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7 maggio 2019 2 07 /05 /maggio /2019 06:30

 

Una pagina di politica autentica nella chiesa del primo secolo

 

Domenica scorsa, 5 maggio, abbiamo letto un vangelo strano, quasi sdolcinato (GV 21,1ss). Poco convinto, ho cercato ed ho trovato come l’esegesi, anche cattolica, interpreta l’episodio. Un’interpretazione che scopre delle “manine” che hanno manovrato i dati.

 

Il brano che qui riporto è estratto dall’articolo “Commento esegetico e teologico al cap. 21 di Giovanni” del teologo Giovanni Lonardi. Un articolo duro ma dal sapore di verità. Un articolo che guarda sotto il tappetto.

 

Ho un solo commento: la polvere c’è e il tappetto pure, perché non affrontare l’argomento? Non è vero che la verità fa male.

 

Quanto al contenuto e al senso di questo cap.21, questo va colto, a nostro avviso, come una sorta di atto di riconciliazione tra le comunità palestinesi, già istituzionalizzate e che riconoscevano come loro punto di riferimento Pietro, e quella giovannea, che invece assegnava tale primato al Discepolo Prediletto.

 

Si è già più volte accennato nel corso dei nostri commenti ad una rivalità tra queste due aree ecclesiali e come la figura di Pietro uscisse sempre piuttosto malconcia dal confronto con il Discepolo prediletto4. Si tratta di una conflittualità che si assopirà per poi scomparire molti anni dopo la morte del Discepolo Prediletto, avvenuta verso la fine del I sec., dopo la quale si era resa necessaria anche per la comunità giovannea una sua istituzionalizzazione.

 

Un segnale di questa rappacificazione tra la comunità giovannea e quelle palestinesi è, come si è detto poc'anzi, il cap.21, una sorta di appendice integrata dal redattore finale probabilmente intorno agli anni 110/115 circa5. Un capitolo quest'ultimo che vede l'affermarsi della figura di Pietro e la sua definitiva consacrazione a Pastore universale della nascente chiesa, a cui si associa finalmente, sia pur senza grandi entusiasmi, anche la comunità giovannea.

 

Qui Pietro è il protagonista principale:

  • è lui infatti che invita gli altri ad uscire a pescare e gli altri si associano a lui; tra questi vi è, sia pur avvolto nel suo caratteristico anonimato (v.2b) anche il Discepolo Prediletto (21,3), che comparirà assieme a Pietro al v.7;
  • è Pietro, poi, che porta a Gesù la grande e fruttuosa pesca e non gli altri (21,11); Pietro qui è costituito da Gesù stesso quale Pastore universale del suo gregge (21,15-17) ed è invitato da Gesù a seguirlo non soltanto sulla via della croce, ma anche a succedergli (21,19).
  • Scompare qui quasi del tutto la figura del Discepolo Prediletto, non senza, però, lanciare le ultime stoccate a Pietro. È il Discepolo Prediletto, infatti, che riconosce il Risorto e lo indica a Pietro (21,7); Pietro nell'assumere l'eredità lasciata da Gesù dovrà per tre volte fare pubblica ammenda a riparazione del suo triplice rinnegamento; al “mi ami” di Gesù, Pietro risponderà con il più flebile e scolorito “ti voglio bene”.

 

Ma, ora, quale sarà il destino del Discepolo Prediletto dopo che Pietro è divenuto il punto di riferimento universale delle nuove comunità credenti? La questione è posta al v.21,21: il Discepolo Prediletto, da questo momento in poi, non è più preso in considerazione, ma a lui è riservata una sorta di apoteosi finale (21,22-23a).

 

[https://digilander.libero.it/longi48/IL%20VANGELO%20SECONDO%20GIOVANNI%20-%20Cap.%2021.html]

 

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