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9 maggio 2016 1 09 /05 /maggio /2016 06:37

 

Sono un fotografo dilettante convinto che una fotografia tecnica non è bella sicuramente. La foto bella è invece il risultato di scelte fondate su un gusto curato, coltivato e maturo senza disdegnare la tecnica. 

Nulla nasce a caso e anche una foto bella nasce dal gusto del fotografo e dal piacere artistico del fotografo, dalla sua frequentazione dell'arte e dei musei. Dallo sfoglio delle foto dei "maestri".
.
Una foto bella è frutto di tante scelte intelligenti: 
- quando scelgo l'oggetto, il bello significativo per me.
- quando scelgo il pubblico, cui intendo proporre il racconto.
- quando scelgo il vassoio, cioè lo sfondo con cui incorniciarla. 

E scelgo anche dopo, quando giudico il risultato. Se la foto è errata, perché mossa o sfocata o banale, la getto, nessuno saprà mai della sua esistenza e ho liberato spazio.

 

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27 ottobre 2011 4 27 /10 /ottobre /2011 09:45

 

Ho trovato e ripropongo questo scritto del fotografo Ando Gilardi. E' una sorta di provocatoria lunghissima "poesia", dedicata a Diane Arbus, fotogafa famosa per le sue istantanee a freaks, travestiti, nani...

Uno scritto attuale ancor oggi. Basta accendere la televisione, in qualsiasi ora del giorno e sentirai parlare di Vetrana, di Eliana, di magistrati, di... 

 

***

 

Non fotografare gli straccioni, i senza lavoro, gli affamati. Non fotografare le prostitute, i mendicanti sui gradini delle chiese, i pensionati sulle panchine solitarie che aspettano la morte come un treno nella notte.  Non fotografare i neri umiliati, i giovani vittime della droga, gli alcolizzati che dormono i loro orribili sogni.

La società gli ha già preso tutto, non prendergli anche la fotografia.

 

Non fotografare chi ha le manette ai polsi, quelli messi con le spalle al muro, quelli con le braccia alzate, perché non possono respingerti. Non fotografare il suicida, l'omicida e la sua vittima.

Non fotografare l'imputato dietro le sbarre, chi entra o esce di prigione, il condannato che va verso il patibolo. Non fotografare il carceriere, il giudice e nessuno che indossi una toga o una divisa.

Hanno già sopportato la violenza, non aggiungere la tua. 

Loro debbono usare la violenza, tu puoi farne a meno.

 

Non fotografare il malato di mente, il paralitico, i gobbi e gli storpi.

Lascia in pace chi arranca con le stampelle e chi si ostina a salutare militarmente con l'eroico moncherino.

 

Non ritrarre un uomo solo perché la sua testa è troppo grossa, o troppo piccola, o in qualche modo deforme.  Non perseguitare con il flash la ragazza sfigurata dall'incidente, la vecchia mascherata dalle rughe, l'attrice imbruttita dal tempo.

Per loro gli specchi sono un incubo, non aggiungervi le tue fotografie.

 

Non fotografare la madre dell'assassino e nemmeno quella della vittima. Non fotografare i figli di chi ha ucciso l'amante, e nemmeno gli orfani dell'amante. Non fotografare chi subì ingiuria, la ragazza violentata, il bambino percosso.

Le peggiori infamie fotografiche si commettono in nome del diritto all'informazione. 

 

Se è davvero l'umana solidarietà quella che ti conduce a visitare l'ospizio dei vecchi, il manicomio, il carcere, provalo lasciando a casa la macchina fotografica.

 

Non fotografare chi fotografa: può darsi che soddisfi solo un bisogno naturale.

 

Come giudicheremmo un pittore in costume bohémien seduto con pennelli, tavolozza e cavalletto a fare un bel quadro davanti alla gabbia del condannato all'ergastolo, all'impiccato che dondola, alla puttana che trema di freddo, ad un corpo lacerato che affiora dalle rovine?

 

Perché presumi che il costume da free lance, una borsa di accessori, tre macchine appese al collo ed un flash sparato in faccia possano giustificarti?

 

***

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  • : Blog di Piero Azzena
  • : Questo blog è solo la mia voce, resa libera dall'età. Questo blog è un memo, seppur disinvolto nei tempi e nei modi, dove chioso su argomenti la cui unica caratteristica è l'aver attirato la mia attenzione. Temi esposti man mano che si presentano, senza cura di organicità o apprensione per possibili contraddizioni. Temi portati a nudo, liberi da incrostazioni , franchi e leali.
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