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26 maggio 2013 7 26 /05 /maggio /2013 02:50

 

La libertà di espressione dei cittadini è un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione. Le norme che regolano la proprietà intellettuale no. 


Non giochiamo con le parole. Se vogliamo ugualmente dedicarci all’analisi delle priorità anche qui non ci sono discussioni possibili: PRIMA vengono i diritti dei cittadini (in questo caso non tanto quella alla libera espressione quanto quello alla conoscenza) e POI tutto il resto. 

 

In particolare il diritto d’autore nasce e rimane un diritto temporaneo (la cui temporaneità è stata ripetutamente violentata negli ultimi 60 anni).  Un diritto vecchio di qualche secolo per remunerare TEMPORANEAMENTE gli autori delle opere dell’ingegno. 

 

Terminato questo breve periodo (all’inizio erano 14 anni) le opere dell’ingegno tornano nell’alveo naturale previsto dalle società evolute: diventano di pubblico dominio. Perché solo attraverso la condivisione della conoscenza le nostre società progrediscono.

 

Non è difficile: il pubblico dominio è la regola, il copyright l’eccezione.

 

MASSIMO MANTELLINI  da ilPost.it del 24 maggio 2013

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23 maggio 2013 4 23 /05 /maggio /2013 10:34

 

Il tempo scorre per tutti anche per Ulisse/Odisseo, e lascia il segno. 

 

Mentre i mortali e gli dei

- sulla terra vivono le loro avventure,

- sulle vette dell'Olimpo gli stessi dei si riuniscono e prendono le loro decisioni in obbedienza ai voleri del Fato,

- Atena si impone a Poseidon,

 - Zeus comanda ad Ermes di trasmettere i suoi voleri,

 

…   l'epica trascolora in una splendida fiaba nel corso della quale avviene un fatto strano: cambia il carattere del protagonista ed anche quello del figlio Telemaco. Quest'ultimo da adolescente diventa uomo e il suo mutamento è un fatto di natura, ma diverso è il caso di Odisseo.

 

Odisseo era maestro di inganni quando combatteva sotto le mura di Troia, furbo quanto nessuno, suadente per ingannare o convincere; è lui che guida le decisioni di Agamennone, è lui che ricostruisce un rapporto tra il re di Argo e Achille ed infine sarà lui a immaginare il cavallo, la trappola mortale per Ilio e la sua gente.

Ma l'uomo che torna a Itaca è diverso da quello che vent'anni prima ne era partito.

 

La capacità di ingannare e mentire non l'ha perduta, anzi è ancor più vigile, ma ad essa si è aggiunta un'esperienza e una saggezza che prima non aveva ed è l'incontro con Atena che ne fa il primo eroe della modernità, non a caso cantato da Dante come maestro di anime. Ricordate? "Fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtute e conoscenza".

 

… la differenza c'è ed appare chiaramente nel colloquio che ha con Penelope nella lunga notte di racconti e d'amore e poi, nei giorni successivi, quando si rappacifica con i parenti delle vittime della strage, riconquista l'amore di tutto il popolo dell'isola e lascia al figlio il governo della comunità.

Odisseo ha scoperto la pietà, un sentimento che prima del viaggio di ritorno gli era del tutto ignoto.

 

La strage dei Proci fa parte della natura umana nella quale la vendetta per un torto subìto è un sentimento ineliminabile. Del resto Odisseo aveva acquisito una quantità di crediti verso gli dei e verso il Fato perché per dieci anni era stato un fuscello e un trastullo nelle mani d'un ignoto destino. L'ultimo sopruso era stato quello dei Proci ai quali aveva offerto di lasciare il suo palazzo ed andarsene. Ciò che accade subito dopo è la natura offesa a reclamarlo e dura fin quando Atena ne impone la fine.

 

Quanto al suo pianto, l'autore del libro lo attribuisce alla nostalgia. Gli altri pianti degli altri eroi sono dovuti all'ira, al dolore, all'amore. La nostalgia è sentimento delicatissimo, viene da Memosine, la dea che governa i ricordi, madre delle nove Muse.

 

Basterebbe questo a rivelarci che la natura di Odisseo non è più e soltanto quella dell'eroe ma quella dell'uomo ed è questa la novità che l'Omero dell'Odissea ci ha consegnato.

