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9 febbraio 2011 3 09 /02 /febbraio /2011 15:54
  1. Nell'incontro tra persone ci sono vari atteggiamenti:

  2. c'è l'atteggiamento didattico, ed è quello della persona che si sente sempre in condizione e in dovere di insegnare, di spiegare, di dire la sua;
  3. c'è l'atteggiamento colloquiale, cioè si comunica, io dico la mia poi ascolto la tua, e insieme arriviamo, ove e per quanto è possibile, ad una risoluzione
  4. c'è l'atteggiamento rivolto al comprendere, senza altra finalità che capire.
  5.  

    Non mi reputo così umile dal voler sempre condividere e ancor meno "solo ascoltare".

     

    Ma mi danno fastidio quelli che voglio sempre spiegarti come avresti "dovuto fare".  Quando sbagli non ti serve sapere come avresti dovuto fare, è l'unica cosa che sai già. Tutt'al più serve un incoraggiamento, una pacca sulla spalla, o una spalla su cui piangere.

     

    Purtroppo è abitudine diffusa. Sono tanti, soprattutto i più "prossimi", quelli con cui convivi, che non perdono occasione per farsi mandare al diavolo.  

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3 febbraio 2011 4 03 /02 /febbraio /2011 09:20

Fino a non molto tempo fa il treppiedi mi faceva sorridere.

 

Consideravo "fanatici" quelli che montavano il treppiedi, e perdevano interi minuti a controllare luce e messe a fuoco alla caccia della foto perfetta.

 

Ora sto rivalutandoli, perché vado sempre più avvertendo i piccoli errori immancabilmente presenti nelle mie foto, e questo nonostante i trattamenti post-produzione cui le sottopongo. Sono belle ma...!

 

E' la differenza tra il dilettante e il professionista. Il bello esige anche la tecnica e senza la tecnica le idee vengono sprecate.

 

Devo convincermi che non tutte le foto sono istantanee, anzi sono rare, che l'istantanea è la più difficile da eseguire.

 

Una messa fuoco imprecisa, una luce mal dosata, una povertà di regia con conseguente confusione sono errori. Sono errori e come tali mai scusabili.

 

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17 dicembre 2010 5 17 /12 /dicembre /2010 08:21

 

Cara GEA

Socrate non scrisse niente, lui chiacchierava, Platone non amava scrivere ma scrisse immaginando  di parlare, e io ?

 

Io non sono che uno dei 5.000.000.000 (in numero fa più impressione) di persone in giro per l'universo imbarcato sulla tua astronave, cara GEA,  e non sono certo né Socrate né Platone, ma da loro imparo,  pertanto cercherò di fare altrettanto.

   

Con chi parlare? Me lo son chiesto e, dapprima  ho pensato a una Beatrice o altra figura simile, poi ho scelto te, GEA.

 

Ti immaginerò come una donna saggia e matura, come appari nelle decorazioni vasali ateniesi dove venivi ritratta come una donna dall’aspetto matronale che emergeva dalla terra soltanto per metà. Sarai tu la mia musa, la mia confidente, la mia ispiratrice.

 

In realtà io ti amo, GEA. Tu rappresenti la madre terra in cui per metà affondo, anche se l'altra metà mia punta altrove. Infatti il pensiero della morte, della dipartita, mi fa soffrire solo quando penso a quello che lascio:  i colori, i sapori, le forme, i fiori, i tramonti, l'universo apparentemente infinito o il suo piccolo sempre più divisibile. Cioè soffro pensando alla tua assenza, ma  spero, spero ci sia dell'altro e lo cerco.

 

Confidarmi con te, tanto matrona da essere quasi asessuata pur nella tua sensibilità e intuito femminile, sarà come parlare con me stesso. I miei monologhi possono e voglio diventino dialoghi.

 

Pertanto d'ora in poi, su questo blog, svilupperò il mio pensiero con te. Lo svilupperò in forma di lettere o in forma di dialogo  o altro, e sempre a te mi riferirò, a te spiegherò o racconterò.

 

In fede

Piero

 

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10 dicembre 2010 5 10 /12 /dicembre /2010 22:15

 

Per ben due volte ho cercato di aprire un blog. La prima volta fu un disastro, ingenuo non mi resi conto che lavorare sul web è come lavorare in una casa di vetro, tutto aperto a tutti. E' successo che gli amici di cui volevo solo tener cara memoria non la pensavano come me e protestarono. Protestarono per la loro presenza in una casa trasparente, in una casa non loro.

 

Ora sono al secondo tentativo e il blog mi pare avviato. Ma durante utilizzo sono sorte altre domande, domande relative al "come". Infatti se voglio avere dei lettori, e cominciano ad esserci, devo darmi uno stile, devo individuare la platea e darmi un tema di fondo su cui incollare il post-it del momento.

 

Nel 400 a.c. Socrate insegnava che la verità è vera e non un'opinione solo se è oggettiva ed universale. Il suo è un insegamento maledettamente valido anche oggi.  I miei "mal di pancia" non significano niente per gli altri, anche se sono veri, perciò non devono essere recepiti nel Blog, non interessano a nessuno e non portano niente.

 

Un articolo sul blog deve avere le caratteristiche di una bella foto. Come per una bella foto alla verità serve l'oggetto e la tecnica.  Il fotografo deve individuare con "chiarezza" l'oggetto da fissare in memoria e valutarne l'interesse per il "cliente", chiunque esso sia, dal lettore del giornale al gruppo di amici cui la foto è destinata.

