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21 dicembre 2010 2 21 /12 /dicembre /2010 08:12

 

"Egli rinfranca la mia anima,

Mi guida in sentieri di giustizia

In grazia del suo nome."

 

Chi ha scritto questi versi era sicuramente un uomo come me, un uomo che stava cercando, ma lui era un uomo che credeva.  In tre versi ha dato soluzione ai tre problemi che oggi mi turbavano più che mai. 

 

Ogni verso esprime un'assioma:

 

  • Dio rinfranca. Dio rinfranca lo spirito avvilito davanti alla coscienza del desolante spettacolo di un passato ormai irrimediabilmente recitato, di cui non è orgoglioso, di cui si vergogna.

 

  • Dio guida. E' Lui il maestro di giustizia. E' Lui che dà un senso al nostro tempo passato e al nostro tempo residuo. Emblematica è la figura del pastore, con cui questo salmo si apre. Una figura che illumina e rende concreto il verbo guidare: per le sue pecore Lui è il legiferatore, Lui è l'interprete della legge, Lui "cui tutto è possibile" è la forza all'applicazione quotidiana.

 

  • Perché lo fa? Lo fa perché è Dio. Non chiede meriti, né lo distribuisce a caso, lo fa perché vuole farlo, "in grazia del suo nome". C'è speranza per tutti.

 

I versi citati sono il salmo 23,3  e chi scrisse questi versi si firmò Davide. Grazie oscuro profeta.

 

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5 novembre 2010 5 05 /11 /novembre /2010 10:36

Quest’estate un caro amico mi scriveva…

 

Carissimo Piero,

otto giorni esatti mi separano dal lungo CAMMINO PER SANTIAGO. Credimi, non lo faccio per convinzione, non lo faccio per fede, non lo faccio nemmeno per sport. Ciò che mi ha spinto a intraprendere una simile avventura: 30gg di cammino, è stata soltanto la voglia di stare con me stesso. Addirittura la mia, - l'esperienza degli altri non la conosco, - la si potrebbe o la si potrà definire una lunga masturbazione mentale, perchè soltanto a quello mi potrò dedicare camminando: pensare, forse pregare. Ho soltanto voglia di staccare la spina: niente più politica, niente più giornali, niente più televisione, niente più Bossi/Berlusconi/ Fini/Casini/ Bersani ...ma ve lo immaginate? Niente più omosessualità ,  Pedofilia, esterofilia o razzismo, ...almeno per un mese. Per trenta giorni camminerò perchè....... .....C'E' UN SENTIERO! 

… Mario

 

Gli risposi

 

Caro Mario

Anche nella vita c'è un sentiero, meno segnato ma c'è. Personalmente son convinto che sia quello indicato al ricco ormai condannato che si preoccupava dei 5 fratelli ancora vivi : "hanno Mosé e i profeti, ascoltino loro" (Lc 16,29).

 

Anche questo sentiero però, come tutti i sentieri, non è asfaltato, per cui ci vogliono buoni piedi e buone gambe e tanto paziente allenamento per non rovinarsi tra buche, spuntoni e rovi, ma soprattutto ci vuole occhio sincero per vederlo, per non perderlo ai tanti bivi .

 

 Ti auguro che il sentiero che percorrerai ti aiuti ad individuare il sentiero che conta.  Un saluto dal tuo amico
Piero

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3 novembre 2010 3 03 /11 /novembre /2010 10:54

 

 Riflettendo sul Natale (2006) mi sono accorto di uno strano parallelo tra 
 il racconto di Luca e la mia fede nella divinità di Cristo, che poi 
 è la nascita di Cristo in me. Un parallelo di nudità ed estrema 
 povertà, quasi come se la "nascita" avvenuta nel mio pensiero non 
 valga niente, non segni la mia esistenza. 
   
 L'idea della divinità di Cristo era stata concepita in me senza 
 alcuna mia attività: i genitori non me li ero scelti ed ero neonato 
 quando mi battezzarono. 
   
