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21 aprile 2013 7 21 /04 /aprile /2013 06:08

Riporto un Commento di un certo fabi60 rilevato su WEB il 20-04-2013 alle 20:11 

 

Tanto tuonò che piovve... Alla fine la casta politica ha raggiunto ugualmente ciò che voleva,

salvare i propri interessi 

 perchè alla fine è questo il messaggio che è arrivato a noi cittadini.

 

Nonostante il ceffone avuto alle elezioni, alla fine i politicanti di mestiere si sono abbassati ad unire ciò che restava delle loro forze per mantenere i privilegi aquisiti fino ad ora.

 

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8 aprile 2013 1 08 /04 /aprile /2013 17:00

Il grande inciucio che blocca il Parlamento

Paolo Becchi su MicroMega (8 aprile 2013)

 

Per un mese una serie di “costituzionalisti”, politici, giornalisti ed affini ci hanno raccontato che non avevamo un Governo in Italia e che, senza Governo, il Parlamento non poteva fare alcunché.

Finalmente il Capo dello Stato si è lasciato scappare che un Governo esiste, “è operativo” e che, pur dimissionario, non è dimesso.

 

Immediato riposizionamento dei nostri commentatori: è vero, dicono ora, il Governo c’è, ma il Parlamento non può procedere alla formazione delle Commissioni, per poter iniziare finalmente a lavorare.

 

C’è una logica, dietro queste affermazioni?

Sì, c’è una logica che non ha nulla a che vedere con il dettato costituzionale, ma con il tradizionale modo di operare dei “partiti”: la formazione delle Commissioni permanenti, infatti, ha sempre implicato, nel cancro della nostra storia repubblicana, una serie di accordi, trattative e compromessi tra i partiti per la ripartizione dei Presidenti delle Commissioni. Momento fondamentale, dunque, delle logiche partitiche.

 

Per questa ragione, allora, Pd e Pdl stanno “bloccando” la formazione delle Commissioni. Perché, senza prima l’accordo sul nuovo Governo, è ancora incerta la divisione tra maggioranza ed opposizione in Parlamento, è ancora irrisolto il problema essenziale per i partiti: capire chi andrà alla maggioranza, esprimendo il Governo, e, di conseguenza, come le Presidenze delle Commissioni potranno essere ripartite a partire da questa divisione maggioranza-opposizione.

 

 

Questo stallo, che sta portando al “blocco” del Parlamento, è espressione non del dettato costituzionale, ma del fatto che Pd e Pdl vogliono, prima di formare le Commissioni, chiarire la “questione Governo”.

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7 aprile 2013 7 07 /04 /aprile /2013 11:07

 

La domanda che spesso si pongono le persone ragionevoli è in che modo e come mai persone stupide riescano a raggiungere posizioni di potere e di autorità.

 

Classe e casta (sia laica che ecclesiastica) furono gli istituti sociali che permisero un flusso costante di persone stupide in posizioni di potere nella maggior parte delle società preindustriali.

Nel mondo industriale moderno, classe e casta vanno perdendo sempre più di rilievo. Ma, al posto di classe e casta, ci sono partiti politici, burocrazia e democrazia.

All'interno di un sistema democratico, le elezioni generali sono uno strumento di grande efficacia per assicurare il mantenimento stabile delle persone stupide fra i potenti.

 

Va ricordato che per la Prima Legge Fondamentale non è possibile attribuire un valore numerico alla frazione di persone stupide rispetto al totale della popolazione: qualsiasi stima numerica risulterebbe una sottostima.  e, pertanto, in base alla Seconda Legge, tra le persone che votano è notevole "frazione" delle persone stupide e le elezioni offrono loro una magnifica occasione per danneggiare tutti gli  altri, senza ottenere alcun guadagno dalla loro azione. Esse realizzano questo obiettivo, contribuendo al mantenimento del livello a di stupidi tra le persone al potere.

