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11 maggio 2016 3 11 /05 /maggio /2016 18:07

 

Esodo, 32, 1 - 6 racconta l'episodio del Vitello d'oro.

 

... un episodio esemplare, che la Tradizione squalifica come espressione di una rozza religiosità idolatrica che la rivelazione dell’unico vero Dio, invisibile e trascendente, avrebbe sormontato.

 

Analizzato sotto il profilo ideologico, l’episodio appare, invece, denso di significati e offre la chiave interpretativa di ogni produzione religiosa.

 

... L’episodio biblico ci restituisce l’ideologia religiosa propria dell’Antichità, incentrata

  • sulla convinzione universale dell'esistenza del Sacro,
  • sulla necessità di comunicare con esso per volgerlo a proprio favore
  • sul culto magico degli idoli vissuti come simboli ostensibili del Sacro stesso.

 

Sullo sfondo di quest'ideologia, che è la matrice di ogni fenomeno religioso, si definisce, nel contesto della storia ebraica, l'esigenza di una ristrutturazione ideologica destinata a identificare il Sacro con un Dio unico, personale, dotato di volontà propria, che rappresenta la Legge che gli uomini devono riconoscere e rispettare.

 

Si tratta di una rivoluzione culturale che

  • riduce il potere degli uomini di influenzare il Sacro
  • li subordina al rispetto della Legge, dal quale discende il favore di Dio nei loro confronti.

 

Il salto di qualità concettuale che tale rivoluzione comporta, che esiterà a distanza di secoli in una teologia raffinata per quanto contraddittoria, originariamente è funzionale solo a sancire

  • la centralizzazione del culto religioso
  • il potere della classe sacerdotale.

 

Si tratta di un cambiamento di fondamentale importanza perchè esso trasforma

  • l'alienazione relativa propria dell'idolatria, che ancora comporta la possibilità dell'uomo di influenzare il Sacro, per esempio sostituendo una divinità caduta in disgrazia con un'altra ritenuta più potente,
  • in un'alienazione assoluta, che lo subordina alla volontà di un unico Dio, alla Legge che esso pone e al potere sacerdotale.

 

In virtù degli ideologi biblici, il bisogno di darsi un Dio giunge, attraverso un secolare lavorio mentale, all'astrazione teologica, in virtù della quale Dio preesiste all’uomo e lo trascende, ponendosi, infine, come Essere personale ed eterno che rappresenta il presupposto dell’ex-sistere.

 

 

Brano estratto dal libro di Luigi Anepeta "Facci un Dio" (p 4)

(pubblicato sul suo blog http://www.nilalienum.it/)

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Published by azzena - in . religione
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