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3 febbraio 2014 1 03 /02 /febbraio /2014 16:49

 

Strategie di comunicazione

 

Il dissidente Catalano

Accusa: «Casaleggio ci ha mandato dei consulenti».

Accusa il guru di inviare a Roma esperti in Programmazione neuro-linguistica.

Conclude: «Se questi sono i risultati, riprendili indietro»

 

Al di là delle polemiche politiche, la programmazione neuro linguistica (il PNL) è un approccio alla comunicazione, allo sviluppo personale e alla psicoterapia ideato in California negli anni Settanta da Richard Bandler e John Grinder. Si legge su Wikipedia:

 

«Il nome deriva

  • dall’idea che ci sia una connessione fra i processi neurologici ("neuro"), il linguaggio ("linguistico") e gli schemi comportamentali appresi con l’esperienza ("programmazione"),
  • affermando che questi schemi possono essere organizzati per raggiungere specifici obiettivi nella vita».

 

Secondo molti autorevoli psicologici , la programmazione neurolinguistica non ha validità scientifica ed è considerata una pseudoscienza, priva di riscontri e fondamentalmente erronea. Ma non solo. Viene equiparata all’ipnosi e al lavaggio del cervello e viene sottolineato come Richard Bandler fosse considerato nell’ambiente accademico un cialtrone.

 

In realtà, questa tecnica viene spesso insegnata nelle aziende. A livello pratico, si traduce in una serie di tecniche comunicative anche molto semplici che servono a coinvolgere (secondo alcuni manipolare) chi ci ascolta. E la Pnl è stata usata spesso dai consulenti di comunicazione italiani che l’hanno insegnata anche i politici.

 

Certo, a leggere la storia dei suoi creatori (Bandler era alcolizzato e cocainomane e venne accusato dell'omicidio della sua spacciatrice, accusa da cui poi venne assolto) viene da sorridere pensando che si tratti di una cosa seria. Ma ora un dissidente del M5S accusa la Casaleggio Associati di usare queste tecniche di comunicazione per alzare i toni del dibattito politico. E non solo.

 

Nelle stesse ore il portavoce della Camera dei deputati Anna Masera e il capo dell’ufficio stampa del Pd Filippo Sensi su Twitter hanno iniziato a postare link sulla Pnl, ricordando come secondo il Fatto Quotidiano questa tecnica venisse insegnata ai manager di Publitalia e che il potere di Berlusconi sia dovuto all'apprendimento proprio della Pnl.


Marta Serafini - Corriere.it   03 febbraio 2014

 

 

 

 

 

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1 febbraio 2014 6 01 /02 /febbraio /2014 16:47
Pensiero politico in tempi di "larghe intese": 

« Dispiace anche a me, Dimitri. Mi dispiace molto. 

Va bene, dispiace più a te che a me, però dispiace anche a me.
A me dispiace quanto a te, Dimitri. 

Non dire che a te dispiace più che a me, 
perché io ho il diritto di essere dispiaciuto quanto lo sei tu, né più né meno. 

Ci dispiace ugualmente, va bene? D'accordo. » 

 
(dialogo estratto dal noto film "dott. stranamore", come riportato da wikipedia)
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1 febbraio 2014 6 01 /02 /febbraio /2014 05:50

 

Intervistatore:   «Via Napolitano. E via anche la Boldrini. Adesso chi vi resta da attaccare?»

 

Orellana (M5S): «Non lo so. Temo che stiamo finendo le cartucce. Mi domando se gli oltre otto milioni di persone che hanno votato per noi condividano questo modo di fare.»

 (da La stampa, intervista del 31.1.2014)

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31 gennaio 2014 5 31 /01 /gennaio /2014 07:23

Registro e riporto l'opinione di Luca Sofri su quanto è successo ieri in Parlamento, un'opinione che condivido.

