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30 novembre 2020 1 30 /11 /novembre /2020 17:30

Era il maggio del 1879 quando il Card. Newman pronunciò un discorso poi divenuto famoso col titolo di "il discorso del biglietto" e di cui allego qui alcuni brani.  

 

Ne parlo perché, dopo 150 anni, pensieri e dubbi simili ai Suoi mi assalgono ogni qualvolta leggo del Consiglio Mondiale delle Chiese e di assemblee multi-religiose. A pelle avverto una insincerità di fondo.

 

Così come coltivo dubbi anche sui principi dell’etica, cioè mi chiedo se l’etica ha un suo fondamento autonomo o eteronomo, cioè solo religioso. Mi torna difficile condividere il  pensiero di André Chouraqui quando cerca di dimostrare che i diritti dell'uomo, di cui si fregia l'ONU, non sono altro che una rivisitazione dei 10 comandamenti di Mosè.

 

La domanda principe è: il mondo religioso, il modo di concepire la religione sta cambiando?

 

Certo ci sono vantaggi a vivere in pace, terribili esagerazioni da dimenticare, asce di guerra da sotterrare, però… siamo sicuri che non ci sia un qualche errore nell’eccesso di smantellamento delle truppe sia di difesa che di attacco, nella rinuncia al proselitismo?

 

Due sono i sentire, ormai autentici partiti, che si battono in campo aperto, e dove alcuni sono schierati con le tradizioni storiche ereditate dai padri, mentre altri con i nuovi valori umani venuti alla luce e universalmente e democraticamente riconosciuti.

 

Con chi schierarsi? Le considerazioni di Newman di 150 anni fa sono ancora valide?

Io credo che nel suo discorso John Henry Newman non si sia limitato all’osservazione oggettiva o alla critica di una situazione che diventava ogni giorno più “diversa” da quella cui era abituato ma che desse anche un’inascoltata indicazione su una possibile strada da intraprendere.

L’uomo di fede accetta la sua situazione esistenziale ma attende fiducioso “una grande sorpresa”. Crede in un Dio che guida la storia, crede in una provvidenza che non cerca di riportare indietro le lancette del tempo ma che indica e avvia l’umanità intera (Chiesa compresa) su nuovi sentieri da accettare e capire. Nuovo non significa sbagliato, significa diverso. Ed è dell’uomo cercare ed attivare nuovi equilibri.

 

Dal discorso del card. Newman:

[…] Il liberalismo in campo religioso è la dottrina secondo cui non c'è alcuna verità positiva nella religione, ma un credo vale quanto un altro, e questa è una convinzione che ogni giorno acquista più credito e forza.

È contro qualunque riconoscimento di una religione come vera. Insegna che tutte devono essere tollerate, perché per tutte si tratta di una questione di opinioni. La religione rivelata non è una verità, ma un sentimento e una preferenza personale; non un fatto oggettivo o miracoloso; ed è un diritto di ciascun individuo farle dire tutto ciò che più colpisce la sua fantasia.

 

[...] Al posto dell'autorità e dell'insegnamento della Chiesa, essi sostengono innanzitutto un'educazione totalmente secolarizzata, intesa a far capire ad ogni individuo che essere ordinato, laborioso e sobrio torna a suo personale vantaggio.

Poi si forniscono i grandi principi che devono sostituire la religione e che le masse così educate dovrebbero seguire, le verità etiche fondamentali nel loro senso più ampio, la giustizia, la benevolenza, l'onestà, ecc.; l'esperienza acquisita; e quelle leggi naturali che esistono e agiscono spontaneamente nella società e nelle cose sociali, sia fisiche che psicologiche, ad esempio, nel governo, nel commercio, nella finanza, nel campo sanitario e nei rapporti tra le Nazioni.

Quanto alla religione, essa è un lusso privato, che uno può permettersi,

se vuole, ma che ovviamente deve pagare, e che non può né imporre agli altri né infastidirli praticandola lui stesso.

 

[...] non dimentichiamo che nel pensiero liberale c'è molto di buono e di vero; basta citare, ad esempio, i principi di giustizia, onestà, sobrietà, autocontrollo, benevolenza che, come ho già notato, sono tra i suoi principi più proclamati e costituiscono leggi naturali della società.

È solo quando ci accorgiamo che questo bell'elenco di principi è inteso a mettere da parte e cancellare completamente la religione, che ci troviamo costretti a condannare il liberalismo.

 

[...] una grande sorpresa per tutti, è il modo in cui di volta in volta la Provvidenza protegge e salva i suoi eletti. A volte il nemico si trasforma in amico, a volte viene spogliato della sua virulenza e aggressività, a volte cade a pezzi da solo, a volte infierisce quanto basta, a nostro vantaggio, poi scompare.

Normalmente la Chiesa non deve far altro che continuare a fare ciò che deve fare, nella fiducia e nella pace, stare tranquilla e attendere la salvezza di Dio. "Gli umili erediteranno la terra e godranno di una gran pace" (Ps 37, 11).

 

"Discorso del biglietto" pronunciato dal card. Newman il 12 maggio 1879.

 (Il biglietto cui si riferisce  è di Leone XIII con cui lo informa della nomina a cardinale)

 

 

Nota: «L’autonomia della volontà è l’unico principio di tutte le leggi morali e dei doveri che loro corrispondono: invece ogni eteronomia del libero arbitrio, non solo non è la base di alcun obbligo, ma piuttosto è contraria al principio di questo e alla moralità della volontà». Immanuel Kant, Critica della ragion pratica (1788)

 

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