 

Riflessioni di Eugenio  Scalfari nell'articolo di  recensione al libro Il viaggio dell'eroe di Matteo Nucci

Da La repubblica.it del 23 maggio 2013

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20 maggio 2013 1 20 /05 /maggio /2013 17:27

 

Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo.

 

Amare troppo è calpestare, annullare se stesse per dedicarsi completamente a cambiare un uomo ‘sbagliato’ per noi che ci ossessiona, naturalmente senza riuscirci – scrive Robin Norwood – Amare in modo sano è imparare ad accettare e amare prima di tutto se stesse, per potere poi costruire un rapporto gratificante e sereno con un uomo ‘giusto’ per noi.

 

Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza o li consideriamo conseguenze di una infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo. Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.

 

A dispetto di tutta la sofferenza e l’insoddisfazione che comporta, amare troppo è una esperienza tanto comune per molte donne che quasi siamo convinte che una relazione intima debba essere fatta così”.

 

Le parole della Norwood, scritte nel 1987, rimbalzano a distanza di 25 anni come attualissima e lucida analisi su come sia urgente non smettere di sottolineare che la violenza contro le donne va prima di tutto riconosciuta come tale.

 

Se, infatti, le ventenni e i ventenni di oggi non sono in grado di percepire la differenza tra ardore e sopruso, tra passione e prevaricazione, e tra amore e morte, questa confusione ignorante è la prima emergenza da affrontare. Subito.

 

 

Dal libro di Robin Norwood, Donne che amano troppo, Edito da Feltrinelli.

 Libro citato e commentato da Monica Lanfranco  nell'articolo ||Violenza sulle donne, picchiata dal compagno dice: “Voglio tornare con lui”|| su Il Fatto Quotidiano on line del 20 maggio 2013

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25 febbraio 2013 1 25 /02 /febbraio /2013 07:49

 

In seguito alla vicenda di Angela Bruno (molestata da Berlusconi con la battuta “quante volte viene”?)

 Nessuna scusa del cavaliere dei Cafoni. Silenzio dell’ex ministra Carfagna, promotrice della legge contro lo stalking. Ma in difesa di B. si scatena la furia delle donne del Pdl (leggasi Santanchè e Gelmini, in primis) a briglia sciolta contro il politicamente corretto e la retorica femminista.

 

“Sono una donna, non sono una bambola” scrivono le donne fiere di votare Pdl e la pubblicità è finita nel mirino dei social media perché il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e hanno preso le foto di tre donne finte, ovvero tre modelle dei cataloghi usati per le promozioni pubblicitarie.

 

La gaffe è stata denunciata su twitter dal blogger @nomfup (grazie tra gli altri a @camilloaddis @opiu @small_magpie) il quale fa anche notare come tra le firmatarie appaiano una Veronica Frustaci e una Assunta Dalledonne.

 

Foto finte, firme surreali, ma il messaggio è vero. E questo è il fatto più inquietante. Il caso delle foto da catalogo lo ha messo in secondo piano, ma il testo contiene chicche imperdibili. Eccole:

1) “Non esistono le donne, così come non esistono gli operai o i giovani: continuare a pensarlo è un segno dell’arretratezza culturale del nostro paese” (però poi se ne dimenticano e comprano una pagina in quanto “donne”;

2) “Le donne partoriscono e gli uomini fecondano”;

3) “Ci sono donne che pensano che ricevere un complimento sia un’offesa, e ci sono donne a cui piace essere ammirate”;

4) “Ci sono donne che considerano stupidi gli uomini e li combattono e ci sono donne che sfruttano al meglio la stupidità degli uomini svestendosi in televisione”;

5) “Ci sono donne che fanno carriera perché sono brave e altre ancora che arrivano solo grazie alle quote rosa”

6) “Ci sono donne che considerano l’emancipazione un dovere e altre felici di accudire alla propria casa, al marito e ai propri figli”.

 

Il Fatto Quotidiano, 23 febbraio 2013

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31 gennaio 2013 4 31 /01 /gennaio /2013 11:53

Un'intelligente distinzione di Maddalena Mosconi Psicologa-psicoterapeuta

 

L'identità sessuale è costituita da quattro distinte componenti: il sesso biologico, l'identità di genere, il ruolo di genere e l'orientamento sessuale. 

