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31 luglio 2013 3 31 /07 /luglio /2013 05:58

 

 Oggi (31.7.2013) siamo in attesa della sentenza definitiva sul caso Mediaset.

 

Il PDL minaccia "sfasci" se Berlusconi venisse condannato, ma io reputo che sarebbe molto più devastante l'assoluzione.


Che succederebbe tra i 50 milioni di italiani che non hanno votato Berlusconi, mentre assistono al delirio di 10 milioni di italiani che festeggiano con bollicine di spumante?


Non entro nel merito dei contenuti del processo, ma del sentire comune e mi chiedo:  Come non sentirsi traditi? 

 

Traditi nella giustizia, nella verità, nel quieto vivere... traditi sull'altare del dio denaro.  Se si hanno i soldi si può far tutto, ecco il messaggio che passerebbe più forte che mai e … sarebbe lo sfascio sociale. 


Papa Francesco, tu che ti opponi al dio denaro, dove sei? dove sono i tuoi esorcisti, i tuoi uomini in talare e i tuoi cristiani? Questi sono fatti di ateismo reale.

 

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29 luglio 2013 1 29 /07 /luglio /2013 17:00

 

Io so che il concetto di anima è nato nel sesto secolo avanti cristo con la mitologia orfica, quando gli ebrei erano ancora un popolo di barbari nomadi in piena attività conquistatrice in nome di un loro Dio, e senza alcuna idea di spirito e di eternità. L'anima non faceva parte della loro cultura. 

 

Ecco il pensiero Orfico, del VI secolo, secondo l'enciclopedia Treccani:

 … L'orfismo è una religione soteriologica, portata da un lato a raccogliere intorno a sé gli umili e i dolenti, desiderosi di felicità oltremondana, e rispondente dall'altro all'esigenza di un'ascesi etica, di una liberazione dal male, sentito primitivamente come impurità originaria.

… E in quanto l'antitesi dell'elemento dionisiaco all'elemento titanico assume l'aspetto di quella dell'anima al corpo (la stessa ebbrezza della religiosità dionisiaca, in cui il βάκχος si sente identico al dio, contribuisce forse a trasformare l'antica idea dell'anima come soffio vitale nell'idea dell'anima come centro di quella stessa tumultuosa esperienza e quindi come essenzialmente dionisiaca), l'imperativo etico-religioso diventa quello della liberazione dell'anima dal corpo, sua "prigione" e "tomba".

 

O come la racconta Wikipedia:

... Le caratteristiche dell'antropologia orfica possono essere riassunte in due affermazioni:

  • l'uomo, nella sua attuale costituzione, è frutto di un evento storico pregresso: l'uccisione del dio Dioniso (l'essere umano, dunque, è un "epifenomeno", è la conseguenza di un evento critico);
  • l'uomo, nella sua esistenza e consistenza, è caratterizzato da almeno un elemento divino: nell'essere umano convivono un aspetto "dionisiaco" (lo spirito, l'anima) e un aspetto "titanico" (la materia, il corpo).

 … Essenziale per l'orfismo è dunque la concezione dell'anima contrapposta al corpo, e l'affermazione della necessità che l'anima stessa trasmigri in nuovi corpi finché non raggiunga la perfezione.

 ... Nelle dottrine orfiche, per quanto si riesce a ricostruire, lo spirito (daimon), che risiedeva nei cieli, ha compiuto un peccato ed è decaduto dal regno dei cieli sulla terra, incarnandosi in un corpo che utilizza per espiare la propria colpa.

Con la morte, l'anima trasmigra e si ricompone (non sulla base di un principio individuale, ma su nuova aggregazione basata su proprietà paragonabili ai principi del magnetismo) in un altro corpo, che può anche non essere quello di una persona (questo dipendeva anche dal comportamento che il daimon ha tenuto nella vita precedente); se invece ha espiato la colpa, l'anima ritorna nel regno dei cieli.

L'orfismo è caratterizzato non solo da una contrapposizione tra un elemento divino (dionisiaco) e una realtà corporea opposta sul piano della natura (titanico), ma anche (a differenza, ad esempio, della dicotomia spirito-carne delle lettere paoline) da una vera contrapposizione di due princípi (dualismo) che sta alla base dell'antropologia.