 Quest'idea ebbe una gestazione lunga, di oltre quattro decenni. Una 
 gestazione portata avanti nascosta, quasi fosse una vergognosa 
 macchia. Era fuori delle usanze sociali, lontana dal ben pensare di 
 amici e colleghi. 
   
 Poi un giorno comparve chiara nella mia mente l'idea sconvolgente 
 che Lui, l'IO SONO QUELLO CHE SONO, era nato, era nato uomo e 
 quell'uomo era Dio. 
   
 Non ricordo esattamente né il quando né il come, ma quest'idea era 
 nata nella mia testa, ricordo solo la solitudine e l'isolamento che 
 l'accompagnava e che ancora perdura... molto spesso. 
   
 Infatti, già quando quest'idea apparve nella mia mente,le altre idee 
 non le concessero spazio, avevano attività ben più redditizie cui 
 dedicarsi. Esse la guardarono con altezzoso fastidio. Esse erano 
 platoniche o aristoteliche, scientifiche o esistenziali, sottili 
 psicologhe o positive attività industriali mentre quest'idea nuova 
 non rendeva niente. Non rendeva soldi. Non aveva il peso di "cogente 
 necessità" in nessuna logica, per cui non compiaceva neanche il 
 gusto di brillanti esposizioni teoretiche. Ebbi la fortuna che le 
 altre idee non la rifiutarono, anche se la relegarono fuori del 
 paese, faccia quel che vuole purché non disturbi. 
   
 Così il giorno della sua nascita gli tributai onore solo come uomo 
 piegato dalla fatica di assicurare il pane alla famiglia (l'asino e 
 il bue mi rappresentano molto bene) e solo con il mio "pensiero 
 povero", quello che non chiede spiegazioni. Il pensiero nobile, 
 rappresentato dai magi, preferii non usarlo, era una porta 
 pericolosa, da cui cercavano di entrare le spade. 
 
 Scrivo per confessarvi che quel bimbo vive ancora in me. E' un'idea 
 che circondo di silenzio, che cerco di proteggere dalle altre idee, 
 e vorrei tanto che crescesse. 
 Mi auguro che il giorno della sua morte (purtroppo il Golgota 
 l'attende) coincida con il giorno della mia morte, vorrei che non 
 muoia prima, vorrei arrivarci insieme. 
   
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3 novembre 2010 3 03 /11 /novembre /2010 10:42

Il vero peccato

E' mia opinione che ci sia un peccato più pesante dell'ateismo:  il culto di se stessi.  Cioè la sostituzione della divinità sull'altare.

E' una sacralità dove l'incenso è sostituito dal profumo dei dollari e dove i "caporali" usano gli "uomini" per inginocchiatoi (distinzione presa da Totò).

 Non partecipo alla politica attiva, ma preferisco un ateo che fa suoi i problemi degli altri (anche se più o meno bene, ma almeno dichiara di voler vedere) a un non-ateo chiuso nel suo guscio, molto attento ai suoi soldi e per il quale le tasse (il sociale) sono sprechi e le proprie comodità sono necessità.    

 Ven 29 Feb 2008

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3 novembre 2010 3 03 /11 /novembre /2010 10:40

“Pace agli uomini di buona volontà!"

 

Ma chi sono questi uomini?

 

Il profeta Michea (6.8) e non solo lui, ne disegna questo profilo:

 

"Uomo ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il

Signore da te: praticare la giustizia, amare la pietà, camminare

umilmente con il tuo Dio".

 

Mer 20 Dic 2006

 

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3 novembre 2010 3 03 /11 /novembre /2010 10:38

 

Veramente i demoni non credono, loro sanno.

 

Qualche anno fa ho avvertito la differenza tra i tipi di sapere (non so né come, né perché… forse son caduto da cavallo anch'io) .

 

In Canada non ci sono mai stato eppure che ci sia un paese chiamato Canada per me è reale, non lo reputo un sapere o un credere. Pertanto il mio sforzo non è credere o sapere ma raccogliere tutti quei dati

che mi fanno attualizzare il "dopo morte", il cielo, Dio, Cristo e …

via così.