  • Per sesso biologico s'intende l'appartenenza biologica al sesso maschile o femminile che è determinata dai cromosomi sessuali. 
  • L'identità di genere indica il persistente senso di sé come maschio o come femmina, è la percezione della propria femminilità o mascolinità, e sembra essere una caratteristica stabile della personalità, la cui consapevolezza risale all'infanzia. 
  • Il ruolo di genere invece rappresenta ciò che una persona dice o fa per indicare a sé e agli altri il suo grado di mascolinità o femminilità, ed è quindi l'espressione esteriore dell'identità di genere, che riflette gli stereotipi dominanti in una determinata cultura, società e periodo storico. 
  • L'orientamento sessuale è l'attrazione affettiva e sessuale verso una persona, e comprende sia una parte affettiva (insieme di sensazioni e preferenze) che una parte di comportamento sessuale (insieme di pratiche e atti sessuali). Si parla di orientamento eterosessuale quando l'attrazione riguarda una persona di sesso diverso, orientamento omosessuale quando l'attrazione è rivolta a persone dello stesso sesso e di orientamento bisessuale quando l'attrazione riguarda sia persone dello stesso sesso, sia persone del sesso opposto. L'orientamento sessuale non è dicotomico, ma si estende lungo un continuum che va dall'eterosessuale esclusivo all'omosessuale esclusivo, passando per degli stadi intermedi che prevedono un orientamento prevalente verso un polo o l'altro con alcuni atteggiamenti in senso contrario, occasionali o meno.
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23 novembre 2012 5 23 /11 /novembre /2012 09:37

 

Se il nuovo ci ricorda qualcosa, giudichiamo questa novità "vera".

Sicuramente su questo assioma potremmo discuttere. Personalmente lo condivido, ma trovo interessante l'analisi diversa della diffusione iniziale del Cristianesimo che Stefano Levi della Torre propone, basandosi su questo assioma.


... In ambito ebraico, sotto la pressione dell'elleni­smo e poi dell'impero romano, nella catastrofe della caduta di Gerusalemme e della distruzione del Secon­do Tempio sotto i Flavi, la figura di Gesù si costrui­va intessuta di «cose nuove e cose antiche» {Matteo 13,52), riconoscibile perché sintesi delle antiche fi­gure chiave della Torà e della loro carica messiani­ca aperta al futuro.

 

Ma questa riconoscibilità non si proponeva solo sul versante ebraico: sul versante ellenistico e pagano la figura di Gesù si offriva alla riconoscibilità come riassunto di figure chiave delle mitologie mediterranee. Era il figlio di una donna e di un Dio, come Ercole, Dioniso, Romolo; era il Dio che moriva e risorgeva, come Osiride, come Dioni­so; era asceso in cielo, come Ercole dopo il tormento delle sue fatiche e la sofferenza della tunica mortale bagnata del sangue di Nesso. Ih lui traspariva Pro­meteo, donatore agli esseri umani del fuoco divino e poi crocifisso sulla roccia per decreto della divinità suprema; traspariva Orfeo, il buon pastore che, scrive Eusebio di Cesarea, «se ammansi le fiere col suono della lira... il Verbo di Dio fece di più, e ammansì i costumi dei barbari e dei pagani»; traspariva l'Ermete psicopompo, guida delle anime dei morti; e il vi­no, sangue di Dioniso; e il Sole Invitto, che ha il suo natale e la sua rinascita nell'oscurità del solstizio di inverno, convertito in festa di Natale e della luce ri­sorgente. .. E soprattutto traspariva in Gesù la figura dell'eroe divino, del semidio, del Dio antropomorfo proprio della mitologia greca, dell'uomo-Dio e del Re divino della tradizione faraonica e poi imperiale: torme respinte dalla tradizione ebraica, ma radicate e familiari alle culture del Mediterraneo.

 

La figura di Gesù era, cosi, bifronte: per certi aspetti era riconoscibile dal lato biblico ebraico, per altri dal lato mitologico pagano. Era come un ponte gettato tra i due mondi.

 

C'è una dialettica tra memo­ria e novità: ci riconosciamo nel nuovo se il nuovo ci ricorda qualcosa.

 

L'immagine di Gesù si era intessuta come una novità ricca di reminiscenze. Era l'Iposta­si, la Persona maiuscola che si rivolgeva alla persona comune nella sua dimensione esistenziale, e al tempo stesso rimembrava a ognuno il proprio immaginario culturale collettivo.