A cui aggiungo solo una considerazione: gli italiani sono 60 milioni e, quindi, non vedo a che titolo 80 mila iscriti ad un blog (che pure non sono pochi,, ma molto segreti, quasi massonici) si attribuiscano la capacità/diritto di interpretare il pensiero degli altri 59 milioni e 920 mila  italiani. Ma anche se vogliamo andar per voti e considerare gli 8,7 milioni di voti M5S del 2013, restano fuori 38 milioni (dai 47 milioni di aventi diritto) che non hanno votato M5S.

Perché questo non viene considerato? Il perdente è sempre schiavo? non mi pare sia democrazia.

Questa è una pecca di tutti i partiti e M5S mi pare che vi si sia adeguato molto, molto bene.


 Ma ascoltiamo le parole di Sofri:

Dare un giudizio su cosa è successo ieri alla Camera è impossibile, perché sono successe molte cose, molto controverse, e perché alcune di queste restano opinabili. Sono quindi sventate o prevedibilmente partigiane tutti quelle certezze e opinioni definitive e assolute che circolano, e lasciamole perdere. Però, distinguendo e isolando, alcune cose si possono dire, con i dubbi del caso. Le mie sono queste, con i dubbi del caso.

 

Tutto quello che è avvenuto fino alla votazione compresa è stato nella totale legittimità, dall’ostruzionismo alla “tagliola”.

 Quindi non discutiamo di attentati alla democrazia, “vergogne” e simili sciocchezze. Discutiamo di cosa fosse più corretto e saggio fare, sapendo che tra le scelte legittime ci sono dei margini di duttilità e opinabilità.

 

Io credo che adottare la “tagliola” sia stata una scelta poco saggia e politicamente poco intelligente.

 

Conosco tutte le ragioni di chi ha approvato quella decisione, e le trovo fondate: così come mi è però chiaro che non era mai stato fatto, e questo vale qualcosa. E credo che se un decreto non trova il tempo di essere convertito, scade: ci sta (ci sta anche la tagliola, certo: ma la straordinarietà è maggiore). E il Presidente della Camera non è tutore o protettore delle iniziative del governo (il suo partito è all’opposizione, tra l’altro).

 

Però ripeto: sono tutti argomenti discutibili, e su cui non credo ci sia bianco o nero. Mentre soprattutto penso che di fronte all’ostruzionismo del M5S – che mirava a ottenere esattamente quello che ha ottenuto – si debba consegnare al M5S la responsabilità delle sue scelte e delle sue azioni.

 

Il M5S, da un anno a questa parte, sta lavorando per provocare casini, mettere in difficoltà il lavoro altrui (altrui collabora spesso con grande autonomia ed efficacia) e dipingersi come vittima, senza prendersi mai una responsabilità o portare a casa un risultato concreto dal punto di vista parlamentare. Quindi penso che ieri bisognasse arrendersi alla “vittoria” del M5S tramite il legittimo e consueto strumento dell’ostruzionismo, andare a vedere il suo bluff, e lasciare che si prendesse la responsabilità di dire agli italiani cosa aveva ottenuto: il ripristino dell’IMU, giusto o sbagliato che lo riteniamo.

 

E penso che quando degli esagitati si scaraventano verso i banchi della presidenza, ci saltano sopra, urlano e fanno casino, bisogna gandhianamente lasciarli fare e consegnare al paese quell’immagine, non quella di un energumeno che li stende per “difendere la presidenza”.

 

E quando gli esagitati in un’escalation di sovreccitazione decidono di occupare le commissioni e impedire il lavoro dei parlamentari, penso che si debba arrendersi e sospendere i lavori delle commissioni, e mostrare che se il parlamento non lavora è per i bullismi prepotenti del M5S.

 

La strategia repressiva col M5S non solo non funziona, ma premia e diseduca, essendo l’obiettivo il vittimismo e la denuncia di soprusi e prepotenze. Domani lo rifaranno.

 

Tra l’altro se invece in parlamento si comincia a sentirsi come allo stadio, o come se si fosse i partigiani sulle montagne (in un’alienata sopravvalutazione di sé: da qui fuori sembrano tutti matti, e non se ne accorgono), poi si deve essere conseguenti: la prossima volta cosa si fa, per ristabilire l’ordine e il funzionamento delle istituzioni, si spara in aria? E poi non in aria?

