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2 luglio 2016 6 02 /07 /luglio /2016 08:36

Carlo Rovelli ha scritto un libro di storia della scienza moderna. Un libro che fa digerire concetti scientifici complessi e ci introduce nella struttura elementare delle cose, dal cosmo ai quanti. Lo fa con piacevole facilità e soprattutto invera il titolo del libro, un titolo che da solo è un programma "La realtà non è come appare".

 

Non posso capire a fondo le complesse matematiche che sorreggono la scienza moderna, sia che si parli di particelle sub-atomiche che del big-bang cosmico, però il metodo mi piaceva e l'ho adottato. L'oggetto di ricerca ovviamente non è quello di Einstein, il mio modesto sguardo è rivolto a me stesso come uomo e alla religione che ho ereditato dai genitori e dalla società in cui vivo.

 

Non sono partito per approvare o negare, volevo solo capire e di questo riferisco.

 

Capire  dove mi muovo  e con che barca mi muovo. Quindi, chi sono io e dove vado, nella nuova ottica post-filosofica che la medicina con le sue branchie di psicanalisi e neuroscienze ci offre, e come si erano formati quelle idee religiose che mi affollavano la mente e che ogni domenica pronunciavo con il credo.

 

Il credo di Nicea è stato formulato nel quarto secolo (325), pertanto ho aperto con il capitolo patrologia. Cercando di capire come si era arrivati a pronunciare la divinità di Gesù la presenza dello Spirito Santo e tutte le altre verità che quei 2-3 secoli ci hanno regalato, forse non regalato ma su cui ci hanno instradato.

 

È stato interessante scoprire i collegamenti che quei secoli hanno saputo cucire tra la mentalità ebraica e la mentalità greca. Non era un facile sintesi e credo che ci siano state molte influenze vicendevoli. Il cristianesimo che noi oggi viviamo è di origine ebraica ma è vestito con vestiti greci e romani. Una setta ebrea che muta pelle ma resta simil-ebrea.

 

Il passo successivo è stato di capire gli ebrei. I greci con la loro filosofia mi erano già noti, pur nei limiti della mia cultura.

 

Il primo personaggio ebraico che ho affrontato è stato Abramo. Un personaggio per capire il quale mi sono dovuto appoggiare a Ulisse. E la religione del Dio per il presente.

 

Il passaggio da Abramo a Mosé è stato semplice. E qui ho scoperto l'influenza non secondaria dell'antico Egitto. Noi non siamo figli solo di Abramo, non siamo solo una setta ebraica ma siamo anche radicati nella cultura egizia. Mi piaceva l'idea ripresa da Freud del Dio unico egizio. Ma le riflessioni dello psichiatra Anepeta mi condussero su altre riflessioni tra cui non secondaria la nascita della classe sacerdotale, delle prime rivoluzioni sociali e all'istituzione del "giubileo".

 

Suggerito da Anepeta sono passato alla lettura di Donini (Breve storia delle religioni) dove nascita della religione e problemi di giustizia si confondono e si giustificano a vicenda. Interessante è stato l'argomento schiavi come forza lavoro senza diritti, semplici bestie da fatica, e la constatazione che  nessuna storia delle ribellioni di schiavi e mai stata scritta o documentata. Eppure sono loro che sentendosi persone si sentivano uguali ai padroni, padroni solo perché più fortunati o più forti. Questi miseri quando potevano si ribellavano, in qualche maniera cercavano di avere gli stessi diritti dei loro padroni, di essere riconosciuti come persone, e forse, non trovando tale riconoscimento in vita sognavano un futuro migliore altrove.

 

Alla figura di Mosé Anepeta attribuisce la formale creazione di un nuovo tipo di potere, il potere clericale, il potere di chi ha in mano le chiavi del cielo, il posto mortem, unica speranza dei miserabili. Il Donini non scende nel particolare ebraico e mosaico, ma il sociale è per lui quello che Marx chiamava l'oppio dei popoli e quindi l'origine della religione.

 

Questa in sintesi è l'eredità degli ebrei all'umanità. Eredità formalizzata in una serie di libri raccolti in una biblioteca chiamata Bibbia. Una storia che si sviluppa dall'origine a oggi. Usa immagini "filmiche" tratte da ovunque per raccontare un'idea poco filmica di come nasce e si sviluppa il concetto di Dio e il rapporto Dio-uomo. Una raccolta dove la storia diventa racconto fantasia e mito e dove la preghiera diventa poesia.

 

E qui sorge il problema della ispirazione. Per la religione cristiana ed ebraica la Bibbia è la parola di Dio.Cosa significa "parola di Dio"?. È stato un cardinale, il cardinale Prosper Grech con il suo intervento del 2011, a chiarirmi il concetto di ispirazione mediante la sua distinzione dei tre punti: 

  • (1) c'è uno scrittore del primo testo,
  • (2) enne revisori che lo adattano alla loro visuale e aggiungono e tolgono  ad libitum,
  • (3) comitati che lo sottoscrivono e ne dichiarano la veridicità.

Pende una domanda: dei tre chi è l'autore ispirato?

 A parte gli interessi più o meno evidenti è ovvio che chi sceglie un testo, scartandone altri, forse è il più ispirato. Ma allora il criterio per dichiarare un testo parola di Dio è l'utilità del momento o la corrispondenza mentalità di chi preferisce un testo a un altro. Perché invocare Dio? Questione di autorevolezza?

 

Questo è un po' la sintesi delle mie ultime ricerche. Una sintesi che lascia dell'amaro in bocca perché cercavo certezze ed ho trovato dubbi. Spiegazioni spiacevoli e ve ne vorrei raccontare alcune, ma prima o poi lo farò.

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Published by azzena - in . religione
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