Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
14 agosto 2013 3 14 /08 /agosto /2013 10:06

Ho prelevato quest'articolo apparso il 14/08/13 sul Blog di Beppe Grillo. L'ho trovato chiaro e... persino poco polemico.

Da tempo cerco di capire cosa si nasconde dietro l'istituto delle "fondazioni". Troppo mumerose per non suscitare sospetti, eppure in giro non si trova granchè.

Barone in quest'articolo tocca l'argomento in maniera sufficientemente completa (almeno per i miei standard) e solleva interessanti interrogativi.

 Buona lettura 

 

 

Il paradiso fiscale delle fondazioni politiche

Intervista a Filippo Barone    

  

Salve a tutti, sono Filippo Barone, giornalista. Sono con voi perché parleremo di fondazioni politiche. Si tratta di fondazioni di diritto privato che esistono da sempre. L'istituto della fondazione, l'istituto giuridico, nasce con il concetto stesso di tutela di una eredità per il pubblico. Un esempio per tutti è la fondazione Nobel, quella che serve per amministrare il patrimonio di Nobel, utilizzato per assegnare l'omonimo premio.  

 

La fondazione nasce con un principio semplice: quando una persona sa di dovere morire e desidera lasciare un patrimonio a beneficio della collettività futura, ci si è posti il problema di come fare sì che questo patrimonio non venga depauperato da eredi o da terzi. Allora si è creato un sistema che è tutto concentrato sulla difesa di quel patrimonio, una disciplina che serve a tutelare dei beni destinati a un determinato fine benefico.

 

Ora, come si sia arrivati dalle fondazioni di diritto privato alle fondazioni politiche è un tassello fondamentale.

 

Nel 1997 la legge Bassanini, chiamata della semplificazione, ha cambiato il regime delle fondazioni.

 

Le fondazioni prevedevano un fortissimo regime di controllo, da parte addirittura del ministero dell'economia. Serviva un controllo preciso del patrimonio e di come veniva tutelato. Con la semplificazione, la fondazione perde questo regime di controlli. È più facile costituirle, anche con un patrimonio minimo e continua a non esserci una esigenza di pubblicità dei bilanci. L'unico controllo è che non venga depauperato questo patrimonio.

 

Ma la cosa fondamentale è che la fondazione non si preoccupa dei capitali che arrivano all'interno, come istituto si preoccupa che non vengano sciupati quei soldi.

 

Quindi il regime delle fondazioni non prevede i controlli su chi versa i soldi, e questa semplificazione, insieme a quella delle associazioni, ha fatto sì che accanto alle fondazioni tipiche legate a una eredità fiorissero delle fondazioni a ispirazione culturale o politica, sempre con fini umanitari.

 

Una di quelle è proprio la Astrid, che è gestita dallo stesso Bassanini. Nascono con il fine di non produrre utili, come qualsiasi associazione non profit, però prendono il vestito della fondazione che invece deve tutelare un patrimonio.

 

Il combinato disposto ha fatto sì che da un lato abbiamo questi istituti che sono associazioni e organizzazioni legate squisitamente alla politica, dall'altro abbiamo un regime che è un vero e proprio paradiso fiscale, perché non esiste un controllo della Guardia di finanza non essendo obbligatorio un controllo da parte delle prefetture, se non del patrimonio. Il deposito del bilancio è facoltativo, mentre la redazione interna è obbligatoria. Sta alle fondazioni decidere cosa rendere pubblico.

 

Non so se ciò sia stato un mordente che ha portato tutti i politici a avere una fondazione, certo è che si tratta di una schermatura molto efficace sui finanziamenti ai politici. Non c'è un politico che sia obbligato a dire chi dà i soldi, quanto e come a una fondazione. Non abbiamo fatto un conteggio, però grande parte dei parlamentari sono a capo di una fondazione.

 

Alcune inchieste hanno mostrato come le fondazioni siano diventate la destinazione di finanziamenti da parte di imprese che avevano come unico obiettivo l'ottenimento di appalti. Questo non vuole dire che tutte le fondazioni siano macchiate di questo stesso aspetto, però resta comunque un fenomeno abbastanza curioso.