 

La mia ricerca forse non si sviluppa in fedeltà (magari…!) ma certo

in continuità e questa continuità mi porta a "sapere" cose che, con

meraviglia, scopro che per altri è fede.

 

Qualcuno mi ha anche etichettato come "mistico" ma di mistico non ho

proprio niente, sono un uomo di stabilimento abituato a contare i

pezzi a fine giornata e a fare previsioni operative a breve, medio e

lungo termine e a pagare in soldoni veri.

 

E' perché sono un "concreto" che, come sul lavoro, istintivamente

scelgo cosa è importante e cosa no ai fini del budget a disposizione

e degli obiettivi conseguenti, e mi guardo intorno in cerca di segni

indicatori, a mente sgombra, senza urgenze e soprattutto senza gusti

precostituiti.

 

 

Gio 19 Ott 2006

 

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2 novembre 2010 2 02 /11 /novembre /2010 17:25

E allora Giobbe rispose al Signore e disse:

 

“Riconosco che puoi tutto e che nessuna cosa ti è impossibile.

Chi è colui che , senza nulla sapere, può oscurare i tuoi piani?

E’ vero, senza nulla sapere io ho detto cose troppo superiori a me,

cose che io stesso non comprendo.

Ascoltami, di grazia, io parlerò, io ti interrogherò e tu mi istruirai.,  

Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno visto.

Perciò mi ricredo

e mi pento sulla polvere e sulla cenere.

(Gb 42, 1-6)

 

 

Giobbe è colpito pesantemente, ma è intelligente ed onesto.

 

Rinuncia a cercare il perché dei suoi guai, li accetta: si rende conto che la sua storia fa parte di una storia ben al di sopra di sé. Non arzigogola spiegazioni, arriva alla convinzione che nulla capita a caso. Chiede solo, e per favore, di essere informato e non di essere sollevato.

 

La sua sofferenza ha ottenuto uno scopo, gli ha aperto gli occhi, ha conosciuto Dio, riconosciuto a Dio la sua Divinità, “tu mi hai fatto ed io ti appartengo” come dice il salmo.

 

2 nov 2010

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30 ottobre 2010 6 30 /10 /ottobre /2010 08:21

Fra poco sarà Natale e ancora una volta si farà memoria dell'evento che i nostri padri hanno posto al centro della storia, infatti sarà il duemillenovesimo anno da quel fatto mentre gli anni precedenti ci hanno insegnato a contarli al negativo. Una nascita considerata il centro logico della storia, la svolta nei rapporti tra Dio e l'uomo, l'incontro che raccorda le origini con le prospettive.

L'origine è la creazione, raccontata come vuoto che si riempie, come Eden avuto e perduto, come una manciata di terra trasformata in persona. Una creatura tanto ad immagine di Dio da finir per sentirsi essa stessa Dio.

Poi la svolta. L'incontro avviene in una persona. Ci sono voluti quattro secoli e mezzo di riflessione per riuscire a riconoscerlo, ma poi Efeso e infine Calcedonia ci arrivarono: due nature in una sola persona. Dio si fa uomo, un uomo è Dio. Paolo cade di cavallo alla notizia, tanto abbagliato da non vedere altro per molto tempo.

La prospettiva finale grazie a Lui diventa resurrezione. La natura umana non si estinguerà ma vivrà, questa è il dono. Ci sarà la mietitura. Non solo io ma tutti risorgeremo, anche chi non sa, anche chi non vuole. Non ci sarà scelta. Ci sarà vita, questa è la verità, e per chi segue la sua via c'è prospettiva di felicità.