 

Ora, se per « inculturazione » in­tendiamo la capacità di una cultura, di un'ideologia o di una religione di declinarsi secondo altre mentalità e culture, di proporre il proprio messaggio attraverso il linguaggio altrui, di rendersi riconoscibile ad altrui conformandosi al suo immaginario e innestandosi sul­la sua memoria culturale, occorre riconoscere a questa capacità il successo del cristianesimo e la sua diffusione nel mondo.

 

L'inculturazione fu la linea dei missiona­ri e in particolare dei gesuiti. Ma l'inculturazione era già inscritta nell'origine, nella figura stessa del Cristo, capace di rispecchiare in sé le speranze e insieme le memorie culturali delle genti diverse a cui si volgeva.

 

Stefano Levi Della Torre: Laicità grazie a Dio, Einaudi, Torino 2012.

 

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6 ottobre 2012 6 06 /10 /ottobre /2012 17:15

 

Riporto qui a seguire un brano estratto dal libretto "Chi ha fondato il cristianesimo?" di Daniel Maryerat ed Eric Junod (EDB, Bologna, 2012).

 

E' una riflessione sul concetto di purità/impurità in Gesù, e quindi sul "come dovrebbe essere " l'altro. 

 Una riflessione sul pensiero di Gesù circa la libertà che ha l'altro di essere quello che è, comunque io la  pensi, indipendente anche dal senso di giustizia per regole che mi sono o ci siamo date.  

 

^^^^

L'esigenza della purità induce il pio fariseo a non frequentare le persone o gli ambienti potenzialmente impuri.


Per Gesù invece l'imminente irruzione del Regno innesca una pratica di comunione che prende il sopravvento sulla separazione. Egli accoglie peccatori, prostitute, pubblicani, una donna adultera, tutte categorie dichiarate moralmente impure o contaminate dai loro contatti con i pagani. Si lascia avvicinare da malati impuri e dai lebbrosi, i più impuri degli impuri. Incontra stranieri e donne. Con i l suo comportamento Gesù afferma i l primato della morale sul rito e, soprattutto, combatte la logica inerente a una concezione difensiva della purità, che si interdice ogni relazione finché l'altro non ha corretto la sua imperfezione.

 

Questa critica di una purità difensiva è confermata da una dichiarazione di Gesù nel Vangelo di Marco: «Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro» (Me 7,15). Gesù relativizza le norme alimentari, spostando il luogo dell'impurità: ormai sono le parole e le azioni che collegano l'uomo al suo ambiente a causare la sua purità o impurità e non ciò che introduce nel suo stomaco. Una tale ridefinizione della purità è decisamente rivoluzionaria. Gesù passa da una concezione difensiva a una concezione attiva della purità. L'altro non costituisce un pericolo, ma un'opportunità.

 

La relazione con l'altro non viene più stigmatizzata come un potenziale rischio di impurità, ma considerata il luogo nel quale il credente è invitato a concretizzare la propria purità. Così si comprende il grande ruolo che hanno giocato nell'attività del Nazareno i suoi pasti comunitari, le sue frequentazioni indecenti e le sue guarigioni. Erano l'espressione di questo capovolgimento: paradossalmente, Gesù collocava la sua purità nella sua relazione con gli emarginati del suo tempo.

 

Ma che cosa significa, simbolicamente, passare da una purità passiva a una purità attiva?

 

Significa la scomparsa della separazione fra puri e impuri, all'interno di Israele. Significa che non esistono più due categorie di credenti, due clan, uno corretto e l'altro non corretto. Presentare la relazione con l'altro come il luogo in cui si cristallizza la purità significa aprire a tutti, in Israele, l'accesso a Dio. In altri termini, Gesù ha promosso un universalismo interno a Israele. Così si comprende che il suo gesto prefigura, né più né meno, l'abolizione della linea di demarcazione fra puri e impuri. Ecco ciò che costituirà il programma della missione presso i non giudei.

 

Paolo conferirà una portata universale a ciò che Gesù ha realizzato all'interno di Israele. Non siamo lontani da questa conclusione: checché si dica, Paolo è stato un interprete fedele di Gesù di Nazaret. Ha universalizzato ciò che i l messaggio di Gesù conteneva di più provocatorio sul piano delle relazioni umane.

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8 giugno 2012 5 08 /06 /giugno /2012 05:46

Tra le chicche del web ho trovato un articolo di Erika Lust, lei stessa regista di film porno, che espone le sue idee circa porno maschile, cioè sulla concezione classica del porno.