E qui vengo al “questore” Dambruoso.

 

Che si è inventato un sacco di balle nella sua autodifesa, a partire dalla sua misteriosa ipotesi di un attacco “alla presidenza” (il presidente se n’era già andata, tra l’altro), e di cui si è detto che deve “fare rispettare l’ordine”.

Vuol dire a ogni costo? Alzando le mani? Col risultato plausibile di fare male a qualcuno, e quello reale di consegnare una vittoria politica e comunicativa agli invasati? E se Lupo gli fosse sfuggita che faceva? E per proteggere cosa? Cosa sarebbe potuto succedere, che l’onorevole Lupo picchiava qualcuno lei? E anche fosse stato, è stato meglio così? (tra l’altro, guardate il video, pochi secondi dopo trascina un altro squilibrato giù dallo stesso banco)

 

La reazione di Dambruoso è del tutto inaccettabile, oltre che stupida: figlia evidente di un’esasperazione seminata in un anno alla Camera dai comportamenti immaturi e aggressivi del M5S, ma se non sai controllare la tua esasperazione, smetti di fare il deputato e vai a fare vigilanza nelle discoteche, figuriamoci il questore della Camera.

 

Degli invasati del M5S non so che dire.

 

Non solo stanno concludendo in modo inconcludente un anno di presenza al parlamento, ma hanno enormemente abbassato il livello di dignità e responsabilità delle aule parlamentari, già piuttosto squalificato.

 

I loro quotidiani interventi parlamentari sono inadeguati, infantili e imbarazzanti.

 

La “convivenza civile”,  espressione trombona e svalutata dalla retorica, è una cosa vera, reale, importante: e il M5S – con atteggiamenti che hanno impressionanti affinità storiche con quelli del fascismo mussoliniano, nessuno si senta offeso: è un dato storico – sta devastando la “convivenza civile” costruendo nemici da andare a cercare casa per casa, fino al pianerottolo accanto.

 

La parte che mi impressiona di più del video di quello che è successo ieri è quella iniziale, in cui la mandria di incapaci di controllarsi si scaraventa di corsa giù per le gradinate urlando e in cerca di rogne. Il branco.

 

 

In giro c’è una grande inclinazione autoassolutoria a cercare sempre qualcuno di peggio, “mamma, ha cominciato lui”, eccetera. A forza di trovare qualcuno che ha fatto una cretinata prima della nostra, siamo tutti assolti ogni giorno dalle nostre cretinate. Se ciascuno si prendesse la responsabilità di ciò che fa, senza scuse e in modo adulto, giustificarsi sarebbe più difficile e forse sarebbe più facile comportarsi meglio.

 

A me, ieri sono piaciuti solo quelli che sono stati alla larga da urla, corse, salti sui banchi, e mani addosso, in parlamento.

 

Articolo pubblicato il 30 gennaio 2014  su http://www.wittgenstein.it

 

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27 gennaio 2014 1 27 /01 /gennaio /2014 10:26

Ecco un articolo da incorniciare, perché dà corpo ai miei sospetti, spesso manifestati agli amici e ogni tanto anche qui.

Reputo sia questo il vero potere. Dare e togliere a proprio piacimento. Comandare. Quel comandare che i boss siciliani preferivano al "fottere". Vedere i potenti che ti ringraziano e si inchinano a te, i potenti che ti strisciano davanti.

Un articolo che racconta la "vera" opposizione ad ogni onesta novità.

 

 


 

Incarichi e nomine dei manager

L’eterno scandalo delle regole ignorate

I trucchi per aggirare le norme e il valzer delle designazioni di primavera.

Nonostante la legge di Stabilità

 di SERGIO RIZZO

 

 

Quando chiesero ad Annalisa Vessella, consorte dell’allora onorevole dei «Responsabili» Michele Pisacane, come riuscisse a conciliare il ruolo di consigliere regionale della Regione Campania con il posto di amministratore delegato della società Isa (160 mila euro l’anno) che le aveva dato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Saverio Romano, amico e collega di partito di suo marito, lei non fece una piega. Rispondendo che ne aveva tutti i requisiti, come se fosse appena una questione di curriculum. 

