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12 novembre 2018 1 12 /11 /novembre /2018 06:22

Nel febbraio del 1963 Paul Tillich tenne in California una serie di lezioni sull’incidenza del cristianesimo nel mondo di oggi. Lezioni pubblicate postume nel 1996 in un volumetto da cinquanta pagine titolato “L’irrilevanza e la rilevanza del messaggio cristiano per l’umanità oggi” (edito in Italia due anni dopo dalla Queriniana).

 

Tillich è un uomo di fede che cerca di capire perché il suo pensiero di cristiano continui a perdere mordente e, quindi, si chiede perché la sua fede diventi irrilevante nella società in cui respira.

 

Nonostante siano trascorsi oltre 50 anni, trovo che le cause individuate siano ancora valide.

 

  1. Il linguaggio

 

 La potenza originaria dei grandi simboli cristiani è andata perduta.

 

Essi hanno perso i l potere di trafiggere l'anima: di rendere inquieti, ansiosi, disperati, gioiosi, estatici, recettivi nei confronti del significato. In origine essi rispondevano a delle domande. Ora sono delle pietre d'inciampo che è necessario credere per tradizione e autorità. L'impossibilità della persona moderna di comprendere il linguaggio della tradizione riguarda quasi tutti i simboli cristiani..

 

Ad aggravare il problema è la confusione fra fede e credenza.

  • La fede è lo stato consistente nell'essere afferrati da qualcosa che ha un significato supremo, e nell'agire e pensare in base ad esso come persona dotata di un centro.
  • Le credenze sono opinioni che si ritengono vere, che possono essere o meno realmente tali. Noi abbiamo continuamente bisogno di credenze nelle faccende pratiche. Ma esse non sono mai questione di vita o di morte.

 

Una delle cose peggiori che rendono irrilevante il messaggio cristiano è identificare la fede con la credenza in certe dottrine. Particolarmente grave è la richiesta di credere l'incredibile. Dobbiamo affermare chiaramente che 'fede' è l'essere afferrati da una potenza che ci interessa in maniera suprema, e che 'credenza' non è l'essere certi, ma l'accettare qualcosa di preliminare. 

 

 

  1. Il contenuto.

 

Gli insegnamenti di Gesù vengono presentati come incentrati sui suoi comandamenti morali e come conferma di questi ultimi. Hanno perso l'essenza di ciò che il vangelo originariamente significava: la 'buona notizia' della presenza di una nuova realtà che dà prima di domandare, che accetta prima di trasformare.

 

Più in generale, la mancanza, nella predicazione odierna, di un contenuto caratteristicamente religioso tende a trasformare quella che i l Nuovo Testamento chiama l'assemblea di Dio (ecclesia) in un club di attività sociali.

 

Alcune di queste attività sono degne di essere perseguite, altre del tutto superflue. In ogni caso il ministro, in quanto direttore di queste attività, ha poco tempo per lo studio e la preparazione del sermone - o per offrire consulenza psicologica agli innumerevoli individui del nostro tempo che si trovano in difficoltà. Questi vanno dall'analista laico o non vanno da nessuno.

 

Di quando in quando, viene fuori la questione della rilevanza, e ci si domanda se le attività del club non potrebbero essere promosse da un qualunque gruppo etico. Perché tenersi la chiesa, se questo è tutto quello che essa fa?

 

 

  1. L'atteggiamento tradizionalistico

 

Il terzo esempio di irrilevanza è particolarmente importante. E’ l'atteggiamento tradizionalistico verso la tradizione cristiana che trova ampia accoglienza fra laici e ministri. La tradizione è buona. Il tradizionalismo è cattivo.

 

Una conseguenza fatale del tradizionalismo è l'elusione di questioni assai serie. Sembra che le conferenze ministeriali tendano ad evitare i problemi teologici basilari. In un tempo in cui vengono attaccati tutti gli elementi fondamentali del cristianesimo, tale atteggiamento acuisce fortemente l'irrilevanza.  L'atteggiamento tradizionalistico nei confronti della tradizione impedisce di andare in cerca del significato vivente dei suoi elementi. Questi sono dati per scontati e non vengono più messi in discussione.

 

E poi particolarmente penoso quando avviene che gli insegnanti della scuola di catechismo, che sanno destare l'interesse degli allievi - accade, talvolta! - perché affrontano interrogativi che occupano le menti dei ragazzi, vanno incontro alle accuse dei genitori o addirittura al licenziamento, mentre sono al sicuro quelli che controbattono a tali interrogativi con un «dovete credere». Poche cose hanno contribuito all'irrilevanza del cristianesimo quanto la scuola di catechismo.

 

Una cosa che favorisce ed incoraggia il tradizionalismo è l'attesa, da parte di molti laici, che le chiese debbano essere un caposaldo del conformismo e in generale del conservatorismo. Essi dimenticano che un tempo esistevano i profeti di Israele, e che nell'intera storia del cristianesimo - per non dire di Gesù e degli apostoli - sono stati proprio i riformatori rivoluzionari ad effettuare continuamente i passi determinanti nello sviluppo delle chiese. A molti le controversie sui fondamenti paiono indebolire le basi che ci sorreggono.

 

 

  1.  La personalità dei ministri e del praticante tipico.

 

Ciò di cui la chiesa ha bisogno in ogni epoca (e che ha posseduto in gran parte della sua storia) è una leadership esercitata dalle persone più forti, più dinamiche e coraggiose - da coloro in cui ad un'alta vitalità fa da contrappeso una profonda spiritualità. Tale è i l leader ideale della chiesa, laico o sacerdote.

 

Oggi una tale leadership è rara, perché i più forti vanno a finire nelle funzioni creative della cultura, dove scorgono le occasioni migliori.

 

Vi è, naturalmente, una 'sacra debolezza' di cui Paolo dice: «Dove sono debole, è allora che sono forte». Ma questa debolezza, come lo stesso Paolo dimostra in ogni parola e in ogni istante della sua vita, non ha nulla a che spartire con la debolezza di vitalità e la mancanza di forza creativa. Se mi si dice che nella chiesa è necessario l'ascetismo, e forse il sacrificio della vitalità, rispondo: «L'ascetismo è prezioso soltanto se non è il risultato di un'incapacità naturale o indotta ad affermare la vita - soltanto se è il sacrificio di qualcosa di realmente forte che è presente». Se la religione è sospinta in un angolo emozionale dove non ha alcun impatto sul pensiero e sull'azione, è destinata a scomparire.

 

 

  1. L’interesse e la passione.

 

Fu Hegel a dire che senza interesse e passione non avviene nulla di grande nella storia. Ho in mente la scarsa quantità di interesse e di passione che la nostra società investe nel cristianesimo, a paragone di quanto va a finire nelle attività di altre sfere della cultura.

 

Il paragone è assai penoso. La scienza, le tecniche dell'esplorazione spaziale, la questione politica dell'Est e dell'Ovest e la sopravvivenza sono oggetto di enorme passione ed interesse. Si possono citare anche il conflitto delle ideologie, il problema della sovrappopolazione, la vittoria sulle maggiori malattie, la competizione fra le scuole psicanalitiche, lo sviluppo delle università laiche, il teatro, il romanzo, tutte le arti, la stessa filosofia se si occupa di questioni rilevanti.

 

Tutti gli occhi sono puntati su queste cose. Pochissimi sono puntati sulle chiese - se non quando celebrano tragici e ridicoli processi di eresia od esprimono una consapevolezza della loro irrilevanza come al concilio Vaticano II.

 

 [Riassunto liberamente tratto dal volume sopra citato]

 

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