 

Sicuramente è un "Cicero pro domo sua", cioè intende avvalorare la teoria che il suo sia un porno più pulito, al femminile, ma alcuni punti sono assolutamente condivisibili e fanno riflettere sul valore ... sul valore di chi sta dietro la maschera che vedo,  tocco e uso. Di chi è ed esiste lì dietro, ossia la persona che intende e vuole, che  esperimenta e crea, che desidera e ama, che gioisce e soffre, che si realizza.

 

""

Nella concezione attuale del porno cosiddetto “al maschile” esistono una serie di clichés espressamente maschilisti che sono volti a dare al maschio l’illusione che tutto sia in mano sua e che il maschio stesso sia l’unica e la sola fonte di piacere per una donna.

 

Questo porta ovviamente distorsioni e ad un errata comprensione dei meccanismi che invece suscitano l’eccitazione in una donna.

 

Tra le altre cose, ho deciso di produrre un tipo differente di porno perchè ero stanca dei clichés sempre uguali che il porno maschile vuole far credere non solo agli uomini ma anche alle donne:


1. le donne portano i tacchi alti anche a letto
2. gli uomini non sono mai impotenti
3. quando gli uomini la leccano ad una donna, 10 secondi sono già più che sufficienti
4. se una donna viene masturbata da uno sconosciuto qualsiasi non urla e non scappa via impaurita, bensì insiste per avere sesso con lui (punto PERICOLOSISSIMO data l’intelligenza media dilagante oggigiorno, la gente poi lo prende davvero a modello)
5. ogni uomo ha almeno un litro di sperma quando viene
6. se ci sono due uomini che mentre fanno sesso con la stessa donna si danno il 5 la donna non è disgustata
7. le giovani e bellissime donne hanno una passione e vogliono assolutamente fare sesso con uomini vecchi e brutti (altro cliché molto pericoloso ma ormai una prassi purtroppo)
8. le donne hanno sempre un orgasmo quando lo hanno gli uomini
9. un pompino fa sempre venire un orgasmo ad una donna al fotofinish
10. tutte le donne fanno rumorose trombate
11. quelle tette sono reali
12. la doppia penetrazione fa sorridere sempre una donna
13. gli uomini asiatici non esistono
14. non esistono neppure uomini con pene piccolo
15. se piombi in mezzo ad una coppia che fa sesso tra i cespugli, il ragazzo non ti da 1000 pugnalate e non ti prende a mazzuolate nel groppone, finchè non diventi il gobbo di notredame, ma acconsente affinchè tu possa metterlo in bocca alla sua ragazza.
16. esiste una trama
17. tutte le donne vogliono essere schiaffeggiate sul posteriore
18. le infermiere succhiano sempre il pene dei loro pazienti
19. gli uomini vengono sempre fuori
20. quando la tua ragazza interrompe la sua migliore amica, mentre ti fa un pompino, quella si leva temporaneamente dai coglioni aspettando che tu le trombi entrambe
21. le donne non hanno mai mal di testa … ne il ciclo
22. quando una donna succhia il pene ad un uomo, lui trova importante ricordargli a voce alta di succhiare
23. i culi sono tutti puliti e gustosi
24. le donne sono sempre piacevolmente sorprese e stupite quando aprono i pantaloni di un uomo e ci trovano un pene dentro
25. in ulimo, gli uomini non devono chiedere mai perchè le donne vogliono farlo sempre.

""

 

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3 febbraio 2012 5 03 /02 /febbraio /2012 16:30

 

""Presto potrebbe essere realtà la possibilità, mediante opportuni strumenti, di "ascoltare" il monologo interiore di un individuo, senza che questo proferisca parola, secondo quanto reso noto in un articolo pubblicato su PLoS Biology da ricercatori dell'Università della California a Berkeley e dell'Università della California a San Francisco guidati da Robert Knight....

  

I ricercatori sono partiti da un dato: il sistema neurofisiologico preposto alla comprensione del linguaggio parlato procede in prima istanza a decomporre il flusso di parole e altri suoni complessi in rappresentazioni elementari di diversa frequenza, che vengono poi indirizzati verso la successiva elaborazione fonetica e lessicale. Questa prima analisi uditiva procede dalla coclea fino alla corteccia uditiva primaria, fornendo una fedele rappresentazione delle caratteristiche spettrali del suono udito, anche per quegli elementi fondamentali per la percezione del linguaggio, come i formanti (i “picchi” peculiari di uno spettro vocale), la transizione tra un formante e l'altro e la suddivisione in sillabe.""

