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27 febbraio 2018 2 27 /02 /febbraio /2018 08:17

Qualche giorno fa in parrocchia fui invitato a riflettere sull'episodio dei tre ospiti di Abramo di Gen 18,9-15.

Obiettivo era la Trinità, ma non mi convinsero affatto per cui mi son concesso un giro nel web sull'argomento. Ho trovato molte e valide conferme ai miei dubbi, ma ho trovato anche una riflessione che mi ha reso simpatico l'episodio.

Riporto qui il post di "sandro 48" pubblicato il 22 dicembre 2015 su www.biblistica.eu.

 

Fulcro del racconto della seconda parte (gen 18, 9-15) è l'annuncio della nascita di Isacco,(v. 10) il cui nome, tradotto  dall'ebraico è collegato al "ridere" di Abramo? ma sicuramente di Sara.

 

Qui Abramo e soprattutto Sara,  non sono proposti qui come modelli di fede, ma come modelli di incredulità.

 

La promessa potente  di Dio trascende di gran lunga la loro capacità di accoglierla. Questo racconto mostra quanto sia  scandalosa e difficile la fede. La fede non è un atto ragionevole che rientri nei nostri normali schemi  esistenziali e percettivi. 

 

La nostra interpretazione deve focalizzarsi sulla disarmante domanda del Signore (v.14 ) : "Vi è  forse qualcosa che sia troppo difficile per il Signore?" Questa domanda intende confutare e mettere  a tacere le proteste di questa coppia che non sa più sperare.

 

La confutazione non viene espressa in  forma di proposizione, asserzione, o proclamazione, ma di domanda. Il lieto annuncio (o la buona  novella) esige una decisione. E questa decisione non può venire dall'alto. Deve venire da Abramo e  Sara.  "Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il Signore? "

 

E' una domanda aperta, una domanda  che attende una risposta. E' la domanda che emerge ovunque nella Bibbia, la domanda fondamentale  a cui ognuno di noi deve rispondere, e la cui risposta determina ogni altra cosa. 

  • Se alla domanda del Signore si risponde: " Si, alcune cose sono troppo difficili, impossibili per Dio",  allora Dio non è ancora confessato come tale. Abbiamo scelto di vivere in un universo chiuso, in cui  tutto è stabile, prevedibile, affidabile - e senza speranza. 
  • Se alla domanda si risponde: "No, nulla è impossibile per Dio", questa risposta accetta la libertà di Dio  a tal punto che il proprio io e il mondo sono totalmente affidati a Dio, e a lui soltanto.

Una risposta che  non va data alla leggera. Genesi 18 auspica che risponderemo affidandoci pienamente a questo Dio  di grazia, deponendo ogni nostra iniziativa per la nostra vita.  Fare l'impossibile !

 

Il lieto annuncio di questo testo trascende il nostro orizzonte di riferimenti, infrange i parametri di ragione, saggezza, buon senso. Mette in discussione l'epistemologia tradizionale. E' la più aspra critica possibile alle nostre definizioni di realtà. 

 

Molto dipende dalla risposta di Sara e di Abramo. E la loro risposta è negativa (vv. 12-15 ).

  • Allora  Sara negò, dicendo : Non ho riso; perché ebbe paura.
  • Ma egli disse : Invece hai riso ! .

E  l'episodio si interrompe qui , irrisolto. Il riso di incredulità sembra respingere l'invito implicito nella  domanda. 

 

Ma non tutto dipende dalla loro risposta. La decisione di Dio di inaugurare un futuro tramite un nuovo  erede non dipende dalla prontezza di Abramo e Sara nell'accettarla. Dio non muta i suoi piani, e li  porterà comunque a termine.

 

Il racconto si conclude. Abramo e Sara dubitano ancora.  Ma la parola è stata proferita. Sara, Abramo non potranno più vivere  ante-promessa: le loro vite sono state rivoluzionate dall'impatto di questa parola promissoria. 

 

La Bibbia è una testimonianza pienamente convinta che quanto egli ha promesso, è anche in grado  di compierlo ( Romani 4,21; cfr. Giosuè 21, 43-45) , che noi si sia pronti o meno. 

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