La mia speranza natalizia, e quindi il mio augurio a voi, è di essere disarcionati, di venir abbagliati dalla Sua presenza in questo "sasso roteante tra gigantesche galassie", nell'attesa e desiderio di un piccolissimo spazio "sul lato destro

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30 ottobre 2010 6 30 /10 /ottobre /2010 08:13

C'è il credo degli apostoli. C'è il credo del quarto secolo, frutto dei primi concili che han cercato di meglio precisare in che cosa crediamo. Ma anche l'ultimo concilio per bocca di Paolo VI ha precisato ed aggiornato nel linguaggio il contenuto della nostra fede.

Ecco, nella traduzione ufficiale in lingua italiana, il testo integrale del Credo del popolo di Dio pronunciato solennemente da Paolo VI il 30 giugno 1968:

"Νοi crediamo in un solo Dio..."

Νοi crediamo in un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, Creatore delle cose visibili, come questo mondo ove trascorre la nostra vita fuggevole, delle cose invisibili quali sono i puri spiriti, chiamati altresì angeli, e Creatore in ciascun uomo dell'anima spirituale e immortale.

Νοi crediamo che questo unico Dio è assolutamente uno nella sua essenza infinitamente santa come in tutte le sue perfezioni: nella sua onnipotenza, nella sua scienza infinita, nella sua provvidenza, nella sua volontà e nel suo amore. Egli è Colui che è, com'egli stesso ha rivelato a Mosè; e egli è Amore, come ci insegna l'Apostolo Giovanni: cosicché questi due nomi, Essere e Amore, esprimono ineffabilmente la stessa realtà divina di colui, che ha voluto darsi a conoscere a noi, e che abitando in una luce inaccessibile è in se stesso al di sopra di ogni nome, di tutte le cose e di ogni intelligenza creata. Dio solo può darci la conoscenza giusta e piena di se stesso, rivelandosi come Padre, Figlio e Spirito Santo, alla cui eterna vita nοi siamo chiamati per grazia di lui a partecipare, quaggiù nell'oscurità della
fede e, oltre la morte, nella luce perpetua, l'eterna vita. I mutui vincoli, che costituiscono eternamente le Tre Persone, le quali sono ciascuna l'unico e identico Essere divino, sono la beata vita intima di Dio tre volte santo, infinitamente al di là di tutto ciò che nοi possiamo concepire secondo l'umana misura. Intanto rendiamo grazie alla bontà divina per il fatto che moltissimi credenti possono attestare con nοi, davanti agli uomini, l'Unità di Dio, pur non conoscendo il mistero della Santissima Trinità.

Νοi dunque crediamo al Padre che genera eternamente il Figlio; al Figlio, Verbo di Dio, che è eternamente generato; allo Spirito Santo, Persona increata che procede dal Padre e dal Figlio come loro eterno Amore. In tal modo, nelle tre Persone divine, coeterne e coeguali, sovrabbondano e si consumano, nella sovreccellenza e nella gloria proprie dell'Essere increato, la vita e la beatitudine di Dio perfettamente uno; e sempre deve essere venerata l'Unità nella Trinità e la Trinità nell'Unità.

Noi crediamo in nostro signore Gesù Cristo, Figlio di Dio. Egli è il Verbo eterno, nato dal  Padre prima di tutti i secoli, e al Padre consustanziale, homoousios to Patri; e per mezzo di lui tutto è stato fatto. Egli si è incarnato per opera dello Spirito Santo nel seno della Vergine Maria, e si è fatto uomo: eguale pertanto al Padre secondo la divinità, e inferiore al Padre secondo l'umanità, ed egli stesso uno, non per una qualche impossibile confusione delle nature, ma per l'unità della persona.