A due anni di distanza, la signora Vessella che nel 2010 si presentò sui manifesti elettorali come Annalisa Pisacane, perché fosse chiaro a tutti che era la moglie del deputato, continua a ricoprire il doppio incarico. 

 

Cosa cui aspirerebbe anche Vicenzo De Luca nonostante una sentenza del tribunale. Perché quando il giudice ha accolto l’esposto del Movimento 5 Stelle sentenziando che in effetti la legge è la legge e dunque De Luca non può fare contemporaneamente il sindaco di Salerno e il viceministro delle Infrastrutture, lui non l’ha presa bene e ha fatto ricorso. 

Coerente almeno nell’ostinazione con cui ha sempre difeso la sua condizione di centauro. Capiamolo: in Italia nessuno si era mai scandalizzato davanti ai doppi o tripli incarichi pubblici. Semmai il contrario.

 

Così come nessuno, almeno fino al pronunciamento ieri di Enrico Letta, nei tre governi che si sono avvicendati dal 2008, ha mai voluto affrontare il caso di Antonio Mastrapasqua. Quando è stato nominato presidente dell’Inps a palazzo Chigi c’era Silvio Berlusconi e lui aveva una quarantina di poltrone. 

Oggi, che in più controlla anche l’ex Inpdap, ne occupa quindici.  Qualche assaggio?

La presidenza della società di gestione di fondi immobiliari Idea Fimit. 

La vicepresidenza di Equitalia.

La presidenza dei collegi sindacali di Adr engineering, Aquadrome ed Eur Tel (Tesoro). 

Quindi gli incarichi da revisore nelle Autostrade per l’Italia,

Coni servizi e

Loquendo (Telecom). 

Dulcis in fundo, c’è pure un posto da direttore generale: all’Ospedale israelitico di Roma. Dov’è stata aperta l’inchiesta su una presunta storia di cartelle cliniche truccate.

 

Sarebbe ingiusto dire che non si è fatto nulla per mettere un freno a questo costume.  Dando attuazione alla legge anticorruzione il governo di Mario Monti ha stabilito con un decreto legislativo una lunga serie di incompatibilità fra ruoli politici, poltrone nelle società pubbliche e alti incarichi burocratici. 

 

Peccato che appena due mesi dopo, nel giugno 2013, con il governo di Letta insediato da poche settimane, il Parlamento l’abbia smontato di fatto, fissando il principio che quei limiti diventeranno operativi solo a partire dalle nomine future. 

E peccato che a ottobre scorso il ministero dell’Economia abbia deciso con una propria circolare che il divieto di sommare le poltrone non si applica ai direttori e ai vicedirettori delle agenzie fiscali: una circolare che supera una legge!

 

Dimostrazione di quanto sia complicato in un Paese tanto refrattario alle regole, e impregnato di conflitti d’interessi, far passare un principio elementare come l’incompatibilità fra i vari incarichi pubblici. 

 

E se è così difficile al centro, figuriamoci in periferia. 

Capita perciò che il sindaco di Arconate, Mario Mantovani, alla cui famiglia fanno capo oltre 800 posti letto di residenze per anziani convenzionate con la Regione Lombardia, sia assessore della medesima Regione. Alla Sanità, per l’esattezza.

Oppure succede che il presidente della Provincia di Brescia, l’ex sottosegretario leghista all’Economia Daniele Molgora, abbia un posto nel consiglio di amministrazione della società che gestisce l’autostrada Brescia-Padova. 

che l’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni, emigrato al Senato, sia rimasto per mesi attaccato allo scranno di commissario generale dell’Expo 2015.

 

Ed è niente al confronto di quello che accade nella burocrazia, lontano dai riflettori. 

Per otto lunghi mesi la Provincia di Roma, commissariata dopo le dimissioni dell’attuale presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, è stata retta dal prefetto di Palermo Umberto Postiglione. 

