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10 agosto 2025 7 10 /08 /agosto /2025 10:11

La liturgia di oggi sviluppa il concetto di “fede”. E lo sviluppa nei suoi parametri fondamentali: di colloquio con Dio (preghiera) e delle regole per vivere a Lui collegate (etica).

 

Sul tema della fede come colloquio con invisibili presenze, l’antropologo Franco La Cecla ha scritto un libro dal titolo significativo "Convincere Dio” (Einaudi, 2024).

 

In cui ci ricorda che "dietro alla parola «credere» c’è tutta l’ambiguità di un verbo che ha un doppio significato: di essere sicuri e insieme di dubitare" e invita a ripensare profondamente il concetto di preghiera, liberandolo dalle strettoie delle interpretazioni puramente religiose o spirituali che spesso caratterizzano il nostro pensiero occidentale.

 

Egli sostiene che l'Occidente, con la sua presunta razionalità e il suo scetticismo scientifico, ha commesso una "gaffe" storica, relegando la preghiera a un fenomeno del passato, quasi una forma di superstizione primitiva. In realtà, l'atto di rivolgersi a presenze invisibili (che siano divinità, spiriti, antenati o anche semplicemente il futuro come concetto astratto) è intrinseco all'esperienza umana in tutte le culture e in tutte le epoche.

 

Il cuore dell'argomentazione di La Cecla è che la preghiera non è un mero atto passivo di supplica, ma una forma di "violenza" o "costrizione" su qualche divinità, un tentativo di "convincerlo" o "costringerlo" a concedere ciò che si desidera.

 

Questa prospettiva, che può sembrare provocatoria, affonda le radici in un'analisi antropologica profonda, che rivela come in molte culture l'insistenza, la ripetizione (come nel rosario o nei mantra) e persino la "diplomazia" siano elementi fondamentali per attirare l'attenzione del divino e ottenere risultati.

 

Eppure dopo aver ascoltato le letture della liturgia di questa domenica, le parole di  La Cecla mi pare manchino di qualcosa. Le letture liturgiche introducono sfumature che mi sembrano mancare nell’analisi dell’antropologo.

 

L’autore della Sapienza affida questa propensione umana a rivolgersi a presenze invisibili non a un istinto ma a una rivelazione, a un contatto. Infatti egli scrive che “La notte [della liberazione] fu preannunciata ai nostri padri, perché avessero coraggio”.

 

Anche il salmista a questo crede, quando scrive che di un popolo “che egli ha scelto come sua eredità”.

 

Paolo, nel breve brano proposto dalla liturgia, traccia la linea continua di questa rivelazione. Tende a dimostrare, o almeno a ricordarci, che il popolo ebraico si è mosso su indicazioni precise dall’alto, vere perché confermate dai fatti. Una storia, quella di Israele che diviene testimonianza.

  

L’evangelista Luca condivide il pensiero Paolino,  lo condivide talmente che tali parole le fa pronunciare dallo stesso Gesù. Inoltre gli fa allargare lo spettro sottoposto alla fede, cioè alla presenza di invisibili nella nostra vita di tutti i giorni. E allora le considerazioni di Gesù finiscono per rivelarci che  

  1. noi non siamo i padroni di quello che ci circonda e neppure di noi stessi, siamo semplici amministratori;
  2. ed essendo amministratori siamo tenuti a rendicontare; 
  3. ovviamente a questo consegue una valutazione cui, volenti o nolenti, saremo sottoposti, perché ci aspetta un dopo. Possiamo dubitarne, crogiolarci nel dubbio, ma i giorni trascorrono inesorabili e dobbiamo essere consci di cosa ci stiamo giocando.

 

 

Domenica 10-08-2025

 

Sap 18,6-9

Dal libro della Sapienza

La notte [della liberazione] fu preannunciata ai nostri padri,

perché avessero coraggio,

sapendo bene a quali giuramenti avevano prestato fedeltà.

Il tuo popolo infatti era in attesa

della salvezza dei giusti, della rovina dei nemici.

Difatti come punisti gli avversari,

così glorificasti noi, chiamandoci a te.

I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto

e si imposero, concordi, questa legge divina:

di condividere allo stesso modo successi e pericoli,

intonando subito le sacre lodi dei padri.

 

Sal 32

Esultate, o giusti, nel Signore; per gli uomini retti è bella la lode.

Beata la nazione che ha il Signore come Dio, il popolo che egli ha scelto come sua eredità.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme, su chi spera nel suo amore,

per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame.

L’anima nostra attende il Signore: egli è nostro aiuto e nostro scudo.

Su di noi sia il tuo amore, Signore, come da te noi speriamo.

 

Eb 11,1-2.8-19

Dalla lettera agli Ebrei

Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. 

  • Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.
  • Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
  • Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
  • Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.
  • Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra. Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio. Ha preparato infatti per loro una città.
  • Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.

 

Lc 12,32-48

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.

  • Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
  • Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
  • Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
  • Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

 

Allora Pietro disse: 

«Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».

Il Signore rispose: 

«Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? 

Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.

 

Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.

 

Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

 

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