Egli ha dimorato in mezzo a noi, pieno di grazia e di verità. Egli ha annunciato e instaurato il Regno di Dio, e in sé ci ha fatto conoscere il Padre. Egli ci ha dato il suo comandamento  nuovo, di amarci gli uni gli altri cοm'egli ci ha amato. Ci ha insegnato la via delle Beatitudini del Vangelo: povertà in spirito, mitezza, dolore sopportato nella pazienza, sete della giustizia, misericordia, purezza di cuore, volontà di pace, persecuzione sofferta per la giustizia. Egli ha patito sotto Ponzio Pilato, Agnello di Dio che porta sopra di sé i peccati del mondo, ed è morto per noi sulla Croce, salvandoci col suo sangue redentore. Egli è stato sepolto e, per suo proprio potere, è risorto nel terzo giorno, elevandoci con la sua Risurrezione alla partecipazione della vita divina, che è la vita della grazia. Egli è salito al cielo, e verrà nuovamente, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, ciascuno secondo i propri meriti; sicché andranno alla vita eterna coloro che hanno risposto all'Amore e alla Misericordia di Dio, e
andranno nel fuoco inestinguibile coloro che fino all'ultimo vi hanno opposto il loro rifiuto. E il suo Regno non avrà fine.

Noi crediamo nello Spirito Santo, che è Signore e dona la vita; che è adorato e glorificato col Padre e col Figlio. Egli ci ha parlato per mezzo dei Profeti, ci è stato inviato da Cristo dopo la
sua Risurrezione e la sua Ascensione al Padre; egli illumina, vivifica, protegge e guida la
Chiesa, ne purifica i membri, purché non si sottraggano alla sua grazia. La sua azione, che penetra nell'intimo dell'anima, rende l'uomo capace di rispondere all'invito di Gesù: Siate perfetti com'è perfetto il Padre vostro celeste.

Noi crediamo che Maria è la Madre, rimasta sempre Vergine, del Verbo Incarnato, nostro Dio e Salvatore Gesù Cristο, e che, a motivo di questa singolare elezione, essa, in considerazione dei meriti di suo Figlio, è stata redenta in modo più eminente, preservata da ogni macchia del peccato originale e colmata del dono della grazia più che tutte le altre creature.

Associata ai misteri della Incarnazione e della Redenzione con un vincolo stretto e indissolubile, la Vergine Santissima, l'Immacolata, al termine della sua vita terrena è stata elevata in corpo e anima alla gloria celeste e configurata a suo Figlio risorto, anticipando la sorte futura di tutti i giusti; e noi crediamo che la Madre Santissima di Dio, nuova Eva, Madre della Chiesa, continua in cielo il suo ufficio materno riguardo ai membri di Cristo, cooperando alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle anime dei redenti.

Νοi crediamo che in Adamo tutti hanno peccato: il che significa che la colpa originale da lui commessa ha fatto cadere la natura umana, comune a tutti gli uomini, in uno stato in cui essa porta le conseguenze di quella colpa, e che non è più lo stato in cui si trovava all'inizio nei nostri progenitori, costituiti nella santità e nella giustizia, e in cui l'uomo non conosceva né il male né la morte. È la natura umana così decaduta, spogliata della grazia che la rivestiva, ferita nelle sue proprie forze naturali e sottomessa al dominio della morte, che viene trasmessa a tutti gli uomini; ed è in tal senso che ciascun uomo nasce nel peccato. Νοi dunque professiamo, col Concilio di Trento, che il peccato originale viene trasmesso con la natura umana, non per imitazione, ma per propagazione, e che esso è proprio a ciascuno.

Νοi crediamo che Nostro Signor Gesù Cristo mediante il Sacrificio della Croce ci ha riscattati dal peccato originale e da tutti i peccati personali commessi da ciascuno di noi, in maniera tale che, secondo la parola dell'Apostolo, là dove aveva abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.

Noi crediamo in un solo battesimo, istituito da Nostro Signor Gesù Cristo per la remissione dei peccati. Il battesimo deve essere amministrato anche ai bambini che nοn hanno ancor potuto rendersi colpevoli di alcun peccato personale, affinché essi, nati privi della grazia soprannaturale, rinascano dall'acqua e dallo Spirito santo alla vita divina in Gesù Cristo.