Libera citazione dal libro di Carlo M. Cipolla "Allegro ma non troppo"

 


Frazione A: 

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4 aprile 2013 4 04 /04 /aprile /2013 09:20

Caro Grillo

Ho letto con attenzione i tuoi 19 punti. Li condivido tutti. Però non ti rivoterò.

Non ti rivoterò perché non condivido il tuo metodo. E’ mia convinzione che un progetto si costruisca dalle fondamenta, sporcandosi di terriccio e fango, e vada eseguito a piccoli passi, con abilità e costanza.

Soprattutto sappi che non accetto le tue scuse. Col mio voto hai ricevuto una delega non un’approvazione delle tue idee, pertanto onestà consiglierebbe altro atteggiamento verso i rappresentati.

Questo è il pensiero mio, perché non ho intenzione di rappresentare nessuno, voglio solo esternare la mia opinione se mai avrai voglia di sentirla.

Cordialmente

 

Riporto i 19 punti.

Perché hai votato il MoVimento 5 Stelle?

Per fare un governo con i vecchi partiti?

Per votare in Parlamento i meno peggio?

Per discutere con il pdmenoelle di programma quando quello del M5S è il suo esatto contrario?

Per spartire poltrone e posti di comando a partire dalle presidenze di Camera e Senato?

Per autorizzare l'esproprio del Parlamento che, dopo un mese, non ha ancora nominato le commissioni?

Per fare la Tav, la Gronda e gli inceneritori di Bersani?

Per legittimare una classe dirigente che ha fatto fallire il Paese?

Per seppellire MPS sotto il tappeto pdimenoellnno, il più grosso scandalo finanziario della Repubblica?

Per delegare qualcuno a tuo posto e stare alla finestra e vedere l'effetto che fa?

Per mantenere i finanziamenti elettorali ai partiti?

Per erogare i contributi diretti e indiretti ai giornali di propaganda che infettano il Paese?

Per mantenere il segreto su chi ha usufruito dello Scudo Fiscale?

Per non fare nessuna legge anti corruzione?

Per non fare nessuna legge contro il conflitto di interessi?

Per partecipare a riunioni extra parlamentari di 10 saggi che sono parte del problema?

Per non mandarli tutti a casa?

Per mantenere una televisione pubblica indecente e mantenuta dalle tasse degli italiani, controllata dai partiti e in perdita di 250 milioni di euro?

Per permettere l'ingresso nel Tribunale della Repubblica di Milano dei parlamentari del Pdl a difesa di Berlusconi, un atto inaudito non sanzionato dalle Istituzioni?

Per vedere ogni giorno le solite facce degli esponenti dei partiti che hanno rovinato il Paese?

Se hai votato per il M5S anche soltanto per uno di questi punti, allora hai sbagliato voto. Mi dispiace.
La prossima volta vota per un partito.

 

 

 

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3 aprile 2013 3 03 /04 /aprile /2013 16:41

 

Salvate il soldato Crimi

Ti si accostano ghignando, ti guardano in cagnesco, ti squadrano, ti etichettano: 'Questo, è uno psicopatico' oppure 'Quello è un parolaio'. E quando non sanno che etichetta appiccicarti in fronte, dicono: 'E' un uomo strano, proprio strano!' Amo le foreste: è strano. Non mangio carne: anche questo è strano. Un rapporto diretto, pulito, libero con la natura e con la gente non c'è più... Anton Cechov - Zio Vanja

Lo dico subito, non voterò mai Grillo, non credo il paese abbia bisogno di un altro Messia o di profeti alla Tiburzi, ma rispetto una cosa del M5S, il fatto che tutte le persone coinvolte ci abbiano messo il volto ed una porzione di chiappe. Hanno preso un rischio, sulla loro vita, sulle loro carriere, hanno preso l'azzardo di venir ridicolizzati e resi carne da macello per i cannoni della intellighenzia italiana, quella che vede una battuta di Crozza come un endorsement liberale di assoluta verità e che legge le traduzioni in italiano di articoli del Wall Street Journal e poi li cita al bar.

