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8 maggio 2012 2 08 /05 /maggio /2012 17:13

 

Già la teologia preconciliare del laicato, purtroppo ancora molto interessata e viva, propose un radicale rinnovamento della figura del laico, ma lo fece sulla base di un’ecclesiologia che conservava antichi fondamenti teorici, obiettivamente ispirati alla "teologia dei due ordini" che opponeva ragione/fede, storia/ cristianesimo, natura/sopra natura, ed assegnava all’interesse del laico solamente gli ambiti caratterizzati dalla ragione, dalla storia e dalla natura, cioè l’ambito del "mondo", mentre riservava ai chierici e ai religiosi i compiti più concernenti la realtà ecclesiastica.

 

L’ecclesiologia di oggi, basata sul Vaticano II,  invece ha una visione fondamentalmente unitaria tra  fede/ragione,  cristianesimo/storia, natura/sopra natura; tra l’uomo e le sue relazioni fondamentali che interessano sempre e inseparabilmente la sua attuazione nel mondo e il suo rapporto con la trascendenza.

 

Da questa prospettiva unitaria è possibile cogliere un’immagine nuova del laico; un’immagine pluridimensionale e non appiattita sul compito della "santificazione delle realtà temporali"; un’immagine pienamente ecclesiale in quanto è figura che trova la sua prima e più profonda caratterizzazione e dignità nella prospettiva della sequela e non nei valori presunti della laicità o della competenza mondana.

 

Ne consegue che il momento pratico o sociale dell’azione del laico non dovrebbe essere interpretato come un momento successivo alla sua fede, ma come un qualcosa che nasce con la fede stessa e quindi  un momento che concorre ad istituirne il senso e le modalitàIl valore del rapporto con le realtà mondane è un valore ed una dimensione che sono intrinseci alla fede stessa, in quanto questo rapporto con la realtà storica è necessario per la sua attuazione.

 

Ma c'è una seconda conseguenza in questa prospettiva: la secolarità  è una dimensione che comprende tutti indistintamente. L'uomo, indipendentemente dal fatto che sia chierico o religioso o laico, o uomo o donna, vive e opera in questo mondo sull’onda del tempo. Siamo tutti coinvolti in egual misura nei fatti della vita:

   il nascere e morire;

l’intreccio dei rapporti quotidiani con gli uomini e con le cose;

l’insieme delle istituzioni in cui si esprime la nostra esistenza;

il lavoro, la cultura, la tecnica, la poesia;

il mondo interiore dei nostri sentimenti e quello esteriore delle nostre opere;

la complessità dei problemi e il miracolo del nostro progresso.

 

I cristiani tutti, siano essi chierici o laici, religiosi professi o uomini nel mondo, maschi o femmine,  trovano l’occasione per esprimere la propria identità cristiana, nell’avere a che fare con tutte queste cose, vivendo nel mondo e condividendo le sorti del proprio tempo.

 

Dov'é allora la specificità del laico?

 

 

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Per quest'articolo ho utilizzato a piene mani l'articolo "Chierici e laici nello “spazio chiesa”?" di p. Nadir Giuseppe Perin. ùNon me ne voglia, in quanto non ho altro obiettivo che metter a disposizione  i miei pensieri,  nella speranza che possano risultare utili a qualcuno. Ho messo in corsivo le piccole modifiche apportate al testo,   senza travisare il pensiero del dott. Perin, o almeno spero. 

 

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  • : Questo blog è solo la mia voce, resa libera dall'età. Questo blog è un memo, seppur disinvolto nei tempi e nei modi, dove chioso su argomenti la cui unica caratteristica è l'aver attirato la mia attenzione. Temi esposti man mano che si presentano, senza cura di organicità o apprensione per possibili contraddizioni. Temi portati a nudo, liberi da incrostazioni , franchi e leali.
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