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16 febbraio 2017 4 16 /02 /febbraio /2017 07:37

Secondo Charles Taylor ci sono tre modi diversi di intendere la secolarizzazione.

  • Il primo modo pone l’accento sugli spazi pubblici: «l’idea generale è che essi siano stati svuotati di Dio o di qualsiasi riferimento alla realtà ultima». La città secolare si sarebbe insomma affrancata da ogni richiamo al trascendente, permettendo ai suoi abitanti di agire etsi Deus non daretur (un umanesimo che per la prima volta si scopre autosufficiente).
  • Il secondo modo o la seconda prospettiva insiste invece sulle norme e sui principi che seguiamo e sulle decisioni che prendiamo nelle nostre diverse sfere di attività (economica, politica, culturale…). In questo caso prevale l’idea di una razionalità interna a ciascuna sfera, di un’autonomia che consente di fare l’impasse su Dio o sul trascendente: Dio, insomma, non è negato, bensì relegato a una sfera autonoma e, in genere, al privato.
  • Ma vi è un terzo modo, una terza accezione che Taylor ritiene più pertinente perché consente di comprendere il fenomeno in tutte le sue dimensioni: in questa chiave, la secolarizzazione è quel mutamento «che ci ha condotti da una società in cui era virtualmente impossibile non credere in Dio, a una in cui la fede, anche per il credente più devoto, è solo una possibilità umana tra le altre». Il fatto di credere, insomma, non è più assiomatico, perché esistono alternative «e questo può anche significare che almeno in certi ambienti potrà essere difficile conservare la propria fede». Più che in termini di scomparsa, di perdita o di sottrazione si tratta di comprendere ciò che accade non come il risultato di un’unica trasformazione continua, bensì come una serie di nuovi inizi, di fenomeni nuovi in cui alle vecchie forme di pratica religiosa ormai ridotte al lumicino si affiancano nuove esperienze del sacro. Taylor non ama i «paradigmi della sottrazione», a suo giudizio fuorvianti. Non ama cioè quel concetto di secolarizzazione accompagnato dal segno “meno”: meno religiosità nello spazio pubblico, scomparsa di Dio dalla sfera politica, fine della pratica religiosa. Mai come ora le opzioni religiose – dalle più sobrie alle più bizzarre – sono state così numerose, la religiosità non è affatto scomparsa; mai come come ora, sul mercato del sacro, i prodotti a disposizione di tutti sono stati tanto vari. L’età secolare non è dunque nel segno di una sottrazione. Eppure, mai come ora, abbiamo assistito a una tale «frammentazione delle identità», a un «orizzonte fratturato».

Charles Taylor, L’età secolare (edizione italiana a cura di Paolo Costa), Feltrinelli, 2009, pp. 1072.

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