Νοi crediamo nella Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica, edificata da Gesù Cristo sopra questa pietra, che è Pietro. Essa è il Corpo mistico di Cristo, insieme società visibile, costituita di organi gerarchici, e comunità spirituale; essa è la Chiesa terrestre, Popolo di Dio pellegrinante quaggiù, e la Chiesa ricolma dei beni celesti; essa è il germe e la primizia del Regno di Dio, per mezzo del quale continuano, nella trama della storia umana, l'opera e i dolori della Redenzione, e che aspira al suo compimento perfetto al di là del tempo, nella gloria. Nel corso del tempo, il Signore Gesù forma la sua Chiesa mediante i Sacramenti, che emanano dalla sua pienezza. E con essi che la Chiesa rende i propri membri partecipi del mistero della Morte e della Risurrezione di Cristo, nella grazia dello Spirito Santo, che le dona vita e azione. Essa è dunque santa, pur comprendendo nel suo seno dei peccatori, giacché essa non possiede altra vita se non quella della grazia: appunto vivendo della sua vita, i suoi
membri si santificano, come, sottraendosi alla sua vita, cadono nei peccati e nei disordini, che impediscono l'irradiazione della Sua Santità. Perciò la Chiesa soffre e fa penitenza per tali peccati, da cui ha il potere di guarire i suoi figli con il Sangue di Cristo ed il dono dello Spirito Santo.

Erede delle promesse divine e figlia di Abramo secondo lo Spirito, per mezzo di quell'Israele di cui custodisce con amore le sacre Scritture e venera i Patriarchi e i Profeti; fondata sugli Apostoli e trasmettitrice, di secolo in secolo, della loro parola sempre viva e dei loro poteri di Pastori nel Successore di Pietro e nei Vescovi in comunione con lui; costantemente assistita dallo Spirito Santo, la Chiesa ha la missione di custodire, insegnare, spiegare e diffondere la verità, che Dio ha manifestato in una maniera ancora velata per mezzo dei Profeti e pienamente per mezzo del Signore Gesù. Noi crediamo tutto ciò che è contenuto nella Parola di Dio, scritta o tramandata, e che la Chiesa propone a credere come divinamente rivelata sia con un giudizio solenne, sia con il magistero ordinarlo e universale. Νοi crediamo nell'infallibilità, di cui fruisce il Successore di Pietro, quando insegna ex cathedra come Pastore e Dottore di tutti i fedeli, e di cui è dotato altresì il Collegio dei Vescovi, quando esercita con lui il magistero supremo.

Noi crediamo che la Chiesa, che Gesù ha fondato e per la quale ha pregato, è indefettibilmente una nella fede, nel culto e nel vincolo della comunione gerarchica. Nel seno di questa Chiesa, sia la ricca varietà dei riti liturgici, sia la legittima diversità dei patrimoni teologici e spirituali e delle discipline particolari lungi dal nuocere alla sua unità, la mettono in maggiore evidenza.

Riconoscendo poi, al di fuori dell'organismo della Chiesa di Cristo, l'esistenza di numerosi elementi di verità e di santificazione che le appartengono in proprio e tendono all'unità cattolica, e credendo all'azione dello Spirito Santo che nel cuore dei discepoli di Cristo suscita l'amore per tale unità, noi nutriamo speranza che i cristiani, i quali non sono ancora nella piena comunione con l'unica Chiesa, si riuniranno un giorno in un solo gregge con un solo Pastore.

Noi crediamo che la Chiesa è necessaria alla salvezza, perché Cristo, che è il solo Mediatore e la sola via di salvezza, si rende presente per noi nel suo Corpo, che è la Chiesa. Ma il disegno divino della salvezza abbraccia tutti gli uomini: e coloro che, senza propria colpa, ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, ma cercano sinceramente Dio e sotto l'influsso della sua grazia si sforzano di compiere la sua volontà riconosciuta nei dettami della loro coscienza, anch'essi, in un numero che Dio solo conosce, possono conseguire la salvezza.