 

Ci sono state inchieste che hanno coinvolto Finmeccanica, che curiosamente fa pubblicità sulle riviste di molte fondazioni e partecipa effettivamente a molte fondazioni. Stessa cosa fanno molte banche.

 

È curioso questo strano strumento giuridico.

  • Stiamo combattendo l'evasione fiscale, stiamo facendo accordi internazionali per fare sparire i paradisi fiscali, e poi manteniamo degli istituti giuridici che danno privilegi a alcuni. Privilegi che non ha nessun negoziante o dipendente.
  • Stiamo facendo la guerra allo IOR perché renda pubblici i propri conti, però nessuna guerra per sapere chi dà i soldi a una fondazione politica.
  • Ho potuto raccogliere informazioni grazie al fatto che alcune aziende dichiarano i soldi che danno alle fondazioni per poter ottenere gli sgravi fiscali.

 

Altra cosa interessante è che queste fondazioni senza fini di lucro possono partecipare a delle società di capitali.

 

La fondazione Italiani Europei di D'Alema, ad esempio, è proprietaria per una percentuale di una srl. Ora queste srl invece hanno un bilancio e operano nel mercato come tutte le società e quindi si crea una stranezza, per cui da un lato ci sta una riserva sulle informazioni per queste fondazioni, però nulla vieta che queste agiscano nel mercato. Se non ci fosse l'obbligo di interferenza per le srl non sapremmo nulla neanche della fondazione Italiani Europei, o sapremmo comunque molto meno di quello che sappiamo.

 

Formuliamo una ipotesi positiva, che cioè la fondazione non venga utilizzata per riciclare denaro, per ottenere finanziamenti illeciti ai partiti, ma che serva solo per poter mostrare una capacità di influenza del politico, cioè io che dentro il partito devo sottostare alle regole del partito e il sistema elettorale fa sì che ci sia una piramide per cui io devo sottostare al vertice, per crearmi una nicchia di potere mi apro una fondazione e ti faccio vedere all'interno del partito quanti soldi riesco a beccare e quanta gente riesco a fare iscrivere o quanto riesco a essere influente.

 

Questa cosa in teoria non è negativa, perché è un modo per crearsi una sfera di influenza, se una fondazione diventa un polo di attrazione culturale, per cui i maggiori esperti e scrittori scrivono gratis nella rivista della fondazione, negli eventi proposti si creano platee. Vuole dire che quel politico ha dimostrato di avere un certo peso. Il problema è che quei finanziamenti possono essere rilevati oppure no.

 

Il problema è che in una situazione di crisi economica vedere imprese che investono soldi non per fini pubblicitari reali, - i lettori delle riviste delle fondazioni si contano su una mano - ma soltanto per ottenere la simpatia dei politici in un sistema come quello italiano dove il lobbying non è curato legalmente, dove in teoria sfocia nel reato di corruzione o concussione, è una stortura.

 

L'impresa paga il parlamentare perché vuole che passi una legge e il parlamentare lo rivela, quindi io rischio di trovarmi una legge fatta ad hoc sul profilo di una lobby o di una singola impresa, ma non lo so, quindi mi ritrovo a accettare una legge che vale per tutti che è frutto di un compenso economico di una singola impresa. E questo non si può fare.

 

In America invece è disciplinata, lo sai, e puoi partecipare a modo tuo e fare la tua attività di lobbying. Quindi se io sono un consumatore, mi metto insieme a altri duemila consumatori, facciamo una colletta e ci paghiamo la legge fatta per noi. Stessa cosa per i pensionati. Può piacere o meno, ma almeno è trasparente.

 

In Italia se un' azienda paga una fondazione e ottiene una legge a proprio vantaggio è reato. Non sono un avvocato o magistrato, però come cittadino non mi fa piacere.

 

Un esempio tanto discusso politicamente è la fondazione Vedrò, semplicemente perché è bipartisan, come questo governo. A capo c'è Letta, che è il Presidente del consiglio, ma c'è anche Alfano. Ci sono figure sia di destra che di sinistra.

