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3 novembre 2011 4 03 /11 /novembre /2011 21:24

 

Cara Gea

ti invio alcune righe del libro che sto leggendo ( U. Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli,  Milano 2010).

Ho trovato molto interessanti queste riflessioni sull'accidia, che trovo in sintonia col pensiero di Qoèlet, l'autore biblico dell'Eccclesiaste.

Te le giro, per tua conoscenza e mia memoria.

 

Il nostro lavoro, le nostre costruzioni, il nostro quotidiano darci da fare, il nostro sviluppo, la nostra crescita, che come la Torre di Babele non si sa mai dove deve arrivare, sono dunque figli della noia, disperati tentativi per combatterla, e le vacanze un'interruzione, uno svago, per riprendere con più lena questa guerra.(1)


Inizia citando Kierkegaard: Siccome gli dèi erano accidiosi e si annoiavano crearono gli uomini. Anche Adamo era accidioso e si annoiava, perciò fu creata Eva.  Da tale istante la noia entrò nel mondo e crebbe di dimensioni esattamente nella misura in cui crebbe la popolazione.  Adamo si annoiava da solo, poi Adamo ed Eva si annoiavano insieme, poi Adamo, Eva, Caino e Abele si annoiavano in famiglia, poi la popolazione del mondo aumentò, e le genti si annoiavano in massa. 

 Per distrarsi ebbero l'idea di costruire una torre che fosse così alta da toccare il cielo. Questa idea era noiosa tanto quanto l'altezza della torre, e costituì una terribile prova di come la noia avesse preso il sopravvento. (2)

 

Continua con  Flaubert :

Mi sento vecchio, usato, nauseato di tutto. Gli altri mi annoiano come me stesso.

Ciò nonostante lavoro, ma senza entusiasmo e come si fa un compito. Non attendo altro dalla vita che una sequenza di fogli di carta da scarabocchiare in nero.

Mi sembra di attraversare una solitudine senza fine, per andare non so dove. E sono io stesso a essere di volta in volta il deserto, il viaggiatore e il cammello. (3)

 

E conclude così:

Il deserto era "Luogo privilegiato della spersonalizzazione"(4), come dice Jabès. Il deserto era lo spazio privilegiato degli antichi monaci per incontrare se stessi e Dio. Ma in quel paesaggio assolato e deserto, arido e immobile, invece di se stessi, invece di Dio, essi incontravano l'accidia (acedia) detta anche otiositas, somnolentia, pervagatio mentis.

 Ai giorni nostri? ai giorni nostri l'accidia è "il gas inavvertito in ogni angolo dell'Occidente".(5)

 

 ___________________________

1 U. Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli,  Milano 2010

2 S. Kierkegaard, Enten-Eller {Aut-Aut) (1843); tr. it. Enten-Eller, Adelphi, Milano 1976-1989, tomo I I I , p. 142.

5 C. Flaubert, Correspondance, Gallimard, Paris 1973-1980, voi. I I , p. 136.

4 E. Jabès, Du désert au livre (1980); tr. it. Dal deserto al libro, Elitropia, Reggio Emilia 1983, p. 44.

6 P. Citati, Non piacciono agli dei le sfide degli uomini,  in "Il corriere della sera", 27 novembre 1986

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