Cara Gea
Ormai l'età mi permette di non aver necessità d'atteggiamenti reverenziali. Sono libero, libero di accettare o non accettare le altrui idee. Ma anche alla mia età la libertà ha il solito grande nemico: l'inganno.
Per "inganno" intendo il messaggio subliminale presente ovunque. Esso è trasmesso attraverso scritte, suoni o immagini che nascondono al loro interno, come in un codice cifrato, ulteriori frasi o immagini avulse dal contesto iniziale e che rimangono inconsapevolmente nella tua memoria. Questo messaggio meno evidente c'è sempre, sia in colloquio subdolo, sia in quello carezzevole e, persino, in quello ingenuo. Petanto quando ascolto, quando guardo, quando rifletto sul sentito o sul visto, mi sforzo di filtrare le mie acquisizioni ripetendomi a ritornello: "cui prodest?"
La locuzione latina "cui prodest?", Wikipedia spiega che deriva dalle parole pronunciate da Medea nell'omonima tragedia di Seneca. Ella afferma: "cui prodest scelus, is fecit", cioè "colui al quale il crimine porta vantaggi, egli l'ha compiuto". ... Il concetto espresso da Medea è alla base di ogni ricerca investigativa: la scoperta di un possibile movente favorisce anche la scoperta del colpevole, o comunque limita il numero dei sospettati. Ma anche nella vita di ogni giorno, domandarsi sempre "cui prodest?" - altrimenti reso con "Cui bono?" - aiuta a rintracciare i fini ultimi e i reali interessi che leggi, decreti o semplici decisioni nascondono, al di là degli alti ideali che sembrano proporsi e garantire. "
L'italiano lo capisco, ne conosco le sfumature nei sinonimi utilizzati e nei toni teatrali con cui quelle parole si propongono, così come conosco l'uso dell'immagine nei suoi tagli e dosaggi di luce. Ma la realtà è oltre le parole che odo, oltre le immagini che avverto, ci sono altri "perché" cui devo rispondere per afferrare il momento, per onestà verso me stesso: perché ora? perché così? Il vero messaggio è nella risposta a questi perché.
Purtroppo solo raramente la risposta corrisponde esattamente ai suoni e alle immagini fisicamente avvertiti, ma la libertà esige chiarezza sui contenuti ricevuti e sugli obiettivi di chi ti sta davanti. Poi, per stanchezza, alla libertà si può rinunciare, ci si può far trasportare, ma almeno si deve essere consci di cosa si sta concedendo.
Un caro saluto