Il bagaglio dei sensi di vergogna. Sì, tutti ce ne portiamo dietro uno. Trascorriamo gran parte della nostra adolescenza e della prima età adulta cercando di far finta che il nostro senso di vergogna non esista, ragion per cui, quando poi le persone che amiamo lo risvegliano dentro di noi, è a loro che diamo la colpa per averlo creato[3]. E poi pretendiamo che rimettano le cose a posto. Ma la verità è che non sono state loro a crearlo, e non possono rimettere le cose a posto. A volte la migliore terapia di coppia è la terapia individuale[4], con la quale si lavora per sanare il nostro senso di vergogna. Così da smettere di scaricarlo sulle persone che amiamo.

4.

L'Ego trionfa. Tutti ne abbiamo uno. Lo abbiamo scoperto per una buona ragione. Probabilmente intorno alla quarta elementare, quando gli altri bambini iniziavano a fare gli stronzi con noi. Magari anche prima, se già avevano cominciato alcuni membri della nostra famiglia. L'ego era la cosa giusta. Ci teneva al riparo dalle frecciate emotive. Ma oggi che siamo cresciuti e ci siamo sposati, l'ego è un muro di separazione[5]. È il momento di abbatterlo. Praticando l'apertura, invece che stando sulle difensive, il perdono invece della vendetta, il chiedere scusa invece dell'incolpare, la vulnerabilità invece della forza[6], e il garbo al posto delle manifestazioni di potere.

5.

La vita è un casino, e il matrimonio è vita. Ergo anche il matrimonio è un casino. Ma quando le cose smettono di funzionare alla perfezione, cominciamo a scaricare la colpa degli imprevisti sui nostri partner. Finendo in tal modo per aggiungere ulteriore inutile confusione al già ineludibile casino della vita e dell'amore. Dobbiamo smettere di puntare le nostre dita, e iniziare a intrecciarle. E poi potremo incamminarci, e attraversare insieme il casino della vita. Senza colpa e senza vergogna.

6.

Quanto è difficile l'empatia. Per sua stessa natura, il senso d'empatia non può svilupparsi simultaneamente fra due persone. Uno dei due partner deve sempre cominciare per primo, e non esiste alcuna garanzia di reciprocità. Bisogna correre dei rischi. È un sacrificio. Così gran parte di noi se ne sta lì ad aspettare che siano i propri partner a iniziare. Uno stallo empatico lungo una vita intera[7]. E quando un partner si decide a buttarsi davvero nell'empatia, il tuffo è quasi sempre di pancia. La verità è che le persone che amiamo sono esseri umani fallibili, e non saranno mai lo specchio ideale a cui aspiriamo. Riusciremo ad amarli comunque, essendo noi stessi a tuffarci nell'empatia?

7.

Ci prendiamo cura dei nostri figli più di quanto non ci curiamo della persona che ci ha aiutato a dar loro la vita. I nostri figli non dovrebbero mai essere più importanti del nostro matrimonio, e nemmeno dovrebbero mai essere meno importanti. Se sono più importanti, i mascalzoncelli se ne accorgeranno, e lo sfrutteranno, e alimenteranno le divisioni. Se sono meno importanti, faranno capricci fino al momento in cui verrà data loro la priorità. La famiglia è l'opera costante e ininterrotta di ricerca dell'equilibrio.

8.

L'occulta lotta per il potere. Gran parte dei conflitti matrimoniali celano almeno in parte un negoziato sul livello d'interconnessione fra le persone che si amano. Gli uomini solitamente vogliono di meno. Le donne in genere vogliono di più. A volte invece, quei ruoli sono invertiti. Indipendentemente da questo, quando leggi fra le righe della stragrande maggioranza degli scontri, incapperai in questa domanda: Chi è che decide quanta distanza c'è fra noi?[8] Se non poniamo questa domanda esplicitamente, ci scontreremo implicitamente. Per sempre.

9.

Non sappiamo più come tenere acceso l'interesse in qualcosa o qualcuno. Viviamo in un mondo che attira la nostra attenzione in un milione di direzioni diverse. La pratica della meditazione -concentrarci su qualcosa e tornarci sopra quando ci distraiamo, ancora, ancora, e ancora - è un'arte essenziale. Se è vero che ci troviamo costantemente sollecitati a concentrare la nostra attenzione sulla superficie lucida delle cose, e ad allontanarcene non appena iniziamo ad annoiarci, rendere la nostra vita una meditazione sulla persona che amiamo è un atto rivoluzionario[9]. Ed è assolutamente essenziale, se si aspira a far sopravvivere e prosperare un qualsiasi matrimonio.

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Come terapista, sono in grado d'insegnare alle coppie come si comunica in appena una singola ora. Non è una cosa complicata. Ma affrontare i piantagrane che hanno provocato lo scontro? Beh, per quello ci vuole una vita intera. Eppure. È una vita intera che ci forma, diventando persone sempre più pronte ad amare, in grado di sopportare il senso di solitudine, liberate dal peso della vergogna, scambiando i muri con i ponti, abbracciando il casino dell'esser vivi, arrischiandosi nell'empatia e perdonando le delusioni, amando tutti con egual fervore, diventando in grado di prendere, dare, e scendere a compromessi, e che alla fine si saranno dedicate per tutta la vita ad esser presenti, attente e consapevoli. E quella è una vita intera per la quale val la pena di lottare.

Questo post è stato originariamente pubblicato su DrKellyFlanagan.com Questo post blog è originariamente apparso su The Huffington Post United States[10] ed è stato tradotto dall'inglese.

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Published by azzena
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