 

Beppe Grillo ha avuto un merito che gli riconoscerò sempre, ha dato volti, voci, possibilità di provarci a persone che fino ad un anno fa erano a migliaia di anni luce dalla politica, ha rotto l'incantesimo dei politicanti di carriera, molti dei quali oggi predicano rinnovamento ed innovazione (ma non si rendono conto che la prima cosa decente sarebbe per loro stessi provare a cambiar lavoro).

 

Tre anni fa ho preso una scelta cosciente di darmi da fare per il paese, di fare quella che ho definito in un libello polemico, la Politica Accidentale, lo ho messo in rete perché rappresenta quello che credo sia l'unico futuro per il paese, suscitare talento e voglia di impegnarsi nelle persone, dal basso. Come all'inizio della rivoluzione del punk, come all'inizio del socialismo in Russia, come nelle prime settimane della Rivoluzione Francese. Il meccanismo è il solito, una casta di nobilastri e politici miopi e presbiteriani, rigidi nella loro concezione di chi sia in e chi sia out, non si rendono conto che la marea del popolo sta scollinando, che chi vuol cambiare anche in maniera decisa il paese e la propria vita è a livelli più che strutturali. E il M5S è la prima avvisaglia seria di questo potenziale smottamento dei livelli alti del paese, un'Italia che non ha quasi più saggi per riempire un comitato di dieci persone.

 

Grillo non incarna la mia visione di Politica Accidentale in pieno, ma ne rispecchia lo spirito autopoietico ed eugenetico, la voglia di cambiare le cose. E Crimi ne è un piccolo apostolo. Per quello, tutti lo attaccano, per l'aspetto fisico, per il doppio mento, per l'inesperienza, per la mancanza di riferimenti culturali e sociali simili agli altri parlamentari, ai politicanti che passano il loro tempo a cercar di splendere, citando Gramsci o Vaudelferder. Salviamolo, Crimi, non da se stesso, ma dai vampiri della politica. Ha preso un rischio dieci volte più alto di qualsiasi parlamentare medio del PD o del PDL, ha affrontato un viaggio in cui, sicuramente, la sua sete di giustizia rimane un multiplo di quella di chi vive solo in funzione del partito, della linea congressuale, delle ciane da bar. Mentre attorno milioni di Crimi vanno al lavoro, vengono licenziati, non hanno soldi per pagare il mutuo, si interrogano sul futuro dei loro figli, delle loro città, guardano lo scempio di appalti truccati, di case abusive, di campagne inquinate. Crimi è uno di loro, uno di noi, un soldato semplice in una guerra che dovremmo combattere assieme, e non contro. E' stato scelto con una manciata di voti su internet, dicono i detrattori. A queste persone ricordo, meglio così che le liste fatte durante i baccanali di Arcore o con l'appoggio dei warlord sindacali al sud del paese. Crimi è un soldato in trincea, le bombe mediatiche sono come fango che lo colpiscono. Eppure, con quella faccia un po' così, continua ad alzarsi la mattina, a presentarsi a Montecitorio, a fare il suo lavoro, come un impiegato con un incarico. Perché così dovrebbe essere la politica, il lavoro più noioso del mondo, per lo scopo più nobile del mondo, salvare il futuro. E, si, vaccate ne dice tante, in media con molti altri politici di altri schieramenti, è temperamentale, nervoso, come lo sarebbe chiunque circondato da sciacalli delle testate giornalistiche che cercano il lato debole, vogliono dimostrare con alcune parole fuori dal contesto la follia del progetto Grillo-Casaleggiesco.

 

Salvate Crimi, salvate l'idea stupenda che TUTTI possano arrivare in Parlamento e che TUTTI possano interloquire con i politici da vignetta e da salotto televisivo, senza dover essere lì a chiedere un piacere, ma come pari, come investiti della stessa dignità umana e sociale. Anzi, di una razza superiore, perché conoscono i ritmi della vita vera, della fatica e dello sconcerto. Hanno preso un rischio, molto più di Crozza e dei vari guitti dell'ironia andante.