Mentre all’ex capo di gabinetto del ministero dell’Economia, l’esperto Vincenzo Fortunato rimasto senza incarico di governo, è stata affidata la complicata liquidazione della concessionaria del Ponte sullo stretto di Messina (che non si farà mai), ma anche la presidenza di Investimenti immobiliari italiani, il fondo che dovrà gestire la privatizzazione e la valorizzazione di un bel pezzo di patrimonio pubblico, nonché il collegio sindacale di una terza societa’ del Tesoro: Studiare sviluppo.

 

E i magistrati?

A chi meglio di loro mettere in mano (gratuitamente, s’intende) la delicata materia della giustizia sportiva, come prova l’incarico di presidente della corte della Federcalcio assegnato al consigliere di Stato Gerardo Mastrandrea?

 

Il fatto è che certa burocrazia è abilissima a muoversi nelle pieghe della legge.Sfruttando a proprio vantaggio anche le apparenti avversità. 

Ne è testimonianza un comma della legge di Stabilità che contiene una disposizione sacrosanta: chi percepisce una pensione statale non può cumulare a quella un altro stipendio dello Stato che gli faccia superare il tetto massimo di 302 mila euro stabilito per le retribuzioni dei manager pubblici. 

Disposizione che però non vale, anche questa, per «gli incarichi e i rapporti in essere»: con il sospetto che questa frase serva a salvare dalla tagliola le paghe super di certi consiglieri di Stato che lavorano per la politica. 

Dunque si fissa una regola e poi si concede la possibilità di aggirarla agli stessi che l’hanno scritta.

 

Tanta ipocrisia non poteva risparmiare le nomine pubbliche. 

La scorsa primavera il Tesoro rinviò la designazione dei vertici della Finmeccanica con la motivazione di dover prima mettere a punto requisiti di assoluta moralità e professionalità.  È finita con

la nomina dell’ex capo della polizia ed ex sottosegretario Gianni De Gennaro alla presidenza della holding militare e tecnologica, e

con la conferma dei vecchi amministratori in tutte le altre società statali. 

Compreso Giancarlo Innocenzi, ex dipendente del gruppo Fininvest di Berlusconi, ex onorevole, ex sottosegretario ed ex componente dell’Agcom da cui si era dovuto dimettere in seguito alle polemiche circa le presunte pressioni esercitate per far chiudere la trasmissione «Anno zero» di Michele Santoro:

confermato alla presidenza di Invitalia, società pubblica per l’attrazione degli investimenti esteri.

 

Non che le cose vadano diversamente nelle autorità indipendenti, dove spesso l’indipendenza è una variabile secondaria. L’ultima in ordine di apparizione,

l’Authority dei trasporti: dove fra i componenti è spuntato un altro politico di lungo corso: l’ex deputato di Forza Italia Mario Valducci. 

Adesso non resta che attendere con ansia le nomine alla Rai. 

Succulento antipasto di quelle in arrivo nelle grandi società di Stato: Eni ed Enel, dove Paolo Scaroni e Fulvio Conti hanno fatto tre mandati triennali, o le Poste, dove Massimo Sarmi sta completando addirittura il quarto. 

 

Chi scommette su un altro giro di valzer?

 

SERGIO RIZZO

da Corriere.it del 27 gennaio 2014 

 

 

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26 gennaio 2014 7 26 /01 /gennaio /2014 04:16

Una spietata analisi da psichiatra, che però sento vera. Sono sensazioni provate mentre ascoltavo in diretta il Di Battista.

 

Il motivo per cui registro l'articolo sul blog: è un articolo da rileggere fra qualche mese o anno.

 

 

Di Battista, il soldatino di Casaleggio in TV 

di Barbara Collevecchio

 

Pubblicato: 25/01/2014 su http://www.huffingtonpost.it

 

Alessandro di Battista non viene dal nulla del web: conosceva già bene Casaleggio perché aveva lavorato con lui. Poi è finito in parlamento con qualche click. In più è belloccio, furbo e narcisista. Ovvio che sia stato scritturato dal guru e selezionato tra i pochi fedeli scelti per fare corsi di comunicazione televisiva.