 

Ma questa teoria dell'anima e della sua contrapposizione al corpo è arrivata fino a noi, al XXI secolo dopo cristo. Era comoda per tante spiegazioni e giustificazioni, altrimenti impossibili.  Platone prima e Agostino poi l'abbracciarono, e a loro si accodarono tutti i "padri" della patristica cristiana, cioè quelli che strutturarono la forma di religione che ci è pervenuta.

 

Sarà vero?

Posso solo aggiungere che quando recito il "Padre nostro", e mi capita spesso, professo la fede in un universo bidimensionale. Non so che cosa sia questa seconda dimensione, so che l'accetto.

 

Ci sarebbe anche il problema di cosa è l'anima? 

Non è autocoscienza di sé. Che autocoscienza ha  il vecchietto che muore rimbabito, che non sa neanche più di esistere? 

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16 luglio 2013 2 16 /07 /luglio /2013 15:23

 

ABBIAMO DAVVERO BISOGNO DI UN ALTRO MILIARDARIO SCALZO?

di Quit the Donner (www.vice.com)

16.7.2013

  

Una cosa su cui il potere può fare da sempre affidamento è la capacità delle persone di sforzarsi per ritenerlo buono nonostante ogni evidenza contraria.

 

È un principio di economia delle risorse: se ti accorgi che il potere non è buono allora devi fare qualcosa, protestare, compiere scelte di vita che ti esporranno all'ostracismo del corpo sociale, forse anche mettere a rischio la tua stessa incolumità, tutte cose che prendono un sacco di tempo e allora tanto valeva non fare l’abbonamento a SKY che già così lo guardi poco.

 

Il Vaticano, la multinazionale più antica del mondo, nota ai più per i suoi marchi registrati come Cristo, Croce e Sudario™ e per essere stata la prima ONG globale in grado di competere e di essere necessaria al potere politico, queste cose le sa da sempre. Fanno parte del suo know how industriale da ben prima che la Nike inventasse lo sport o Mc Donald's i clown.

 

Allo stesso modo il Vaticano sa bene che quando le quote di mercato diminuiscono (vedi il comparto Sud America dove i biscotti Teologia della Liberazione  rubano clienti ai Biscotti Sacra Romana Chiesa) e hai difficoltà a reperire nuovo personale (pare infatti che “Prendi i voti, non scoperai mai più” non funzioni granché come slogan), non puoi fare affidamento solo sulla propensione dell’essere umano alla schiavitù mentale e devi venire incontro al mercato, ripensare la comunicazione, dare al popolo i simboli che il popolo vuole.

 

In due parole il brand Chiesa Cattolica, impossibilitato dalla situazione geopolitica a riportare in voga la santa inquisizione per costringere gli stronzi ad amarlo, si è trovato suo malgrado nella scomoda posizione di doversi fare boccalone-friendly. Il buon vecchio “Sono uno di voi fratelli,” “Ehi Papa ma io ho l’herpes genitale,” “Ok, sono quasi come voi fratelli.”

 

Da qui la decisione di pre-pensionare Ratzinger, un Papa empatico come Charles Manson, e sostituirlo con Bergoglio, l’uomo del popolo, perché in Argentina era solito spostarsi in metropolitana, che come tutti sanno è una solida motivazione per diventare l’infallibile emissario di Cristo sul pianeta terra.

 

Una narrazione, la sua, costruita perfettamente sin dall’inizio, quando ai giornali raccontava

“Sono venuto a Roma—ha confessato Bergoglio divenuto Francesco—solo con pochi vestiti, li lavavo di notte, e all’improvviso questo… ma se io non avevo alcuna possibilità. Nelle scommesse di Londra stavo al quarantaquattresimo posto, immaginatevi. Chi ha scommesso su di me ha guadagnato moltissimo denaro...” 

 

Come ogni leader che vuole caratterizzarsi come sovrumano Bergoglio la notte non dorme, ma al contrario di altri leader passati figli delle narrazioni di abbondanza non fa i festini. In omaggio all’austerity “lava i suoi pochi vestiti.”

Il capolavoro però è il rammaricarsi di come grazie alla sua vittoria qualche scommettitore abbia guadagnato “moltissimo denaro”. Sei appena stato messo a capo di una delle più grandi aziende del mondo, che secondo stime prudenziali ha solo in immobili un patrimonio di 2mila miliardi di euro, è davvero un disastro che qualcuno abbia guadagnato 100 sterline sulla tua nomina. Questa notte Gesù piangerà.