 

Cosimo Pacciani

autore de La Politica Accidentale

Pubblicato: 03/04/2013 16:12

 

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1 aprile 2013 1 01 /04 /aprile /2013 17:57
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    Stamani, sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio ribadisce perfettamente quello che anch'io scrivo e ripeto da settimane in tivù e sul sito del Fatto. Fino a ieri il Movimento 5 Stelle aveva (al netto delle gaffes e della supponenza) provocato effetti benefici sulla politica italiana. E il no alla fiducia a Bersani era del tutto sacrosanto (Bersani è sempre stato visto, dal movimento, per quello che è: un politico incapace quando andava bene e corresponsabile del disastro quando è andata male. Dargli la fiducia era impensabile). Ieri però occorreva fare dei nomi, un Settis o uno Zagrebelsky, e uscire dallo stallo. Non limitarsi a dire: "Dateci l'incarico". Io so - ne ho certezza, e ce l'ha anche Marco - che all'interno del M5S questa ipotesi è stata più che ventilata: si attendeva lo schianto di Bersani per poi proporre un nome proprio, caro al Movimento, e varare un governo a tema (e a tempo) di 6 mesi-1 anno. Questa linea, che come molti italiani condividevo e auspicavo, è rimasta minoritaria. Ed è stato perso un treno che forse non passerà più (e i grillini verranno eternamente additati come responsabili). Ha vinto la linea del Duri&Puri, dell'ortodossia, dell'integralismo, della "rivoluzione senza ghigliottina". Al netto delle utopie confuse, però, la realtà è che l'unico governo "dei saggi" è ora quello tra Pd e Pdl. Forse M5S ci guadagnerà in termini elettorali (è tutto da dimostrare), ma la sensazione è che sia stata fatta - in nome di un eccesso di purezza - una cazzata mica da ridere.
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1 aprile 2013 1 01 /04 /aprile /2013 17:37


Italia Libera

Movimento politico

 

 Questo Pdl è imbarazzante: è sull'orlo del baratro e dice no a Napolitano

Pubblicato: 30/03/2013 16:26

 

C'è qualcosa di surreale che sta accadendo nel Pdl, il partito che ha unito il centrodestra italiano. Che va oltre la spregiudicatezza di Berlusconi, buona per un manuale per diventare una sorta di Maddof politico, colui che raccoglie il risparmio di tanti promettendo moneta sonante, per cumulare un patrimonio politico individuale. C'è qualcosa di profondo che va oltre i riti servili di corte, le ambizioni di piccolo potere di chi ha vissuto anni di frustrazione, l'abitudine a battere i tacchi di una ciurma che solo qualche mese fa accarezzava la destituzione del comandante, il necessitato parassitismo di una classe divenuta dirigente solo grazie al fatto che il leader li disprezza umanamente come politici di professione, e sentendosi circondato da un branco di falliti non sa distinguere il fine stratega dal miserabile, adulante e infestante parassita.

C'è che il Pdl è un partito senza vita, obiettivi e speranze. Un partito pavloviano che agisce in base a un unico riflesso condizionato: sottrarre il leader dalla morsa del nemico di sempre: i pm, non i "rossi". E che si dedica al compito solo per sopravvivenza, non più per affermare un principio di civiltà giuridica, non più per "garantire la partecipazione di Berlusconi" alla lotta politica a favore del proprio blocco sociale. Ed è per questo che non si tratta di "impresentabili", ma di "imbarazzanti", di inetti, di "buoni a nulla e dunque capaci di tutto".

Forza Italia prima e il Pdl poi sono nati come una forza liberale di massa, capace di riunire laici e cattolici in un disegno in grado di rispondere a una crisi epocale: la fine della Prima Repubblica. Attraverso una "rivoluzione liberale" che l'Italia non ha mai conosciuto, e che avrebbe dovuto portare alla liberazione dalle tre oppressioni fiscale, burocratica e giudiziaria. Una rivoluzione che con la rottura del sistema economico statalista, corporativo e familistico costruito dal fascismo e perfezionato in piena continuità dalla Repubblica costituisce la catena che strangola la libertà e la crescita.