 

Quando altri hanno fatto inchieste sulle fondazioni, hanno aperto le porte e fatto vedere tutte le carte, senza sollevare un ciglio. Ci sono altre fondazioni che ti chiudono il telefono in faccia, quella di D'Alema ad esempio, che è anch'essa una fondazione sulla quale c'è una guerra aperta da parte dell'informazione di ogni genere e tipo perché ostentano trasparenza ma poi rifiutano qualsiasi domanda.

 

Una fondazione che nasce in modo più trasparente, semplicemente perché è di origine americana è la Aspen Institute [3], che si professa come centro di potere, lobby che va al di sopra della politica e che raccoglie tutti. Fanno a gara per farvene parte. Ci sono anche giornalisti, amministratori delegati, politici e però in questo caso parliamo di un gruppo di interesse sovranazionale filoamericano. Si può provare o meno simpatia per gli americani, è una questione personale, però è trasparente, così come funziona negli Stati Uniti. Essendo luoghi per pensare e fare cultura organizzano eventi, pubblicano riviste, organizzano gruppi di studio.

 

Non mi sembra di avere visto studi apprezzabili in quasi nessuna di queste fondazioni, salvo appunto quella che fa capo a D'Alema, che ha una struttura molto, molto ampia e può contare anche storicamente su grandi intelligenze, che quindi si prestano offrono materiali curiosi; così come Aspen Institute fa ricerche assolutamente apprezzabili.  Ma tolti i "big", la maggior parte ha uno statuto ricco di buoni propositi e basta.

 

Le fondazioni non sono un male necessario, nel senso che possono trasformarsi in associazioni culturali. Se io e uno qualsiasi di voi decidessimo di fare la associazione del "Burraco [4]" c'è una legislazione che lo prevede. Avremmo un obbligo di trasparenza di bilanci non vedo perché le fondazioni politiche non debbano darsi uno statuto analogo a quelle di qualsiasi altra associazione culturale! E invece utilizzano un istituto giuridico che è proprio delle fondazioni patrimoniali che hanno tutta un'altra origine e logica.

 

Quindi la possibilità di inserire trasparenza nelle fondazioni non richiede neanche un grosso lavoro giuridico, basta cambiare la legge o assimilare le fondazioni politiche alle associazioni culturali e quindi permettere alla Guardia di finanza di entrare e chiedere le stesse documentazioni che vengono richieste alle associazioni culturali. Tra l'altro le fondazioni politiche riescono pure a ottenere fonti pubblici, sono spiccioli: il cinque per mille.

 

Un'iniziativa che richiede uno sforzo di trasparenza non sarebbe sbagliata, soprattutto laddove si sta parlando di trasparenza e finanziamento ai partiti. In questo caso le fondazioni possono rappresentare un oggetto pericoloso, perché nel momento in cui dovessero diminuire i soldi dati ai partiti necessariamente questi si rifarebbero attraverso le fondazioni, quindi inserire da subito un elemento di trasparenza nelle fondazioni è una cosa che dal punto di vista parlamentare si può fare, basterebbe anche una iniziativa parlamentare per mantenere alta la attenzione.

 

Propongo a chi è dotato di buona volontà di attivare una petizione per introdurre dal punto di vista legislativo degli elementi di trasparenza all'istituto delle fondazioni politiche.

 

  

Condividi post
Repost0
9 agosto 2013 5 09 /08 /agosto /2013 14:39

 

… il secondo livello del discorso foglia di fico.

 

Non ne parla Renzi, non ne parla nessuno. Invece è la sostanza.


Come funzionerebbe col giovane Matteo premier sostenuto da un partito che si è per tempo sottratto al suo controllo, si è reso immune dal contagio novista, in altre parole ha spedito il candidato a palazzo Chigi più per disfarsene che perché lo consideri il migliore e più sincero interprete del proprio riformismo?


 

Non potrebbe funzionare da nessuna parte del mondo, nel 2014.

Invece funzionava così in Italia, ai tempi della Prima repubblica e della Dc.

E hanno provato a farla funzionare così anche dopo, tra il ’96 e il ’98, quando c’erano Prodi da una parte e Pds e Ppi dall’altra.

 

 

È una concezione della democrazia che viene aggettivata «dei partiti».


 

Viene considerata un valore. Perché, come ai tempi della Dc appunto, in questo sistema a chiunque è negata la possibilità di concentrare nelle proprie mani troppo potere. E a chi governa è imposto di fare i conti con un partito che è il suo, ma non solo il suo.