 

Come con un novello Justin Bieber, i fans scatenati aspettavano l'evento di vederlo in TV da giorni postando cuoricini e frasi d'incitamento sui social network. L'epifania dunque c'è stata e da Santoro il tronista/cittadino/attivista si è profuso nella sol ita cantilena fatta di slogan, stavolta personalizzati e calibrati sul personaggio. Voce soffusa, sguardo che ogni tanto cadeva in basso (qualcuno ha pensato in cerca del gobbo suggeritore) e frasi da Che Guevara de noantri ma post ideologiche: " Letame, cucchiaini, onestà, morirei per l'Italia". E giù i fans che nel frattempo inondavano il web di tweet, uniti alla claque del pubblico nello studio.

 

Questo è un esempio di consenso costruito a tavolino dall'agenzia Casaleggio che bisogna dirlo, ci sa fare. Prendi un bel ragazzotto loquace e voglioso di emergere, aggiungi quel tot di eroicità dovuta a i suoi viaggi nel terzo mondo, fagli dire " fratelli africani", farcisci tutto di post ideologia che tanto poi che abbia aggiunto " dovete stare a casa vostra", se ne accorgono in pochi. Dibba è un prodotto perfetto per l'era dello spettacolo e della politica fatta a colpi di marketing. Che suoni falso come una risata di Fabrizio Frizzi, chi se ne frega: se ne accorgeranno solo quattro professoroni della casta o qualche troll pagato dal PD.

 

Tutto il resto de Laggente no, applaudirà il nuovo personaggio, che eroicamente si è esposto alla tortura televisiva, lui , che proprio non ci voleva andare perché è duro e puro, lui che in aula commemora Che Guevara! Voilà, una spruzzatina di antiberlusconismo, un accenno alla mafia e al complotto massonico, un'ammiccata e il gioco è fatto.

 

"Siamo intransigenti", recitava il portavoce della Casaleggio associati davanti ad un Travaglio estasiato, beh non siete i soli ad esserlo e per fortuna a queste ipnosi da marketing non ci cascano tutti. A prescindere dalle visioni politiche o di vita. Il costruito, il posticcio, la recita si è percepita. Tutti cercano la maggioranza per governare gli altri, fortunatamente c'è ancora chi, in direzione ostinata e contraria, non si vuol far governare e imbonire, tanto meno da prodotti di marketing del terzo tipo visto che il primo tipo l'abbiamo sperimentato per 20 anni e il secondo sta spadroneggiando nel PD.

 

P.S a proposito: il neo Che Guevara ha detto qualcosa sui facchini malmenati mentre difendono i loro diritti a Bologna, contro i licenziamenti della Granarolo?

 

 

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23 gennaio 2014 4 23 /01 /gennaio /2014 16:32

 

Berlusconi è riapparso sulla scena per siglare l'accordo con Renzi, ed ecco che ripartono i processi ed ecco che qualcuno avanza sospetti sulla tempistica a orologeria.

 

Convengo che la tempistica è sospetta, però anche il trattamento che continua ad essere concesso a Berlusconi nonostante la condanna è sospetto.

 

Non intendo entrare sul merito della condanna, giusta o ingiusta. Ha avuto fior di avvocati e anni infiniti per difendersi. Io non conosco le carte per poter concludere su correttezza o meno della sentenza, però mi chiedo "a quale condannato viene concesso di girare libero per mesi, di farsi i fanghi, come se la sentenza non ci fosse.

 

A questa disuguaglianza di trattamento mi ribello e m'indigno. E la sua posizione politica non può essere consideratta di alleggerimento davanti alla legge, ma un aggravante.


Ma mi convinco sempre più che non i politici ma i vari "Annamaria Cancellieri", quelli  che guidano praticamente questo stato, i "mandarini" sempre proni al potere del momento, da cui ricevono onori promozioni e soldi, questi devono essere domati.  Tra questi si annida il male di questa nazione.