Solo allora fa ricorso alla tecnica, cioé al dove collocare l'oggetto, mediante uno sfondo e un taglio che meglio l'esaltino, all'individuazione della luce che meglio l'evidenzi, alla migliore messa a fuoco arricchita dai tanti trucchi del diaframma.

 

Infine una nota personale. Io non amo fare filmini, non amo usare la telecamera, mentre amo la fotografia. Pertanto anche nel blog giudico noiosi gli articoli lunghi, le frasi troppo articolate con i soggetti da cercare alla "ciceronesca" maniera. I miei scrittori preferiti per stile sono Cesare e Macchiavelli. Concreti e sintetici. A "noiso" fa compagnia l'aggettivo "inutile", inutile perché nessuno li legge.

 

Quindi ho deciso di individuare una persona cui indirizzare i miei articoli, cui raccontare quello che mi passa in mente. A questa persona darò un nome sarà il mio interlocutore d'ora in poi. A lui racconterò e mi racconterò... ma solo se ne vale la pena.   

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3 novembre 2010 3 03 /11 /novembre /2010 10:45

 

 Nei nove giorni di rianimazione,  
 a luce diffusa e sempre uguale  
 fino a non sapere se fosse giorno o notte,  
 la notizia, portata dall'unico familiare  
 che facevano entrare (per 30 minuti e solo una volta al giorno),  
 la notizia del vostro tam-tam mi faceva sorridere compiaciuto.  
   
 Ero nudo, ero pieno di aghi e sonde,  
 ma il vostro tam-tam  
 mi riempiva il pensiero e addolciva il momento. 
   
 … e basta così,  
 chi mi conosce sa che non sono un romantico.  
   
 Non so se questa è l'amicizia,  
 vi testimonio solo quello che ho provato  
 e lo faccio per dirvi grazie. 
   
 23 marzo 2007  
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30 ottobre 2010 6 30 /10 /ottobre /2010 09:08
 

Una corrispondenza

Cara Bianca

non so se questo possa servirti da incoraggiamento, comunque ti informo di aver
ripreso gli studi. Non stata una decisione facile, ma ho concluso per il si.
L'anno sabatico (diciamo quasi due) a cui il terremoto mi ha costretto li ho
avvertiti pesantemente.

Come sono arrivato alla decisione? Semplice. Voglio continuare a vivere fino in
fondo la mia età. Non ho, né voglio, altre finalità.

M'è sempre piaciuto cercare di capire quello che stavo facendo o quello che
dovevo fare. La storia e le raccolte o collezioni non sono state mai una mia
priorità o un mio piacere. Mai ho fatto il collezionaista, ma la storia la
reputo importante, la esamino per fare chiarezza sul presente o in funzione
analogica per il futuro, cioè per estrapolarne una previsione.

Caratterialmente amo l'attuale. E oggi la mia attualità è la terza età, il mio
futuro è lo "stop". Ci sarà qualcosa dopo? e se c'é chi a detto il vero: Budda,
Maometto o Cristo o altri? e Cristo che cosa ha detto veramente? Reputo che
questa sia Teologia, o almeno quella che cerco io, o almeno una fatica che possa
avvicinare un po' alla verità.

Ecco perché nonostante la pigrizia dell'età decisi allora, al mio primo giorno
da pensionato, di riprendere i libri in mano e ora, per l'identico motivo,
prendo i libri in mano ancora una volta.

Un caro saluto
Piero

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30 ottobre 2010 6 30 /10 /ottobre /2010 08:08

 

"E' ben misera cosa un vecchio,
un mantello stracciato sopra uno stecco,
a meno che l'anima non batta le mani e canti,
e canti più forte per ogni brandello
della sua veste mortale…"


(W.B.Yeats, poeta irlandese)

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30 ottobre 2010 6 30 /10 /ottobre /2010 08:06

lunedì 2 novembre 2009

Salmo 131
 Signore, non si inorgoglisce il mio cuore
e non si leva con superbia il mio sguardo;
non vado in cerca di cose grandi,
superiori alle mie forze.

Io sono tranquillo e sereno
come bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è l'anima mia.

Speri Israele nel Signore,
ora e sempre.

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30 ottobre 2010 6 30 /10 /ottobre /2010 08:05

Il silenzio permette di ascoltare, di mettere a fuoco, di riflettere, di imparare, di coordinare idee, di ricordare e quindi di arricchirsi. Questo silenzio riguarda la mente, non le orecchie.

Televisione, giornali e radio ci bombardano di informazioni, disparate, senza filtro.

Mi gingillo fra mille scoppiettii ma non creo struttura. Quando vado a stringere non ricordo niente, non mi rimane nulla, scopro solo qualche ruga in più. Ho perso del tempo, quel tempo che è la mia unica e vera ricchezza.

Preferisco il sudoku! So di perdere tempo, ma almeno occupo la mente senza immettere false luci, inutili informazioni che saturano la mente senza saziarla

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30 ottobre 2010 6 30 /10 /ottobre /2010 07:46

martedì 10 novembre 2009

Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie - oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.
(Is 55,8-9)

Ho sempre a mente questo brano di Isaia, m’è diventata una regola di vita. E’ la mia forma di rispetto nei Suoi riguardi.

 Vorrei tanto capirlo, ascoltarlo… e invece vivo nel chiasso.

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Présentation

  • : Blog di Piero Azzena
  • : Questo blog è solo la mia voce, resa libera dall'età. Questo blog è un memo, seppur disinvolto nei tempi e nei modi, dove chioso su argomenti la cui unica caratteristica è l'aver attirato la mia attenzione. Temi esposti man mano che si presentano, senza cura di organicità o apprensione per possibili contraddizioni. Temi portati a nudo, liberi da incrostazioni , franchi e leali.
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