 

Solo che, nel caso di Matteo Renzi, a lui verrebbe chiesto di rovesciare l’Italia come un pedalino da palazzo Chigi, facendosi forte di un partito che proprio nel momento di lanciarlo verso il governo gli si sarebbe in qualche modo dichiarato estraneo. Politicamente. Geneticamente.

 

 

Con l’attuale sistema istituzionale italiano, un presidente del consiglio privo di un controllo effettivo della propria maggioranza non ha alcun potere e anzi rischia di trovarsi presto nei guai.

 

Chiedere a Prodi, chiedere a Berlusconi.

 

Renzi ha parlato con entrambi, in tempi diversi. Credo che lo abbiano avvertito. Credo che lui, come si dice, abbia mangiato la foglia. Di fico.

 

 

fonte à http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/08/09

Condividi post
Repost0
3 agosto 2013 6 03 /08 /agosto /2013 09:50

Se è vero, quanto riportato da  Giampaolo Grassi e Domenico Mugnaini, Ansa  (Pubblicato su Huffingtonpost del 02/08/2013) circa i movimenti dentro il Monte dei Paschi di Siena, non posso che concludere che i dirigenti del PD sono dei polli.

Loro ci rimettono faccia&culo e la comitiva del Berlusca con la Margherita (di cui ricordiamo l'incontrollato e incontrollabile tesoriere Lusi) mangiano.

 

Forse così si spiega perché le notizie sull'argomento viaggino sotto traccia e solo sporadicamente emergano qua e là.

 

… Dopo aver trovato un'intesa a livello locale, a Roma vi fu una riunione della Margherita "con l'onorevole Francesco Rutelli, - ha proseguito Mancini - alla quale partecipai io e alla quale erano presenti l'onorevole Alberto Monaci, l'onorevole Antonello Giacomelli e Battisti". Il via libera arrivò da Rutelli: gli "venne prospettato l'accordo raggiunto e lui diede il suo assenso". Lo stesso Mussari, ha continuato Mancini, "mi confermò di avere il sostegno del partito" dei Ds "a livello nazionale".

 

Nel 2009 la banca rinnovò il cda.

 

Fra i nomi da confermare c'era quello di Andrea Pisaneschi, "persona vicina all'onorevole Gianni Letta". Così, Mancini telefonò all'allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio e gli chiese un appuntamento a Palazzo Chigi". In quell'incontro, "chiesi indicazioni all'onorevole Letta circa la nomina del componente del Cda in quota Pdl - ha ricordato Mancini - ed egli mi disse che andava certamente bene la conferma di Andrea Pisaneschi, ma che avrebbe dovuto parlarne con il presidente Berlusconi per la definitiva conferma".

 

Stessa cosa per Carlo Querci, "espressione dei soci privati". Dopo alcuni giorni Letta telefonò a Mancini dicendogli che aveva parlato con Berlusconi e che "il presidente aveva dato il suo assenso alle due nomine".

 

 

Per Querci Mancini parlò anche con Francesco Gaetano Caltagirone, "che raccoglieva il consenso dei privati", al quale disse "che la proposta proveniva dall'onorevole Letta anche con il consenso del presidente Berlusconi. Dopo alcuni giorni - ha raccontato Mancini - Caltagirone mi confermò l'indicazione di Querci come componente dei privati nel cda della banca".

Condividi post
Repost0
25 luglio 2013 4 25 /07 /luglio /2013 06:53

 

Nel 1971 feci un corso di marketing uno dei caposaldi fu il principio che non esistono problemi irrisolvibili anzi ogni problema ha almeno 20 soluzioni. Ricordo ancor oggi la difficoltà ad eseguire quegli esercizi, perché di esercizi scritti si trattava e ci si giocava l'assunzione. Però lo ricordo ancora oggi,  e per tutta la mia lunga vita lavorativa ne feci un principio irrinunciabile.

 

Oggi sento Napolitano prima ed Enrico Letta poi, raccontarci che "non ci sono alternative" a questo governo e, quindi, a questa maggioranza.