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18 gennaio 2014 6 18 /01 /gennaio /2014 05:14

L'articolo riguarda la De Girolamo, di cui non mi curo e non intendo portar memoria, ma voglio sottolineare l'analisi che il giornalista Teodori fa. Un'analisi che trovo acuta ed illuminante.

 

De Girolamo e il complotto. Il segno della cattiva politica

di Massimo Teodori. Pubblicato da Huffingtonposgt.it il  17/01/2014

 

Era prevedibile che alle strette Nunzia De Girolamo attingesse al più stupido repertorio a cui ricorrono i politici per trovare improbabili spiegazioni ai loro comportamenti: "Sono vittima di un complotto e di un linciaggio mediatico".

 

Il complottismo è divenuto il protagonista principe della cattiva politica per surrogare la mancanza di credibili argomentazioni. Le traversie giudiziarie di Berlusconi non erano dovute ad altro che a un complotto di magistrati; il governo Monti era il risultato di una trama massonico-finanziaria ordita all'ombra di Bildeberg; e i successi della ditta Grillo & Casaleggio sono dovuti alla cospirazione degli Illuminati.

 

I complottomani, in buona o cattiva fede, fanno sempre uso dei medesimi ingredienti. Prendono qualche elemento veritiero, come la De Girolamo ha fatto con le registrazioni telefoniche, li mescolano in un bel teorema che sembra attendibile come nel caso del clientelismo sannita, e si tirano le inevitabili conclusioni che ruotano intorno al complotto che ha al centro una supposta vittima.

 

Ormai la parte peggiore della nostra politica è talmente priva di idee e argomenti che deve inventare complotti, evocare misteri, e proporre dietrologie per cui mai nulla è come appare e c'è sempre dietro qualche burattinaio. Tanto che gli americani hanno coniato per l'Italia l'ironico neologismo "il paese della Backlogy".

 

 

La verità sulla storiaccia della De Girolamo è che ancora una volta il complottismo serve a mascherare l'incapacità del cattivo politico di assumere la responsabilità delle proprie azioni nel momento in cui viene alla luce il sottobosco del piccolo o grande potere.

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8 gennaio 2014 3 08 /01 /gennaio /2014 17:49
Caro Pannella
se mai mi leggerai sappi che condivido il tuo disaggio davanti alla sofferenza dei carcerati, anch'io ho un cuore, però...
 
Però davanti ai numeri che ho letto oggi, numeri pubblicati dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria , vorrei chiederti chi vorresti rimettere in libertà e, quindi, reinseriresti nella società civile perché hai la certezza che non delinquerà appena varcata la soglia del carcere.
 
 
DETENUTI PER TIPOLOGIA DI REATO (*) al  30 GIUGNO 2013
 
Contro il patrimonio                                         35.272  (ladri)
Legge droga                                                     26.042  ==
Contro la persona                                             24.345  (violenti)
Legge armi                                                       10.698  (violenti)
Contro la pubblica amministrazione                 8.304  (approfittatori)
Contro l'amministrazione della giustizia          6.924  (?)
Associazione di stampo mafioso (416 bis)    6.758  ==
 
Tra parentesi ho inserito la mia interpretazione sulle fasce di pena.
(*) La numerosità indicata per ogni categoria di reato corrisponde esattamente al numero di soggetti coinvolti.
Nel caso in cui ad un soggetto siano ascritti reati appartenenti a categorie diverse egli viene conteggiato all'interno di ognuna di esse.
Ne consegue che ogni categoria deve essere considerata a sé stante e non risulta corretto sommare le frequenze
 
Se nelle carceri si vive male perché mancano i posti non vuol dire che gli italiani sono diventati cattivi d'improvviso ma che vi sono degli impuniti che hanno sbagliato i calcoli, previsionali e consuntivi, e inoltre che le carceri non si costruiscono con le parole ma con il cemento armato.
 