Νοi crediamo che la Messa, celebrata dal sacerdote che rappresenta la persona di Cristo in virtù del potere ricevuto nel sacramento dell'Ordine, e da lui offerta nel nome di Cristo e di membri del suo Corpo Mistico, è il Sacrificio del Calvario reso sacramentalmente presente sui nostri altari. Noi crediamo che, come il pane e il vino consacrati dal Signore nell'ultima Cena sono stati convertiti nel suo Corpo e nel suo Sangue che di lì a poco sarebbero stati offerti per noi sulla Croce, allo stesso modo il pane e il vino consacrati dal sacerdote sono convertiti nel Corpo e nel Sangue di Cristo gloriosamente regnante nel cielo; e crediamo che la misteriosa presenza del Signore, sotto quello che continua ad apparire come prima ai nostri sensi, è una presenza vera, reale e sostanziale.

Pertanto Cristo non può essere presente in questo Sacramento se non mediante la conversione nel suo Corpo della realtà stessa del pane e mediante la conversione nel suo Sangue della realtà stessa del vino, mentre rimangono immutate soltanto le proprietà del pane e del vino percepite dai nostri sensi. Tale conversione misteriosa è chiamata dalla Chiesa, in maniera assai appropriata, transustanziazione. Ogni spiegazione teologica, che tenti di penetrare in qualche modo questo mistero, per essere in accordo con la fede cattolica deve mantenere fermo che nella realtà obiettiva, indipendentemente dal nostro spirito, il pane e il vino han cessato di esistere dopo la consacrazione, sicché da quel momento sono il Corpo e il Sangue adorabili del Signore Gesù ad esser realmente dinanzi a noi sotto le specie sacramentali del pane e del vino, proprio come il Signore ha voluto, per donarsi a noi in nutri-mento e per associarci all'unità del suo Corpo Mistico.

L'unica ed indivisibile esistenza del Signore glorioso nel cielo non è moltiplicata, ma è resa presente dal sacramento nei numerosi luoghi della terra dove si celebra la Messa. Dopo il sacrificio, tale esistenza rimane presente nel Santo Sacramento, che è, nel tabernacolo, il cuore vivente di ciascuna delle nostre chiese. Ed è per noi un dovere dolcissimo onorare e adorare nell'Ostia Santa, che vedono i nostri occhi, il Verbo incarnato, che essi non posso non vedere e che, senza lasciare il cielo, si è reso presente dinanzi a noi.

Noi confessiamo che il Regno di Dio, cominciato quaggiù nella Chiesa di Cristo, non è di questo mondo, la cui figura passa; e che la sua vera crescita non può esser confusa con il progresso della civiltà, della scienza e della tecnica umane, ma consiste nel conoscere sempre più profondamente le imperscrutabili ricchezze di Cristo, nello sperare sempre più fortemente i beni eterni, nel rispondere sempre più ardentemente all'amore di Dio, e nel dispensare sempre più abbondantemente la grazi e la santità tra gli uomini. Ma è questo stesso amore che porta la Chiesa a preoccuparsi costantemente del vero bene temporale degli uomini. Mentre non cessa di ricordare ai suoi figli che essi non hanno quaggiù stabile dimora, essa li spinge anche a contribuire – ciascuno secondo la propria vocazione ed i propri mezzi – al bene della loro città terrena, a promuovere la giustizia, la pace e la fratellanza tra gli uomini, a prodigare il loro aiuto ai propri fratelli, soprattutto ai più poveri e ai più bisognosi. L'intensa sollecitudine della Chiesa, Sposa di Cristo, per le necessità degli uomini, per le loro gioie e le loro speranze, i loro sforzi e i loro travagli, non è quindi altra cosa che il suo grande desiderio di esser loro presente per illuminarli con la luce di Cristo e adunarli tutti in lui, unico loro Salvatore. Tale sollecitudine non può mai significare che la Chiesa conformi se stessa alle cose di questo mondo, o che diminuisca l'ardore dell'attesa del suo Signore e del Regno eterno.