 

Condivido che le ragioni che adducono, sono reali. Sotto sotto, però, rilevo un sofisma, volutamente o ingenuamente confondono il reale con il valido. "Realismo" è cogliere una situazione di fatto, "validità" è giustificare una soluzione.

 

 

Condivido il realismo, lo trovo persino ottimistico, ma non condivido le giustificazioni, le trovo pigre anzi maliziosamente manipolate.

Condividi post
Repost0
23 luglio 2013 2 23 /07 /luglio /2013 14:38

 

Mi associo alla lettera di Bertinotti 

 

 

… Lei non può. Lei non può congelare d'autorità una delle possibili soluzioni al problema del governo del Paese, quella in atto, come se fosse l'unica possibile, come se fosse prescritta da una volontà superiore o come se fosse oggettivata dalla realtà storica. Lei non può, perché altrimenti la democrazia verrebbe sospesa.

 

… Quando gli chiede (al parlamento) di sostenere il governo perché la sua caduta porterebbe a danni irreparabili, Ella contribuisce alla costruzione dell'edificio oligarchico 

 

… Quando Lei allude ai possibili danni irreparabili per il Paese, lo può fare solo perché considera ineluttabili le politiche economiche e sociali imperanti nell'Europa reale, le politiche di austerità.

 

… Il capitalismo finanziario globale non può essere imposto come naturale, né la messa in discussione del suo paradigma può essere impedito in democrazia, quali che siano i passaggi di crisi e di instabilità a cui essa possa dar luogo. 

 

 

C'è già un vincolo esterno, quello dell'Europa reale, che limita la nostra sovranità, non può esserci anche un vincolo esterno alla dialettica politica costituita dall'autorità del Presidente della Repubblica. Lei non può, Signor Presidente. 

 

Brani della Lettera aperta di Fausto Bertinotti a Giorgio Napolitano.  Pubblicata sul "Corriere della sera" del 23/7/2013

Condividi post
Repost0
22 luglio 2013 1 22 /07 /luglio /2013 09:17

 

Basta cincischiare Dott. Letta!

 

Non intendo evidenziare l'inconcludenza del suo governo, anche se lo penso, voglio solo far mio e appoggiare l'invito di Oscar Farinetti apparso su il Post del 22.7.2013.

Basta con le promesse e le parole. Per favore sia meno "educato".

Farinetti ha individuato il primo dei nodi da sciogliere. Lo faccia subito, tralasci pure tutto il resto ma dia priorità all'indicazione di Farinetti.

Non vorrei dar ragione in futuro a Casaleggio e al suo fantasioso gruppo. Il gruppo di quelli incontrati in Tv e sempre presenti in piazza a Montecitorio che vestono  in jeans ma hanno un cilindro come cappello. Quelli che prevedono o vorrebbero lo sfascio.

 

Ecco le parole di Farinetti:

Se il presidente Letta mi chiedesse che farei per dare un’identità e maggior autorevolezza all’agroalimentare italiano nel mondo risponderei: LA NUOVA LEGGE ELETTORALE. 

Se mi chiedesse la strategia che ho in mente per aumentare il numero di turisti stranieri in Italia, risponderei: LA NUOVA LEGGE ELETTORALE. 

Se mi chiedesse come la vedo io sull’incentivare le aziende ad assumere, risponderei: LA NUOVA LEGGE ELETTORALE. 

Ecco l’unica vera priorità. 

Siamo vittime di una legge elettorale che, oltre che iniqua, è stupida e pure assassina. Porta in Parlamento gente voluta dai capi partito e non scelta da noi. Non garantisce stabilità, anzi la avversa. 

Impossibile governare come serve, cioè con profonde riforme, se chi sta ai Ministeri non ha la sicurezza di un tempo davanti decente per farle, quelle riforme. 

Poi c’è il problema di un incertezza generale dovuta ai problemi giudiziari di Berlusconi e all’alto tasso di litigiosità tra e dentro i partiti, fattori che potrebbero portare tra non molto alla crisi e successivamente a nuove elezioni. 

Questo Paese non può più permettersi di andare alle elezioni con il Porcellum. Sarebbe un vero e proprio golpe da parte di politici senza scrupolo. 

Credo che la reazione degli Italiani potrebbe essere potente. Non penso che ci limiteremo a non andare a votare.

