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23 ottobre 2018 2 23 /10 /ottobre /2018 17:51

A questa domanda, lo scrittore Wolfgang Koeppen, nel corso di un’intervista ha così risposto:

 

La domanda circa il mio rapporto con Dio, da principio mi ha spaventato; mi ha spaventato quando ho incominciato a riflettere su di essa.  A bruciapelo avrei risposto: «Buono». Ma dopo un po’ di riflessione devo dire: «Non so».

 

Si può in generale “essere in rapporto con Dio”?

Se entro in rapporto con Dio come con una persona, con la quale si può stare bene o male, evidentemente credo all’esistenza di questa persona, credo in Dio, e se credo in Dio, la sua grandezza è così diversa dalla mia piccolezza che posso dire soltanto: «Sono una sua creatura». Se credo in Dio! Ebbene, ci credo.

Un’esperienza vissuta di Dio, invece, una rivelazione, come quella ricevuta da Pascal e fissata nel famoso Memoriale del 1654: «Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, non dei filosofi e dei dotti», una tale rivelazione non mi è stata concessa. Dio non ha bruciato in me.

 

Suonerà forse blasfemo all’orecchio dei credenti ortodossi, ma se voglio essere onesto devo dire che il mio rapporto con Dio è cordiale. Ho ricevuto da lui qualche grazia, mi ha assistito nel bisogno e nel pericolo, per parte mia l’ho ringraziato con i pensieri, non con le preghiere, l’ho ringraziato nelle ore più impensate, qua e là, per strada tra la folla, a volte nella sua casa. Sono stato battezzato e cresimato nella Chiesa protestante, ma attualmente non ho un vero rapporto con la comunità. Non frequento il servizio religioso, non sento il bisogno di ascoltare la predica, non sento la mancanza del pastore e non ho bisogno di un mediatore.

 

Il mio colloquio con Dio è intimo. A volte apro la porta di una chiesa cattolica, a qualsiasi ora, fiuto un po’ l’incenso dell’ultima messa, mi godo il bell’ambiente e penso con piacere al Creatore. Egli tuttavia non è il Dio di Pascal, il «Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, non dei filosofi e dei dotti», comunque gli parlo cordialmente, e anche lui, penso, parla cordialmente a me. I teologi non se la prendano con me. So che EGLI è presente! I negatori coerenti di Dio li ho trovati sempre stupidi. (Veramente gli scettici, come Gide, possono essere molto saggi).

 

Quando credevo al progresso, a esso soltanto, soltanto al piccolo cervello dell’uomo, soltanto ai settant’anni di vita terrena, la scienza era noiosa e girava a vuoto. La nuova fisica (che è per me il fenomeno culturale più importante dei nostri giorni) è invece tornata a vivere di nuovo in pace con Dio. (La bomba atomica non è una protesta contro Dio, anche se forse proviene dal diavolo).

 

Vorrei concludere con Kierkegaard. Egli scrive che i legittimi pastori d’anime delle Chiese sono gente seria. E prosegue: «L’apostolo Paolo non era un uomo serio». Neppure io sono un uomo serio.

 

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[Dal libro di Hans Küng,   Dio Esiste? Una risposta per oggi, Fazi Editore, Roma 2012] 

 

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