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20 settembre 2013 5 20 /09 /settembre /2013 04:36

Riporto le parole pronunciate da un mio amico di gioventù, durante una conferenza internazione nel maggio 2013 a Roma. Le riporto per la loro profondità e per le verità in esse contenute.

 

... La mia stessa esperienza personale nel Cammino è incominciata 40 anni fa, attraverso un’esperienza di perdono.

 

Vengo da una famiglia numerosa e povera. Tutta la mia vita non era stato altro che uno sforzo per fuggire dall’immagine di quel bambino povero, che non valeva nulla, che mi era stata appiccicata.

 

Neppure pensavo a studiare o a lavorare come ad un servizio agli altri: erano per me gli strumenti per mostrare a tutti chi ero io, quanto valevo. Fino al giorno in cui, pieno di violenza e di rancore contro tutti, incapace di accettare la mia storia, davanti ai superiori che mi volevano cacciare dal seminario – e per non dar loro ragione, me ne volevo andare io – sono stato invitato ad una celebrazione in una delle prime comunità neocatecumenali di Roma e lì ascoltai una parola che illuminò la mia vita.

 

Non erano “gli altri” i colpevoli per ciò che mi accadeva, non ero neppure io un mostro… Era Dio stesso a portarmi nel deserto perché lì scoprissi di avere costruito la mia vita sugli idoli: il successo, l’essere primo in tutto, anche a scapito degli altri…

 

Ma gli idoli nel deserto non saziano, non hanno acqua per la tua sete.

 

Dio mi portava nel deserto perché ora Egli potesse davvero diventare il Signore della vita. Vedere, come in un flash, tutta la mia vita nelle mani di Dio e Dio che dava un senso a tutto, che mi amava, che non mi giudicava per le mie violenze, per i miei giudizi… Per la prima volta mi sono sentito accolto per quello che ero.

 

Non solo quella parte di me – più o meno buona – che tutti accettavano, ma anche per quell’altra parte che nessuno –  neppure io – volevo. Questo mi ha riempito di gratitudine e, per la prima volta nella mia vita, tornato casa, fui capace di chiedere perdono ai miei superiori.

 

E da lì è iniziato –in una comunità concreta con una liturgia viva, che diveniva risposta gioiosa all’opera di Dio – un cammino che ancora dura e che durerà sempre verso la pienezza e la bellezza del battesimo.

  

 

Aggiungo che eravamo molto amici, ci raccontavamo allora sogni e prospettive per l'avvenire, commentavamo idee, cercavamo...! 

 

 

Le nostre strade poi si sono divise. Strade diverse. Non più parole ma stima. La stima dell'amico per l'amico in fondo al cuore. 

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  • : Blog di Piero Azzena
  • : Questo blog è solo la mia voce, resa libera dall'età. Questo blog è un memo, seppur disinvolto nei tempi e nei modi, dove chioso su argomenti la cui unica caratteristica è l'aver attirato la mia attenzione. Temi esposti man mano che si presentano, senza cura di organicità o apprensione per possibili contraddizioni. Temi portati a nudo, liberi da incrostazioni , franchi e leali.
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