Dunque non esiste altra priorità. Una legge elettorale che consenta a chi vince di governare per 5 anni. Come quella dei Sindaci.

E, mentre ci siete, dimezzate il numero dei parlamentari. Fatelo, vi prego fatelo. Subito, domani.

Oscar Farinetti

Condividi post
Repost0
20 luglio 2013 6 20 /07 /luglio /2013 09:46

Salvate i partiti anche da se stessi 

 

È ormai evidente come l'attuale sforzo di ristrutturazione della politica si orienti più ai suoi assetti istituzionali che all'evoluzione della sua dimensione partitica. 

Siamo un po' tutti speranzosi che i comitati di saggi portino frutti sostanziali

sulla configurazione futura dei pubblici poteri;

che il metter mano ad alcune crisi gravi (nel federalismo incompiuto come nella incerta revisione delle Province) porti a una precisa ridefinizione del rapporto fra poteri centrali e poteri periferici;

che la fatica quotidiana delle larghe intese di governo possa ridare funzionalità fisiologica alla dialettica delle parti in campo;

che gli stessi impegni europei ci aiutino a fare ordine nelle decisioni a forte carica istituzionale, dal controllo della spesa al fiscal compact .

 

La politica sembra quindi volersi rinnovare lavorando su percorsi istituzionali, mettendo in secondo piano la revisione delle sue forme interne, cioè della sua dimensione partitica e delle componenti a essa complementari, dall'associazionismo al movimentismo, alle campagne d'opinione. 

 

Su questi aspetti c'è oggi il deserto, basta guardarsi intorno e fare quattro semplici constatazioni:

il movimentismo grillino non riesce a tramutarsi in partito e rischia la disarticolazione;

l'onda d'opinione per Scelta civica non si consolida in partito e rischia la frammentazione;

il berlusconismo resta avventura personale e non si può prevedere se mai finirà per essere partito;

il Pd è attraversato da diverse ambizioni, posizioni e lotte. 

 

Le quattro componenti della attuale dialettica politica, in sintesi, non sembrano in grado di ripensare il loro destino partitico; e non ricevono alcun aiuto dalle sedi (le élite come i movimenti di base) tradizionalmente deputate ad alimentare un'avventura partitica.

Fare partito per farne strumento della politica sembra oggi dannatamente difficile perché impone cinque scelte decisive. 

Anzitutto impone qualche aggettivo che dia un senso di condivisione e appartenenza. Non bastano i richiami botanici o stellari o civici, bisogna esprimere quel che si vuole: in fondo nei grandi partiti del passato erano gli aggettivi (comunista o democristiano) a dare l'indispensabile messaggio. 

In secondo luogo c'è bisogno di individuare il blocco sociale di riferimento: non basta una condivisione d'opinione, necessariamente volatile, bisogna capire di quali componenti sociali si vuole fare interpretazione politica e rappresentanza istituzionale. 

In terzo luogo serve almeno un'idea di «forma partito» (assembleare, federale, burocratico che si voglia) per sfuggire alle scorciatoie recentemente percorse (l'enfasi sulle primarie, rivelatesi poi prigioniere degli apparati). 

E da tale necessità ne discende un'altra, quella di definire regole certe e costanti nel tempo; perché senza di esse si naviga a vista e con spinte e controspinte di ogni tipo. 

E infine, quinta esigenza, c'è bisogno di un programma, magari non di un lungo elenco delle cose da fare, ma di interpretazione e orientamento dei fenomeni e dei processi che attraversano la società italiana in questo momento di intensa e contraddittoria globalizzazione.

Nessuna delle forze politiche oggi in campo si è seriamente esercitata su queste cinque esigenze, e le conseguenze si vedono, così come si vedono le paure di potenziale caos disgregativo. Forse uno sforzo di ripensamento va fatto, magari in parallelo alle revisioni istituzionali oggi di maggior moda.

Giuseppe De Rita

Corriere della sera  20 luglio 2013

 

 

Condividi post
Repost0
20 luglio 2013 6 20 /07 /luglio /2013 09:06

 

Un'analisi realistica del voto del Senato su Alfano per la triste storia dei rapporti con il Kazakistan. Realistica perché affronta il significato delle scelte effettuate dal PD e dal Presidente Napolitano.

