La lettura iniziale vuole creare nostalgia dei tempi passati.
Ascoltando Luca, agli inizi tutto appare quasi idilliaco: “erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.” Eppure sappiamo che non era così. E a dircelo è lo stesso Luca.
Nel racconto degli Atti, infatti, la prima comunità di Gerusalemme non è presentata come una fotografia perfetta di un momento storico, ma come un ideale teologico: ciò verso cui la Chiesa tende, non ciò che realizza automaticamente. Con grande onestà intellettuale, Luca non nasconde le crepe che attraversavano quelle comunità. Ci ricorda che l’unità non è un dato umano, ma un dono dello Spirito, da accogliere e da conquistare ogni giorno, tra mille difficoltà.
Basta ricordare alcuni degli episodi più evidenti presenti nel testo del racconto degli Atti per intuire che aria si respirava dopo l’assassinio di Gesù:
- Di Anania e Saffira (At 5,1–11), in linea con il detto che “i soldi non fanno la felicità, ma rendono più sereni”.
- Del conflitto interno di natura etnica e sociale che portò all’istituzione dei diaconi. Mi riferisco al contrasto perché le vedove degli Ellenisti (ebrei di lingua greca) venivano trascurate nel servizio quotidiano a favore di quelle degli Ebrei (di lingua aramaica) (At 6,1–6).
- Del dibattito sulla necessità della circoncisione per i pagani che mostra una frattura dottrinale profonda, ricucita alla meglio dal concilio di Gerusalemme (At 15,1–35).
- Del conflitto tra Paolo e Barnaba) su Marco. Una divergenza così seria da portarli a separarsi (At 15,36–41).
Ma questo realismo non appartiene solo a Luca:
- Pietro, nella sua lettera, sente il bisogno di ricordare che la meta della fede è la salvezza (1Pt 1,9). Segno che qualcuno rischiava di perderla di vista. Per questo scrive: «anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove» lo sguardo non va fissato sul presente, ma sul futuro che Dio promette.
- Il vangelo di Giovanni ci racconta invece di un Tommaso restio a credere che sia possibile risorgere, cioè che esista un altro tipo di vita. Eppure Tommaso non era l’ultimo arrivato, era con Gesù dagli inizi. Anche lui, potremmo dire, non aveva ancora capito. Perché credere nella vita oltre la morte non è il risultato di un ragionamento, ma un dono. Chi non ha mai avuto dubbi alzi la mano.
Queste considerazioni su chi visse quei giorni che seguirono la morte di Gesù, portano a rivalutare la frazione di tempo che è concessa a ognuno di noi 2000 anni dopo. Noi siamo come loro.
Paul Tillich nel suo libro “L’irrilevanza e la rilevanza del messaggio cristiano per l’umanità oggi” descrive noi con gli stessi difetti che Luca, Giovanni e Pietro rilevarono allora.
Ma allora come oggi essere cristiani non significa aver risolto quelle domande, ma accettare di vivere dentro quel conflitto senza scappare. La "rilevanza" del messaggio cristiano oggi sta proprio nel fatto che non è una ricetta magica, ma una forza critica che ci impedisce di accontentarci del "si è sempre fatto così".
Eccone alcune, cui fa seguito la domanda “ma basta per ritenerti cristiano”?
- sì, c’è un’anima… ma basta questo per dirsi cristiani?
- sì, c’è un futuro… ma incide davvero sul presente?
- io ho più ragione di te… oppure cerco la comunione?
- ho quel tanto che basta per stare tranquillo… purché non si sappia troppo in giro?
- in fondo, insieme si sta bene… ma è questo il Vangelo?
Forse la vera domanda pasquale non è se siamo perfetti come gli apostoli (perché non lo erano), ma se siamo disposti, come loro, a lasciarci scomodare da Dio, se crediamo davvero che lo Spirito possa ancora fare nuove tutte le cose, a partire da noi?
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Domenica 12-04-2026
At 2,42-47
Dagli Atti degli Apostoli
[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.
Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.
Sal 117
Dica Israele: «Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne: «Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore: «Il suo amore è per sempre».
Mi avevano spinto con forza per farmi cadere, ma il Signore è stato il mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore, egli è stato la mia salvezza.
Grida di giubilo e di vittoria nelle tende dei giusti: la destra del Signore ha fatto prodezze.
La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci in esso ed esultiamo!
1Pt 1,3-9
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo
Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo.
Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco –, torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà.
Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.
Gv 20,19-31
Dal Vangelo secondo Giovanni
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».
Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.