(da "Le scienze"  di 01 febbraio 2012, Le parole nella mente: dal suono al segnale neurale)

 

Perché non dedurne che niente è assolutamente privato e niente avviene che non lasci segno? neppure il pensiero!

 

E quindi perché meravigliarsi se Matteo scrive per ben due volte: ...  e il Padre tuo, che vede nel segreto... (in Mt 6,4, e 6,8)?

 

Forse il cartello "Dio ti vede", presente nei vecchi e silenziosi corridoi dei conventi, era vero e non alludeva solo ai suoni.

 

 

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30 gennaio 2012 1 30 /01 /gennaio /2012 18:20

 

Cara Gea

io non ho la possibilità di avere i numeri del mercato ma seguo, pertanto ti trasmetto, cioè ti sottolineo quello che mi sembra più rilevante. 

Amo gli eBook, li amo perché li uso e non filosoficamente o per principio, pertanto mi chiedo fino a quando gli editori resisteranno sui loro dissennati e inspiegabili prezzi per i libri? E, ancora, per quanto tempo avremo ancora librerie e non negozi di antiquariato cartaceo?

 Ecco un parere sensato.

 

Antonio Tombolini, fondatore di Simplicissimus – una delle aziende piú attive in Italia nel settore dell’editoria digitale – ha pubblicato sul suo blog un post decisamente interessante che fa il punto sullo stato dell’arte del mercato degli ebook italiano , fornendo una serie di dati dei quali ci sembra opportuno riprendere brevemente i principali,rimandandovi al post originale per maggiori dettagli.

1 ) Le vendite di ebook in Italia hanno totalizzato in tutto il 2011 circa 3,7 milioni di Euro, centomila euro più centomila euro meno. Ovvero meno dello 0,3% del mercato totale dei libri trade (fiction e non-fiction). Per circa 500mila ebook venduti nel corso dell’anno. Circa 1400 di media al giorno. Poco o tanto? Tanto, fidatevi: l’argine è rotto, entro il 2015 gli ebook rappresenteranno anche in Italia almeno il 20% del mercato. E dico almeno.

2 ) Fino al 30 novembre 2011 Ibs guidava incontrastata la classifica delle librerie che vendono più ebook, anche se tallonata abbastanza da vicino da Feltrinelli, in rimonta. Diciamo che Ibs pesava probabilmente, fino a quella data, almeno il 40% delle vendite ebook totali.

3 ) Dal 1 dicembre 2011 non è più così: nel mese di dicembre, al suo primo mese di attività, il Kindle Store di Amazon ha raggiunto e superato le vendite di Ibs.it, praticamente facendo aumentare, in un solo colpo, del 50% il mercato totale degli ebook. Vuol dire che nel 2012 il mercato degli ebook varrà all’incirca il quadruplo del 2011. E forse di più, se gli editori si decideranno ad a) aumentare drasticamente i titoli disponibili; b) abbassare i prezzi sotto la soglia massima dei 7 euro.

4 ) Apple non è ancora partita come si deve con iBooks, ma lo sta facendo già in queste prime settimane del 2012, e c’è da attendersi che questo comporti una ulteriore accelerazione per il mercato: un canale in più, e molto importante, per gli ebook standard, e un canale in più, e che canale, per gli enhanced books da produrre col nuovo tool di authoring di Apple, rilasciato due settimane fa, iBooks Author: questo apre il campo a interi settori (illustrati, reference, guide, scuola) che finora, a causa delle limitazioni dell’EPUB, non avevano potuto aggiungersi all’offerta ebook.

5 ) Stesso ragionamento vale per il lancio di Kindle Fire anche in Italia, che avverrà probabilmente già in primavera.

 

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  • : Blog di Piero Azzena
  • : Questo blog è solo la mia voce, resa libera dall'età. Questo blog è un memo, seppur disinvolto nei tempi e nei modi, dove chioso su argomenti la cui unica caratteristica è l'aver attirato la mia attenzione. Temi esposti man mano che si presentano, senza cura di organicità o apprensione per possibili contraddizioni. Temi portati a nudo, liberi da incrostazioni , franchi e leali.
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