A partire da metà 2011 Berlusconi - che quella forza politica ha intuito prima ancora che progettato, che ha reso popolari idee di una élite fiere della sua irrilevanza - ha travolto, rottamato, snaturato ogni principio. Nonostante Silvio Berlusconi sia stato sulla poltrona di Presidente del Consiglio più a lungo di tutti dalla nascita della Repubbblica, (terzo soltanto dopo Benito Mussolini e Giovanni Giolitti dall'Unità di Italia ad oggi) l'Italia è la nazione in Occidente con la più elevata pressione fiscale, la maggiore spesa pubblica in rapporto al Pil, il più oppressivo sistema tributario, la burocrazia più irresponsabile e meno efficiente, il più elevato debito pubblico, la peggiore recessione in atto. Contemporaneamente il suo sistema istituzionale è giunto al capolinea e il suo sistema giudiziario, sia penale che civile, sono gironi danteschi che solo l'ipocrisia politica dell'ultracasta dei magistrati può considerare nell'alveo della Convenzione di Ginevra e della Carta Costituzionale.

La mutazione genetica letale è evidente nel rapporto con il Pd. Un tempo chiamato Pci-Pds-Ds-Pd al quale ci si dichiarava "uniti solo dal baratro che ci separa", e con cui oggi si dice di volere un duraturo governo di larghe intese, addirittura guidato da Bersani, lasciando ben intendere che del governo, e delle sorti del Paese, poco importa. E che l'unico vero obiettivo sia - come ha ben scritto Fabio Martini su La Stampa di giovedì - "un Capo dello Stato non ostile e che presiede il Csm, ha il potere di grazia e anche quello di nominare i senatori a vita. Tutte prerogative preziose per un imputato sul quale aleggiano diverse possibili condanne in via definitiva". In altre parole un puro e semplice scambio di potere, privo di prospettiva politica.

Da quasi due anni Silvio Berlusconi ha reciso il legame che univa i suoi interessi di imprenditore e di uomo perseguitato dalla giustizia da quelli del suo blocco sociale ed elettorale. Tra la fine del 2010 e l'estate del 2011 ha imposto più tasse su imprese e consumatori di Romano Prodi e Vincenzo Visco. Cento miliardi di euro in tre anni per raggiungere il pareggio di bilancio un anno prima del necessario e affondare nella recessione almeno un anno più degli altri. Solo la dabbenaggine comunicativa e la boria professorale di Mario Monti hanno consentito a Berlusconi di indicare il Presidente del consiglio in carica come il "premier delle tasse", quando al professore si devono solo, in più di quanto architettato da Tremonti, quattro miliardi di Imu sulla prima casa. Il resto è tutto made in Pdl-Lega.

Ora Berlusconi forte di sei milioni di voti persi invece che di quindici, come sarebbe stato lecito attendersi se qualcuno gli avesse fatto uno straccio di concorrenza nel centrodestra, pensa di poter dettare condizioni sotto la minaccia di una sua possibile vittoria elettorale, così come direbbero alcuni sondaggi.

Sondaggi che nessuno dovrebbe nemmeno leggere, visto che Grillo è stato sottostimato di cinque punti e di altrettanti sovrastimato Bersani. E che la crescita del non voto nella stessa misura non è stato neppure oggetto di attenzione. Errori clamorosi, non statistici. E, in ogni caso, se Berlusconi si trovasse a parti rovesciate con Bersani, sarebbe nella bufera, non avendo altri alleati nel mondo che "l'amico Putin".

