sabato 26 dicembre 2009
Non sono per le guerre di religione, ma non accetto né una confusa idea di Dio né la mancanza di chiarezza sul fare, che il credere comporta, cioè non sono per il Nirvana, o per la goccia che ritorna all’oceano, o per gli esercizi di serenità che ci accostano all’infinito, o altro di simili.
Accetto l’esigenza di ”infinito” che queste forme manifestano, ma le limito al subliminare, alla ricerca e al bisogno di Dio. Esse non sono un ascendere a Dio, non sono la soluzione.
In tutti e tre i sinottici viene presentato un personaggio che cerca, e in questa sua ricerca si rivolge al Cristo con una domanda ben precisa “che devo fare per avere la vita eterna” (Mt 19,26 – Mc 10,27 – Lc 18,27). Chiede che “debbo fare” e non “che ne pensi di”, siamo alla domanda conclusiva, quella del dunque.
La risposta di Cristo è laconica ma ancor più lapidario è il suo commento, quando questi non accetta la risposta, “all’uomo è impossibile”.
Tradotto significa che l’uomo, invischiato in mille cose (benessere, salute, sicurezza, cultura, scienze, fantasie, piaceri, posizione sociale, affetti, abilità, etc) non può e non vuole seguirlo, non ha bisogno di Lui perché Lui questi valori non li soddisfa. Ma aver bisogno di Lui e seguirlo è l’unica strada percorribile verso il Cielo.
Oggi però è Natale, oggi ricordiamo che è Lui a scendere e che a noi uomini non vien chiesto di salire da nessuna parte. Dio, su questo ci giudica incapaci e lo siamo, anche se non ci crediamo. Accettare il Natale è accettare il giudizio su questa particolare incapacità dell'uomo.
Lo sforzo richiesto è di incontrarlo e di fare la scelta chiave: seguirlo o meno, cioè porre Lui come valore unico e fondamentale in tutti i giudizi, in tutte le decisioni.
Buon Natale