Noi crediamo nella vita eterna. Noi crediamo che le anime dl tutti coloro che muoiono nella grazia di Cristo, sia che debbano ancora esser purificate nel purgatorio, sia che dal momento in cui lasciano il proprio corpo siano accolte da Gesù in Paradiso, come egli fece per il Buon Ladrone, costituiscono il Popolo di Dio nell'aldilà della morte, la quale sarà definitivamente sconfitta nel giorno della risurrezione, quando queste anime saranno riunite ai propri corpi.
Νοi crediamo che la moltitudine delle anime, che sono riunite intorno a Gesù ed a Maria in Paradiso, forma la Chiesa del cielo, dove esse nella beatitudine eterna vedono Dio così com'è e dove sono anche associate, in diversi gradi, con i santi Angeli al governo divino esercitato da Cristo glorioso, intercedendo per noi ed aiutando la nostra debolezza con la loro fraterna sollecitudine.

Noi crediamo alla comunione tra tutti i Fedeli di Cristo, di coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la propria purificazione e dei beati del cielo, i quali tutti insieme formano una sola Chiesa; noi crediamo che in questa comunione l'amore misericordioso di Dio e dei suoi Santi ascolta costantemente le nostre preghiere, secondo la parola di Gesù: Chiedete e riceverete. E con la fede e nella speranza, noi attendiamo la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.

Sia benedetto Dio santo, santo, santo. Amen.

Pronunciato davanti alla Basilica di San Pietro, il 30 giugno dell'anno 1968, sesto del Nostro Pontificato.

PAOLO PP. VI

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30 ottobre 2010 6 30 /10 /ottobre /2010 07:38

sabato 26 dicembre 2009

Non sono per le guerre di religione, ma non accetto né una confusa idea di Dio né la mancanza di chiarezza sul fare, che il credere comporta, cioè non sono per il Nirvana, o per la goccia che ritorna all’oceano, o per gli esercizi di serenità che ci accostano all’infinito, o altro di simili.

Accetto l’esigenza di ”infinito” che queste forme manifestano, ma le limito al subliminare, alla ricerca e al bisogno di Dio. Esse non sono un ascendere a Dio, non sono la soluzione.

In tutti e tre i sinottici viene presentato un personaggio che cerca, e in questa sua ricerca si rivolge al Cristo con una domanda ben precisa “che devo fare per avere la vita eterna” (Mt 19,26 – Mc 10,27 – Lc 18,27). Chiede che “debbo fare” e non “che ne pensi di”, siamo alla domanda conclusiva, quella del dunque.

La risposta di Cristo è laconica ma ancor più lapidario è il suo commento, quando questi non accetta la risposta, “all’uomo è impossibile”.

Tradotto significa che l’uomo, invischiato in mille cose (benessere, salute, sicurezza, cultura, scienze, fantasie, piaceri, posizione sociale, affetti, abilità, etc) non può e non vuole seguirlo, non ha bisogno di Lui perché Lui questi valori non li soddisfa. Ma aver bisogno di Lui e seguirlo è l’unica strada percorribile verso il Cielo.

Oggi però è Natale, oggi ricordiamo che è Lui a scendere e che a noi uomini non vien chiesto di salire da nessuna parte. Dio, su questo ci giudica incapaci e lo siamo, anche se non ci crediamo. Accettare il Natale è accettare il giudizio su questa particolare incapacità dell'uomo.

Lo sforzo richiesto è di incontrarlo e di fare la scelta chiave: seguirlo o meno, cioè porre Lui come valore unico e fondamentale in tutti i giudizi, in tutte le decisioni.

Buon Natale

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Présentation

  • : Blog di Piero Azzena
  • : Questo blog è solo la mia voce, resa libera dall'età. Questo blog è un memo, seppur disinvolto nei tempi e nei modi, dove chioso su argomenti la cui unica caratteristica è l'aver attirato la mia attenzione. Temi esposti man mano che si presentano, senza cura di organicità o apprensione per possibili contraddizioni. Temi portati a nudo, liberi da incrostazioni , franchi e leali.
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