 

I vigorosi moniti del Colle, radicati in una visione ormai a senso unico della strada che il paese ha davanti. Nessuna alternativa se non l'ordinato esistente. Nessuna soluzione se non la faticosa ragioneria degli attuali conti. Questa è la visione che un Napolitano sempre più sofferente e insofferente ci restituisce dell'Italia. Ed è questa visione ad essere la gabbia in cui ci muoviamo.

 

Un governo di necessità si giustifica con la necessità stessa su cui si basa. Entrando così in un sorta di impossibilità di verifica. Ma davvero questa è l'unica strada possible?

" Quello che chiedo qui oggi è un nuovo atto di fiducia al governo che ho l'onore di presiedere", dice. Una richiesta che non a caso non ha nessuna connessione con la vicenda in discussione in aula. Nemmeno lui, il Premier, se l'è sentita di fondare la continuità del governo sulla correttezza dell'operato dei suoi ministri sul caso kazako.

 

A questo punto, tuttavia, di tutte le possibili domande che Letta può farsi, ce n'è una ormai ineludibile: la continuità del governo vale il massacro politico del partito che lo sostiene?

 

Alfano e' stato salvato. Ma il Pd è uscito dissanguato da questo ennesimo sforzo per sostenere un governo in cui c'è sempre meno dei valori per cui è stato votato. E Enrico Letta ha ottenuto la fiducia che aveva chiesto, ma, insieme, anche l'umiliazione di ricevere non i complimenti del suo partito, bensì quelli di chi sta ballando sul suo corpo politico.

 

L. Annunziata - su Huffingtonpost del 20-7-2013

Condividi post
Repost0
18 luglio 2013 4 18 /07 /luglio /2013 14:27

 

Presidente Napolitano, per il bene del Paese, passi la mano

 

I resoconti delle agenzie di quanto il presidente Napolitano ha detto alla stampa parlamentare nel corso della tradizionale cerimonia del Ventaglio, lascia sconcerti e increduli. Si possono comprendere, ma non sempre e non necessariamente condividere, le preoccupazioni in favore della stabilizzazione di un governo da parte di un presidente della Repubblica, ma risultano del tutto inconcepibili quando queste fanno aggio sul senso di verità. Napolitano ha assolto in blocco il governo e ha scaricato le colpe sulla burocrazia nelcaso kazaco. Ma questo non è vero.

 

… Ma qui siamo di fronte ad un salto di qualità in negativo, poiché non assistiamo ad un semplice sconfinamento dal proprio ruolo, ma all'assunzione di una lettura dei fatti manifestamente controversa se non del tutto falsa quale unica possibile e indispensabile per la salvezza della stabilità governativa. La verità sacrificata sull'altare della real politik. Per salvare cosa poi?

 

… Non abbiamo un governo in grado di invertire lo sprofondamento del nostro paese nel degrado economico, civile e morale. Gli stessi presunti successi ottenuti da Letta in sede europea sono stati rapidamente confutati anche dagli opinionisti e dai centri studi solitamente più inclini alla benevolenza verso il governo. La scelta delle larghe intese si è rivelata mortifera. Ognuno fa a gara a peggiorare l'altro. La credibilità della politica e delle istituzioni è al suo minimo storico.

Finora gli italiani si aggrappavano al lumicino del Quirinale. Ma dalla scelta del governo Monti in poi - fortemente voluta da Napolitano in tempi e modalità tali che hanno permesso al berlusconismo in disgregazione di riorganizzarsi - quella luce si è fatta sempre più tremula fino a spegnersi del tutto.

L'idea di un Napolitano bis è stata una clamorosa sconfitta della politica, manifestamente incapace di scegliere un nuovo Presidente alla naturale scadenza del precedente. Ora è diventata un problema per la democrazia e per la società. Presidente, per il bene del paese, passi la mano.

 

Alfonso Gianni,  Direttore della Fondazione Cercare Ancora

 Pubblicato il 18/07/2013 su Huffington post

Condividi post
Repost0
15 luglio 2013 1 15 /07 /luglio /2013 09:12

Uno solo ma furbastro? nessuno? o una massa di imbecilli?

