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5 luglio 2012 4 05 /07 /luglio /2012 09:58

Pensieri estratti dalla conferenza di Rémi Brague dal titolo  

La religione e gli dei

 

Nell'Evento Internazionale promosso dal Comitato per il Progetto Culturale della CEI. 

Roma, 10/12 dicembre 2009

Dio Oggi.Con Lui o senza di Lui cambia tutto

 

   

Alcuni anni fa, un quotidiano svizzero ha posto una domanda analoga a diverse personalità: «che cos’è una buona religione?» Successivamente le risposte sono state raccolte in un volume1.

Il passaggio della domanda dalla buona religione ad una buona religione appare legittima sotto il profilo metodico: prima di scegliere occorre definire il criterio di scelta. D’altro canto, operando questo passaggio, si ignora la questione della verità per considerare unicamente la questione dell’utilità; si passa dall’in-sé all’interesse per l’uomo. E, in questo senso limitato, ciò che è buono non è necessariamente ciò che è vero2.

 

Ogni religione pretende di essere l’unica religione vera, o la più vera, eccetera, o almeno è quanto fa sperare ai suoi fedeli. Di conseguenza, l’etica che essa predica deve essere il buon cammino tout court. Un pericolo logico risulta immediatamente evidente: quello di un ragionamento circolare. Ogni religione considererà se stessa la migliore in base alle sue stesse valutazioni. In tal caso, il dialogo sarà impossibile.

Pertanto, ci si dovrebbe chiedere se una religione pretende che tali opposizioni siano situate al suo interno o se, al contrario, essa accetta di farsi misurare in rapporto a un punto di vista esterno.

 

Il Cristianesimo non pretende di dare una nuova definizione del bene e del male, una nuova etica3. La sua etica non è altro che l’etica che consente la sopravvivenza dell’umanità, vale a dire: la sopravvivenza della specie umana e la permanenza di ciò che rende l’uomo realmente umano.

Delle leggi dell’Antica Alleanza esso conserva unicamente il Decalogo. E’ come il regolamento minimo della vita comune degli uomini, che in un’altra sede ho definito, un po’ per gioco, il «kit di sopravvivenza» dell’umanità.

Il Cristianesimo non propone particolari riti salvifici, come i sacrifici. I sacramenti servono a mettersi in contatto, ad aggrapparsi a un evento di salvezza, un evento già avvenuto una sola volta (ephapax), come affermato a più riprese nell’Epistola agli Ebrei (7, 27; 9, 12; 10, 10).

E’ peraltro interessante constatare che, da questo punto di vista, gli Ebrei considerano i cristiani più o meno allo stesso modo in cui i cristiani vedono se stessi. Infatti, li classificano tra coloro che si sottomettono alla sola legge di Noè. Questa legge di Noè consiste in sette comandamenti che valgono per tutti gli uomini e che assicurano la loro umanità distinguendola dall’animalità.

 

 

1 Supplemento culturale (Feuilleton) della Neue Zürcher Zeitung, marzo 2006-marzo 2007, poi U. J. Wenzel (a cura di), Was ist eine gute Religion? 20 Antworten, Munich, Beck, 2007 [non vidi].

2 Si veda Spinoza, Lettre LXXVI à A. Burgh; Opera, ed. J. van Vloten e J. P. N. Land, La Haye, Nijhoff, 1914, t. 3, p. 233; si veda anche Lettre XXX à H. Oldenburg, p. 116.

3  Si veda il mio La Loi de Dieu. Histoire philosophique d’une alliance, Paris, Gallimard, 2005, p. 312.

 

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