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31 maggio 2019 5 31 /05 /maggio /2019 10:33

 

Gli esseri umani non erano nati per leggere. Erano nati per guardare, muoversi, parlare, e pensare. Man mano che l’organismo interagiva con l’ambiente, gradualmente si realizzavano i programmi genetici per ciascuna di queste funzioni. Leggere è una nuova funzione cognitiva, inventata solo 5.500 anni fa, il che corrisponde a circa un minuto prima di mezzanotte sull’orologio dell’evoluzione umana. Leggere è quindi un'abilità non presente ma che va acquisita.

 

Un’acquisizione che richiede tempo e fatica perché comporta modificazioni anche fisiche delle funzioni neuronali nel nostro cervello. Ovviamente parliamo di una lettura profonda, cioè di quella gamma di processi sofisticati che conducono alla comprensione e che includono il ragionamento inferenziale e deduttivo, le abilità analogiche, l’analisi critica, la riflessione e il discernimento.

 

Le tecnologie che han permesso ai neurologi di individuare le aree del cervello che vengono interessate dalla lettura sono nuove. Ad esempio hanno permesso di scoprire che i lettori cinesi usano maggiormente zone deputate alle visioni, mentre i cervelli che leggono alfabeti vanno su zone deputate ai suoni e alle regole di corrispondenza suoni-simboli o che i tempi di reazione sono differenti se si è lettori esperti o principianti.

 

Queste considerazioni portano le autrici a prospettare l’ulteriore salto richiesto al nostro cervello dall’informatica e dalla lettura digitale.  L’articolo di Maryanne Wolf e Mirit Barzillai illustra infatti le attività formative progettate presso il Center for Reading and Language Research della Tufts University, che possono aiutare i giovani a diventare consumatori attenti e riflessivi dell’informazione online. 

 

Per me che posseggo decine (se non centinaia) di libri digitali  e che vivo circondato e guardato con “paziente sopportazione” da quanti amano la carta, cioè da tutti o quasi, è un articolo prezioso. Un articolo che, oltre a riportarmi tra gli “uomini normali”, m’insegna a regolarmi nella fatica suppletiva (c’è e non lo nego) e a guardarmi dalle insidie di internet e degli eReader.

    

Ecco l'abstract dell’articolo, un articolo che pur nella sua brevità apre una finestra "tecnica", fisica, misurabile, su un campo dove filosofi e insegnanti finora l’han fatta da padroni "a parole".

 

abstract (ovvero il riassunto)

 

Molti aspetti della lettura – dalle basilari capacità di decodifica alle competenze di comprensione di più alto livello – devono essere esplicitamente insegnati, perché gli esseri umani non sono nati per leggere, ma per guardare, muoversi, parlare, e pensare. Man mano che l’organismo interagisce con l’ambiente, gradualmente si realizzano i programmi genetici per ciascuna di queste funzioni.

 

La lettura è una nuova funzione cognitiva, inventata solo 5.500 anni fa e gli uomini hanno dovuto “imparare a leggere”, creando nel nostro cervello nuovi collegamenti tra le strutture che presiedono alla visione, all’ascolto, alla cognizione e al linguaggio.

 

La lettura online presenta problemi cognitivi nuovi. Una precoce immersione in una lettura che avvenga estensivamente online tende a premiare alcune abilità cognitive, come il multitasking, e abitua chi è nella fase dell’apprendimento alla raccolta immediata delle informazioni e ai rapidi spostamenti dell’attenzione, piuttosto che alla riflessione profonda e al pensiero originale.

 

Analogamente a quanto accade per la lettura su carta, bisogna provvedere a una formazione esplicita sui processi di comprensione più profonda nella lettura online.

 

[Originariamente pubblicato col titolo The Importance of Deep Reading. What will it take for the next generation to read thoughtfully—both in print and online?, «Educational Leadership», 66 (2009), n. 6, p. 32-37. Traduzione di Anna Galluzzi.]

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