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24 aprile 2017 1 24 /04 /aprile /2017 10:21

 

Una storia senza prove non è una storia, ma solo un racconto, una favola a scopo didattico. Pertanto quando leggo dei fatti antichi riportati sul libro della Genesi, so che nessun Dio li ha suggeriti all'orecchio di un cantastorie poi scrittore, piuttosto qualcuno per propria intuizione o per intuizione "aiutata" ha voluto tramandarci una sua soluzione ad alcuni problemi e ha usato il linguaggio dei film, cioè ha parlato per immagini.  

 

Le prime due immagini che la Bibbia ci propone, nei primi 3 capitoli,  sono Dio che crea e l'uomo che pecca. Due racconti fantastici, fantascienza allo stato puro, degni dei migliori Urania, ma racconti che sottendo due messaggi precisi:

  1. il creato non è Dio e Dio non è il creato;
  2. l'uomo è esaltato, eppure l'uomo soffre, ma soffre perché tradisce o semplicemente perché è uomo?  

 

Non sono soluzioni originali, ma vanno inquadrate e capite correttamente.  

  1. Circa la creazione, infatti, la mitologia e letteratura antica è piena di racconti simili (dagli egizi ai fenici, dai babilonesi agli inca e ai cinesi). Però nella Bibbia viene presa una posizione chiara , il messaggio è che Dio crea non trasforma né si dona.

 

Quello che dalla sua attività sorge, in una complicazione sempre crescente (dalla luce, ai pianeti, alle piante, agli animali e all'uomo), è frutto della sua parola. Niente di Dio viene concesso, non c'è emanazione, e noi non siamo piccoli dei ma solo creature.

 

Oggi, conoscendo qualcosa in più su molecole atomi e quanti, potremmo descrivere la creazione come un software che si concretizza a video, come attivazione di energie che si rapportano in un gioco di attrazioni e repulsioni. E quel che sorge non è Dio è organizzazione di energie.

 

  1. Per spiegare e motivare la presenza della sofferenza nel mondo viene utilizzato il concetto ebraico di alleanza e tradimenti dell'alleanza (altrimenti detto peccato). Tutte le quattro correnti di pensiero ebraiche, coautrici di questi primi 3 capitoli della Genesi, sono concordi nello spiegar la morte e il dolore con il concetto di castigo per colpa inflitto dall'altro contraente.

 

Se capita qualcosa di male è ovvio che qualcuno ha tradito, ha fatto qualcosa che non doveva fare e deve pagare, o lui o qualcuno a qualsiasi titolo collegato a lui, da cui  la socialità e universalità delle conseguenze (Es 34,7).  

 

Ma così facendo viene spostata l'ottica, da una situazione di fatto "dell'essere uomini" al comportamento dell'uomo, all'etica.

 

Questo modo di ragionare, all'epoca neanche tanto originale, era talmente insito nel DNA del mondo ebraico da non essere neanche più avvertito, ma diventa fondamentale in Paolo  che congiunge il peccato di Adamo alla morte di Gesù Cristo, e lo utilizza per dar ragione della  esistenza e morte di Gesù,  cioè vi fonda il nostro cristianesimo.

 

Chi ha raccontato la Genesi, ha spostato o falsato l'ottica? Nel vangelo di Luca e di Giovanni, Gesù interpellato sull'argomento parla diversamente, mi riferisco alle vittime di pilato e della torre di Siloe e al cieco nato (Lc 13,5 o anche Gv 9,2ss). Gesù non presenta soluzioni alternative alle interpretazioni ebraiche, quelle dobbiamo trovarcele da soli, semplicemente le rifiuta.

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Published by azzena
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