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5 gennaio 2016 2 05 /01 /gennaio /2016 16:00

Natale 2015 è ormai trascorso. Ho sentito parlare di alberi di Natale, ho sentito parlare di bue e asinello, di pastori, di angeli per i cieli che suonavano trombe e trombette. Tutte cose molto belle emotive, dolcemente femminili, puerili. Puerili non perché adattate ai bambini ma perché Gesù sembra diventato un bambolotto far comparire nella notte tra il 24 e il 25 di dicembre. Ma in realtà non è che il compleanno di Gesù l'ebreo e allora parliamo di quel Gesù.

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Chi era Gesù? Era Dio, un Dio o era un uomo?

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La questione fu posta con chiarezza tra la fine del terzo e l'inizio del quarto secolo. La spuntò Atanasio, che pare fosse un tipo piuttosto altero, contro un pacioso Ario.

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Ma perché Atanasio ebbe ragione e Ario torto? Perché il pensiero di Ario lo consideriamo eretico? Cioè quali sono le "basi" del nostro cristianesimo, di quell'atto di fede che recitiamo ogni domenica a messa?

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Eppure non fu solo un ragionare alla luce del sole. Sappiamo che correnti e scuole di pensiero si scontrarono. La scuola di Antiochia contro quella di Alessandria. Sappiamo pure che intervenne anche il governo neocristiano, preoccupato ed interessato alla pace tra gli ormai potenti vescovi. Pertanto non meraviglia che intorno a quella decisione ci fosse del torbido, ci fossero sottigliezze dialettiche e attività cortigiane poco chiare, anzi proprio sporche pur di aver ragione, eppure... eppure il pensiero di Atanasio divenne la "verità" e quello di Ario la falsità, l'eresia.

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Ma che cos'è l'eresia?

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Hubertus R. Drobner, nel suo libro "Patrologia" (Edizioni PM, Casale Monferrato, 2002) a pag. 164 scrive:

... L'eresia sorge allo stesso modo della teologia ortodossa, dallo sforzo cioè di offrire una più precisa e completa fondazione ed interpretazione del patrimonio di fede tramandato, col fine di comprendere meglio e più in profondità della fede e di rendere, così, i discepoli di Cristo sempre più degni, nella loro vita, di essere eredi di Cristo.

Oggettivamente l'eresia si distingue dall'ortodossia per il fatto che, in essa, alcuni irrinunciabili principi di fede vengono messi in dubbio o esplicitamente rifiutati.

La difficoltà, presente nella chiesa primitiva, di distinguere tra eresia ed ortodossia, consisteva soprattutto nel fatto che tanto il criterio di distinzione, quando la chiara coscienza della necessità di avere un'ultima istanza qualificata per una decisione in merito, si svilupparono soltanto durante le discussioni stesse.

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Forse rimettere ora tutto in discussione non è la cosa più giusta da farsi, ha il sapore di una perdita di tempo. Ma quando si tratta di punti nodali, è proprio una perdita di tempo capire i perché, convincersi del perché di quelle conclusioni? O è una verità tombale?

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Drobner stesso cerca di dare una spiegazione. Un tentativo che trovo non proprio convincente e duro da accettare, somiglia troppo agli "deus ex machina" del teatro.

... Il metro di giudizio (questo lo si può affermare sulla base di un criterio ormai consolidato, in ambito cattolico) è rappresentato dalla regula fidei, vale a dire del patrimonio di fede contenuto nella sacra scrittura, tramandato dalla tradizione della Chiesa e da essa approvato.

La persistente questione su chi in ultima istanza, debba decidere sull'autentica interpretazione e approvazione, conduce all'autorità del ministero petrino, non nel senso di una arbitrarietà della decisione, ma specie per le per la chiesa antica in cui la teologia del primato stava ancora sviluppandosi, nel senso dell'unità e del consenso delle varie Chiese particolari con la Chiesa di Roma.

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Ecco perché m'infastidisce la poesia francescana, essa non fa che nascondere la portata dell'accadimento. Forse più che parlare di asinelli e pastori strappa-lacrime bisognerebbe parlare di dimensioni, di vita orientata a un futuro post mortem. Se Gesù è Dio allora il tempo è illusione e il presente ha senso solo per un qualche futuro che ci aspetta. Se quel bambino è Dio da qualche parte è venuto e in qualche posto è andato.

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Published by azzena
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