Bersani è andato totalmente fuori strada e ha palesemente disatteso il preciso mandato ricevuto da Napolitano. Berlusconi invece punta ad eleggere prima il Capo dello Stato, condizionando a questa scelta la nascita di un eventuale governo. Trascurando forse che per eleggere il Capo dello Stato bastano i voti di Bersani e di Monti. E dunque gli conviene venire a più miti consigli per evitare di mettersi da solo nell'angolo e accelerare il suo possibile tracollo giudiziario

Entrambi evitino di distruggere l'Italia. Per Bersani Grillo è "un fascista". Per Berlusconi "ripete i discorsi di Hitler". Entrambi lo usano uno contro l'altro. E Grillo può permettersi di dire - non senza qualche buona ragione - che questi leader sono più un "caso da psichiatria che della politica". Elezioni a breve e con questa legge elettorale rischiano di dare la maggioranza assoluta del Parlamento a Grillo e Casaleggio.

Goldman Sachs ha affermato che Grillo è il principale pericolo per l'Europa. Qualche giorno fa lo aveva scritto Der Spiegel. Altrettanto lucide sono state le parole di Piero Ostellino sul Corriere della Sera di qualche giorno fa. La sera dopo le elezioni lo storico Giordano Bruno Guerri ha paragonato queste elezioni a quelle del Primo dopoguerra, quando socialisti, popolari e liberali non si allearono tra loro per arginare il fascismo appena approdato in Parlamento, paragonando i giovani fascisti di allora con i giovani grillini di oggi.

Occorsero tre anni - dal 1919 al 1922 - a Mussolini per conquistare il potere grazie all'inettitudine dei leader politici di allora. La Storia è maestra, ma noi siamo pessimi allievi. Si eviti che bastino soli sei mesi perché la tragedia si ripeta non in farsa, ma in disastro. Giorgio Napolitano sembra essere ancora l'unico che si sia reso conto del pericolo. Si operi sotto la sua dettatura, non lo si costringa a gettare la spugna

(di Giorgio Stracquadanio)

 

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27 marzo 2013 3 27 /03 /marzo /2013 18:23

Il M5s spiega in un comunicato i motivi della decisione di non votare la fiducia a un governo Bersani: un lungo elenco di mancati provvedimenti e, in ultimo, un motivo che risiede tutto nell'approccio dei vecchi partiti.

 

"Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo"

dicono i 5 Stelle citando Einstein. Ecco l'elenco nel dettaglio:


 Perché di reddito di cittadinanza non ha mai parlato finché non l'ha tirato fuori il M5S;

Perché non ha mai fatto una serie legge anticorruzione;

Perché non ha mai abolito il finanziamento pubblico ai giornali;

Perché ha approvato l'IMU;

Perché non ha mai abolito le provincie;

Perché ci ha regalato la tassa da 4 miliardi servita a pagare i conti di Monte dei Paschi di Siena;

Perché non ha mai fatto la legge sul conflitto di interessi ;

Perché ha ratificato trattati come il Fiscal Compact e il Mes;

Perché si sono accorti solo dopo venti anni che una legge del 1957 rende Berlusconi ineleggibile;

Perché è quello di: "I rimborsi elettorali ci vogliono, se no non sopravviviamo";

Perché la Tav è il progresso;

Perché copia le Parlamentarie del M5S ma poi riserva i posti chiave per i soliti noti (Bindi & Co.);

Perché è quello di "abbiamo una banca";

Perché è quello di Prodi che ci ha portato nell'Euro;

Perché è quello del golpe morbido di Giorgio Napolitano;

Perché "il Lodo Alfano non è un nostro problema, non è la priorità";

Perché è quello dell'indulto;

Perché non ha mai cancellato le leggi "ad personam";

Perché ha contribuito al finanziamento delle missioni di "guerra";

Perché i bombardieri F35 servono per le missioni di pace;

Perché asseriva candidamente in aula che Berlusconi sapeva che non sarebbero state toccate le sue televisioni;

Perché ha fatto da stampella a Berlusconi in tutti questi anni;

Perché 32 parlamentari del PD erano assenti quando si votava la fiducia per lo scudo fiscale, e ne sarebbero bastati 20;

Perché non ha mai cambiato la legge elettorale nè reintrodotto le preferenze;

Perché ha avallato le politiche "a-sociali" del governo Monti;

Perché ha detto sì alle pensioni a 67 anni;

Perché Bersani si scagliò contro l'ordine dei medici dell'Emilia, rei di aver chiesto una moratoria sulla costruzione di nuovi inceneritori;

Perché ha sostenuto la gestione privata dell' acqua, dei rifiuti e del trasporto pubblico a favore di investitori privati e a discapito dei cittadini;

Perché  - conclude - ha collaborato alla sottrazione di risorse alla scuola pubblica, mantenendo i finanziamenti alla scuola privata".