La battaglia da fare non è, quindi, di aprire le porte, con i conseguenti rischi, ma di dare certezza alle pene (certe presunte bontà fanno solo del male, a chi le riceve e a chi ne viene a conoscenza), prendere atto dei numeri reali e darvi civili rimedi. A questa battaglia ci sto.
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8 gennaio 2014 3 08 /01 /gennaio /2014 17:33

 

Il 6 aprile 2011 scrivevo su questo Blog

 

Vi allego una foto che  ho scattato  personalmente (vedi articolo in questo sito). La considero emblematica dell'attuale stato dell'arte in l'Aquila post-terremoto. Se ben osservata credo valga più di tante parole.

 

 Che cosa leggo in questa foto?

 Vedo i lavori per render agibile la chiesa: le macerie sono state spostate, è stata ben spazzata e non c'è polvere. Han potuto celebrar messa in pompa magna e in presenza delle massime autorità (era presente Napolitano). 

 Sottolineo, però, che non c'è alcun lavoro di restauro. Sono ben visibili le travi di rinforzo, il tetto di lamiera, le crepe saldate con collanti, le colonne rinforzate con gli spaghi, etc etc .

Non posso non rammentare che i Giapponesi per riparare un'autostrada hanno impiegato 6 giorni, mentre le nostre autorità, nazionali e regionali insieme alle autorità locali, in due anni sono riuscite a rendere l'edificio solo fruibile. 

 

E questo è uno dei rari casi se non unico. Gli  altri edifici, tanti in una città che contava 60-70 mila abitanti, sono interdetti ai proprietari, hanno assunto colori pompeiani ed emanano sgradevoli odori (ma sono rinforzati!)

 Le carriole chiedono di poter portar via le macerie, di poter rimettere mano alle proprie case, di tornare a vivere, ma loro..

  

Oggi 8/1/2014 Giustino Parisi scrive quest'articolo su "ilcentro.it" (il quotidiano abruzzese)

 

“Stiamo buoni, facciamo affari” e l’Aquila non si ribella

La vicenda giudiziaria esplosa questa mattina all’Aquila con quattro arresti e numerosi indagati ha il suo fulcro nei cosiddetti puntellamenti che insieme alla gestione dell’emergenza fatta dalla Protezione civile di Bertolaso sono stati il vero affare del post sisma. Un “piatto” da 250 milioni di euro, con morsetti di ferro pagati come se fossero d’argento, che sono stati soldi facili-facili per le ditte che si sono fiondate sulla ricostruzione .

E che quella dei puntellamenti (molti inutili) sia stata la vera “cloaca” in cui in tanti hanno attinto (per quello che se ne sa fino ad ora) lo dimostra anche un’indagine di cui si è saputo un mesetto fa e che riguarda la messa in sicurezza delle chiese.

Un’indagine in cui sono coinvolti funzionari pubblici, fra cui l’ex commissario ai Beni culturali, Luciano Marchetti e persino dei preti che risulterebbero collusi con imprenditori. Se a questo si “allegano” le tante indagini sui furbetti del post sisma (contributi non dovuti, case a scrocco, soldi per l’autonoma sistemazione a gogò) ne esce un quadro che se ha certo riguardato una minoranza di persone, non fa onore alla città ed è uno schiaffo a chi nei giorni della tragedia, senza chiedere nulla ma solo offrendo il proprio lavoro e la propria solidarietà , ha dato un sostegno fondamentale a chi era sopravvissuto.

Emerge un “circo” di profittatori che al di là delle sentenze che stabiliranno la bontà delle indagini avviate, chiarisce anche perché la città, dopo la stagione delle carriole (primavera-estate 2010), non si sia più ribellata rispetto alle “dimenticanze” romane lasciando il sindaco a strepitare come uomo solo ma senza comando.

 

Sono passati tre anni, e già allora io avevo capito, ed io non sono un tecnico.

Ma coloro che dovevano controllare, attività per cui percepiscono uno stipendio sostanzioso, come mai non avevano capito e subdorato?

 

Ora non posso più credere alle affermazioni di tradimento e non posso non giudicarli come invece pare suggerisca il giornalista..

 

 

E il mio giudizio è: se non sono collusi, almeno non sono idonei alla carica che ricoprono. Se ne vadano!

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  • : Blog di Piero Azzena
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