Il pataracchio c'è stato, è innegabile, e questi sono i nomi dei presenti sulla scena.

 

Spy story all'italiana ( prima puntata)


Il caso di Muktar Ablyazov e di sua moglie Alma Shalabayeva coinvolge numerosi personaggi e uffici ai più alti livelli, a ognuno dei quali fa capo un tassello di questa complicata vicenda. Ecco chi sono.

 

GIUSEPPE PROCACCINI - Capo di Gabinetto del Viminale. Il 28 maggio riceve l'ambasciatore kazako Andrian Yelemessov e il suo primo consigliere: al centro della riunione Ablyazov, dissidente kazako oppositore del regime, già capo di un'importante banca kazaka, è accusato di truffa e ricercato dal Kazakistan e anche da Mosca, come risulta dalla sua scheda inserita nel sito dell'Interpol. Muktar sarebbe a Casal Palocco. Procaccini spiega ai kazaki che la competenza è della polizia e li invia al Dipartimento pubblica sicurezza.

 

ALESSANDRO VALERI - Capo della segreteria del Dipartimento della pubblica sicurezza. Incontra i referenti kazaki e informa la Questura.

 

FRANCESCO CIRILLO - Capo della Criminalpol. Viene a sua volta chiamato in causa visto che l'Interpol dipende dalla Criminalpol e su Ablyazov pende un mandato di cattura internazionale.

 

FULVIO DELLA ROCCA E RENATO CORTESE - Rispettivamente Questore di Roma e capo della Squadra Mobile. Incontrano i diplomatici di Astana e scatta il blitz nella villetta di Casal Palocco: Ablyazov non c'è, ci sono sua moglie Alma e la figlia.

 

MAURIZIO IMPROTA - Capo ufficio immigrazione della questura di Roma. Il 30 maggio, dopo il blitz, arriva sul suo tavolo la pratica sull'espulsione di Alma. Partono gli accertamenti sui documenti della donna, che ha consegnato un passaporto diplomatico della Repubblica Centroafricana; falso, secondo la polizia. L'ufficio contatta la Farnesina per sapere se la donna avesse o no copertura diplomatica. Ma al ministero giunge una richiesta che cita la donna col suo cognome da nubile, non con quello del marito, e quindi gli Esteri non la collegano con il dissidente kazako e per lei non scattano misure di protezione.

 

GIUSEPPE PECORARO - Prefetto di Roma, ha firmato il provvedimento di espulsione.

 

ALESSANDRO PANSA - capo della polizia, nominato il 31 maggio, il giorno dell'espulsione di Alma (precedentemente, per oltre un mese, dopo la morte Manganelli, aveva guidato la polizia, come vicario, Alessandro Marangoni). Pansa sta predisponendo una relazione sul caso Shalabayeva e sulla mancata informativa al governo che entro un paio di giorni sarà consegnata ad Alfano.

 

 

I MAGISTRATI - Il procedimento di espulsione e il passaggio nel Cie di Ponte Galeria di Alma sono stati seguiti anche dall'autorità giudiziaria: Procura della Repubblica del Tribunale dei minorenni perché coinvolta una minore, la figlia di Alma; il Giudice di Pace; la Procura della Repubblica presso il Tribunale e il Tribunale del riesame.

Dall'Edizione Digitale de L'Unione Sarda.it di lunedì 15 luglio 2013


ps: sempre da L'Unione sarda dà notizia (non ancora smentita) che:

 Sabato 6 luglio Silvio Berlusconi, in gran segreto, abbia incontrato Nursultan Nazarbayev, presidente del Kazakistan, in Sardegna, presente a Puntaldìa per un breve periodo di vacanza (8gg).  

Condividi post
Repost0

Présentation

  • : Blog di Piero Azzena
  • : Questo blog è solo la mia voce, resa libera dall'età. Questo blog è un memo, seppur disinvolto nei tempi e nei modi, dove chioso su argomenti la cui unica caratteristica è l'aver attirato la mia attenzione. Temi esposti man mano che si presentano, senza cura di organicità o apprensione per possibili contraddizioni. Temi portati a nudo, liberi da incrostazioni , franchi e leali.
  • Contatti