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26 marzo 2013 2 26 /03 /marzo /2013 17:25

 

... Se ci si proponeva di aprire la vecchia politica come una scatoletta di tonno, appare sempre più evidente che le modalità per farlo rischiano di rivelarsi più friabili del grissino con cui qualcuno tagliava quel tonno in TV.

 

Ma non c’è niente da ridere, anche per gli osservatori – come il sottoscritto – che in questi mesi si sono impegnati a sostenere che l’Antipolitica era soltanto ricerca di un’Altra Politica. Perché qui è la politica, vecchia o nuova che sia, a difettare.

 

O meglio, una politica ce l’ha l’illusionista Berlusconi, che ancora una volta è riuscito a convincere pubblica opinione e sistema mediatico che la sua menzogna è verità cristallina: ha perso 6,5 milioni di voti e può andare in giro impancandosi a vincitore. Anzi, si permette impunemente di dettare condizioni.

 

Può farlo perché gli altri non sanno che pesci prendere: questa è la (tristissima) verità. La verità per cui il meccanismo dello star-system applicato alla politica si rivela un ottimo strumento di conquista del potere. Con il piccolo inconveniente che poi non si sa cosa farne. Politicamente.

 

Difatti la cabina di regia del M5S, sperduta tra Sant’Ilario e Milano, cerca disperatamente di prendere tempo nella speranza che l’establishment politico si ricomponga nell’eterno inciucione chiamato “Grande Coalizione” e – così facendo – riesca a far marcire definitivamente la Seconda Repubblica. Con il piccolo inconveniente che in putrefazione ci finisce pure l’intero Paese.

 

PIERFRANCO PELLIZZETTI, Altra Politica o eterno inciucio?, Micromega, marzo 2013

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18 marzo 2013 1 18 /03 /marzo /2013 18:02

  

Che il Presidente della Repubblica si preoccupi di conservare l'equilibrio tra i poteri dello Stato fa parte delle sue funzioni fondamentali.

 

Che cerchi di incanalare nell'alveo costituzionale situazioni pericolose per le istituzioni democratiche è comprensibile.

 

Ma francamente e con tutto il rispetto dovuto ad un Presidente che ha saputo svolgere il suo ruolo in maniera equilibrata e positiva, il primo dei due comunicati, emesso al termine dell'incontro con la delegazione del Pdl sembra rispondere più ad una logica di equidistanza che di equilibrio. E contiene una dose di ambiguità, che ha permesso interpretazioni disparate e sbilanciate delle sue parole. 

 

… la situazione che doveva a fronteggiare non era quella di un conflitto provocato da posizioni assunte dalle due parti, da richiamare entrambe all'ordine e al rispetto della Costituzione. No. Il contesto era quello di una intimidazione al potere giudiziario, più precisamente a giudici che stanno conducendo processi prossimi al giudizio finale, condotta da un folto gruppo di parlamentari che sono penetrati nel palazzo di giustizia di Milano e sono arrivati fino all'aula in cui si sta svolgendo uno di quei processi

 

… e in questa vicenda c'è un bene supremo da tutelare: l'eguaglianza dei cittadini di fronte alla giurisdizione, che non può essere inflessibile per i poveri Cristi e di mani larghissime per gli imputati "eccellenti".

 

E ancora c'è da tutelare lo Stato costituzionale di diritto, che non può consentire a nessuno di dichiarare

  • che la magistratura è peggiore della mafia e 
  • che chi è stato votato dal popolo non deve rispondere dei reati commessi. 

 

di Mauro Volpi, da il manifesto, 15 marzo 2013

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