Nella vita l'unica cosa certa è la morte, cioè l'unica cosa di cui non si può sapere nulla con certezza.
Nella vita l'unica cosa certa è la morte, cioè l'unica cosa di cui non si può sapere nulla con certezza. ( Kierkegaard)
Chi sono
Ciò che mi muove è la curiosità, però curo una curiosità particolare...
la sola specie di curiosità che meriti di essere praticata con una certa ostinazione:
non già quella che cerca di assimilare ciò che conviene conoscere,
ma quella che consente di smarrire le proprie certezze
(Michel Foucault)
Sono vecchio perché ho tanti anni, però penso che ...
Invecchiare non sia un mero processo fisiologico ma una forma d'arte,
e solo coltivandola potremo fare della nostra vecchiaia una "struttura estetica"
e incarnare il ruolo archetipico dell'avo,
custode della memoria e tramite alla forza del passato."
(J. Hillman, psichiatra)
Le virtù che ancora coltivo
Nella vita l'unica cosa certa è la morte, cioè l'unica cosa di cui non si può sapere nulla con certezza.
Nella vita l'unica cosa certa è la morte, cioè l'unica cosa di cui non si può sapere nulla con certezza. ( Kierkegaard)
Non sono intelligente, ma sono caparbio.
E' così che mi procuro il tempo per capire.
Mi trovo d'accordo con Papa Francesco quando dice che "Di fronte a una persona malata serve lo sforzo di tutti". E sono d'accordo anche quando dice che "la scienza ha dei limiti da rispettare per il bene dell'uomo".
Ma il discorso così è monco. Vorrei onesta chiarezza quando si parla del "bene dell'uomo".
A me pare un atto di orgoglio, l'orgoglio degli inutili, ateismo autentico.
Credevamo di essere individui, e invece siamo "superorganismi". Con trilioni di esseri viventi che lavorano per noi in un ambiente tanto prospero e inesplorato quanto il cuore dell' Amazzonia.
C'è un software che contiene il progetto di me (il DNA) moltiplicato uguale in 10 trilioni di cellule. E c'è un organismo assemblato, costruito con questi 10 trilioni di cellule che sono degli autentici mini computer, tutte uguali ed in grado di autoalimentarsi allo scopo di eseguire la porzione di software affidatale dal progetto, cioè partecipano alla sinfonia complessiva che è l'uomo, in un frenetico replicarsi e rapido morire.
E questo super organismo non vive da solo. Infatti dove finisce un uomo iniziano i suoi batteri. E la linea di confine tra i due mondi è più sottile di quanto si creda. Fra i 10 trilioni di cellule che formano un organismo e i 100 trilioni di batteri che vivono in simbiosi con ciascun individuo esiste un rapporto di uno a 10 che ci vede in schiacciante minoranza.
Così alla domanda sull'uomo, su cosa sia l'anima o il corpo, non rispondo. Non rispondo perché sono troppi i concetti ereditati dai nostri avi da chiarire ed eventualmente sostituire.
L'infinito non finire
di Marcello Fois
del 5 dicembre 2013
Ho tradito
Ho tradito senza capire.
Quando quello che vedevo mi pareva l’immagine di qualcosa di cui dovevo,
per forza, accontentarmi.
Lì, precisamente, ho tradito.
Ho tradito anche quando mi sono convinto d’essere portatore di specialità.
Come se, ostinatamente, balzassi dal baratro all’apice di me stesso.
Ho tradito
nel momento stesso in cui ho pensato che l’unico modo per difendermi dal senso di inferiorità
fosse quello di dichiararmi, a tutti i costi, superiore.
Io ho fatto il turista a casa mia.
Certo.
Nella terra/spiaggia.
Nella terra/ciambella.
Nella terra/vacanza.
Io ho visto bene me stesso col costume della festa.
E mi sono visto come gli altri mi vedevano, non com’ero.
Perché adattarsi allo sguardo altrui può diventare una forma di sopravvivenza,
ma anche una forma di eutanasia.
Io non c’ero, semplicemente.
E quello che c’era non ero io, ma l’immagine di me:
taciturno,
amico fedelissimo,
gran lavoratore…
Sardo-sardo, troglodita di lusso, amorevolmente dimesso eppure diffidente e distante.
Con memoria d’elefante e vellutino, e, oggettivamente, piccolo di statura…
Ma ben fatto.
Sardo-sardo.
Oh…
Ho condotto eserciti di amici continentali in giro per spiagge
sforzandomi di mettergli a disposizione quanto di meglio possedessi.
Ho fatto il tour operator di me stesso:
mi sono guardato ballare anziché imparare a ballare,
mi sono sentito parlare anziché imparare a parlare.
Ho vestito il costume senza metterci il cuore dentro.
Ho visto
in questa terra
anime straordinarie che si ostacolano il cielo con recinzioni invalicabili.
E sono prigioniere di loro stesse.
Ho visto, per questo, anime straordinarie diventare stracci.
Ho visto anime piccole e grevi accontentarsi.
Ho sentito la loro invidia che mi fiatava sul collo.
E quanti ne ho visto di fantocci privi di talento
imprecare contro il talento
Questo quanto vedo,
quanto ho visto io di me,
ma non è detto che il mio sguardo mi appartenga,
forse da qualche parte c’è qualcuno che,
meglio di me,
guarda la mia immagine.
Se poi, nel cercare di capire come può essere
che anche dall’ombra possa scaturire un senso,
vi trovaste a passare da queste parti,
ebbene è da qui, da qui soltanto, che bisogna partire,
perché questo è il posto giusto,
di bellezza violata,
di roccia stuprata,
d’acqua strozzata nell’arteria di cemento armato.
Da qui, da questo centro, ha origine
l’infinito non finire…
La bruttura sopra ogni bellezza,
lo svelamento senza mistero,
la profanazione che, da sempre,
non prevede rispetto.
L’infinito non finire
Se vi trovaste a passare da queste parti
ricordateci di quando ci piacevano
le vittorie,
ma anche le disfatte. Eterne.
L’infinito non finire
Sarebbe onorevole sapere
Di perderti da solo
E da solo ritrovarti…
Semmai, per caso, fossi nato da queste parti…
Senza nulla togliere a DIO, anzi tutto a Lui riconoscendo che questa meraviglia ha creato, più passano gli anni e più mi sento un progetto, questo progetto.

Il progetto che mi ha realizzato, il progetto che mi permetterà di essere ancora io quando il resto tornerà polvere e diverrò un software stabilizzato, cioè senza entropie, cioè eterno.
Il segreto della felicità
non è di far sempre ciò che si vuole,
ma di voler sempre ciò che si fa.
Lev Tolstoj