 

Sin dal suo insediamento Bergoglio non ha fatto altro che segnare gol a porta vuota di fronte alla fame di pauperismo dell’opinione pubblica.

È difficilissimo trovare report esaustivi sul patrimonio mondiale del Vaticano, ma i media sono inondati di articoli sulle dimostrazioni di povertà di Bergoglio. Fiumi di caratteri sono stati spesi sui giornali per lodare la sobrietà del nuovo Papa, informandoci dei suoi spostamenti in autobus con gli altri prelati, raggiungendo apici di orgasmo giornalistico.

 

È fantastico sapere che il proprietario del 20 percento del patrimonio immobiliare italiano prende il caffè alla macchinetta, questo mi fa sentire più garantito e speranzoso mentre verso l’affitto alle suore carmelitane scalze della povertà appestata di Santa Maria della miseria gioiosa.

 

Millenni di civilizzazione, l’umanesimo, il rinascimento, l’illuminismo e il blog di Beppe Grillo hanno portato ad affrontare una crisi che sta impoverendo la società e distruggendo le conquiste sociali con una sola regola aurea: non importa cosa fate e quanto ricchi siete se in pubblico avete l’accortezza  di indossare vestiti del mercato.

 

“È una questione di morale” è l’obiezione standard.

Certo, ma chissà perché è sempre morale dell’apparenza.

 

Pochi giorni fa il Vaticano è finito nelle aperture dei giornali di tutto il mondo per l’ennesimo scandalo dello Ior. Questa volta si tratta delle  vicende di monsignor Scarano (detto Mr 500 per il suo amore per le banconote viola), accusato assieme a un broker ed ex agente dei servizi italiani di aver portato in Italia con un aereo 20 milioni di euro dalla Svizzera. Le intercettazioni riportate dal Corriere della sera ricordano il fumetto di Andrea Pazienza in cui Pertini telefona a De Michelis per digli che gli serve del fumo:

"Scarano: Riesci a portare 20/25 libri?

Zito: Quelli sicuri.

Scarano: Già quello è un buon traguardo, hai capito? Perché ci consente di fare un sacco di cose per noi.

Zito: Quello mi ha chiesto di portarne il doppio, 40!"

Poco dopo, con straordinario tempismo, il Papa si ricorda del dramma degli immigrati e dice che gli piacerebbe fare un giretto a Lampedusa e lanciare una corona in acqua.

Purtroppo non può fare di più. Vorrebbe proprio, ma non ha i mezzi.

Tutti i media italiani si eccitano e prenotano per i loro giornalisti voli per l’isola siciliana.

Bergoglio ovviamente vorrebbe andare con un volo di linea, ma subito gli fanno sapere che non si può fare e deve usare per forza uno dei Falcon dello stato italiano. Quando si dice la sfiga.

 

Il Papa ha fatto la messa e la sua celebrazione, poi ha scorrazzato per l’isola a bordo di una vecchia Fiat campagnola. A un certo punto, durante la mattinata, come in un libro di Benni è spuntato in favore di telecamera un barcone con sopra 160 immigrati.

“Il Papa? Non ne sapevamo niente ma ci fa piacere,” avrebbe detto uno di loro.

Si vede che avevano caricato a bordo dell’acqua al posto degli ipad per seguire la diretta della visita papale sul corriere.it. I soliti musulmani.

 

Ognuno di noi ha almeno un amico che va in solluchero di fronte alle dimostrazioni di povertà di Bergoglio. In genere è lo stesso che riteneva Monti “un tecnico sobrio”, Berlusconi un “bravo imprenditore” e D’alema “un abile statista”.

 

“Non ho seguito molto ma mi sembra simpatico,” è Il genere di commento che mi fa pensare a un futuro in cui le grandi aziende se fossero furbe potrebbero sostituire i leader politici con dei gattini tenerosi. Probabilmente ci stanno già pensando.

Sarebbe la soluzione ideale perché i gatti sono già scalzi e non sopportano gli aspirapolveri, quindi difficilmente viaggerebbero in mezzi impopolari come gli elicotteri o gli hovercraft.

 

Al di là dei siparietti pubblicitari in stile Lampedusa, l’unico metro sensato per giudicare l’operato del Ceo della multinazionale la cui prima commodity è la Promessa di Salvezza Ultraterrena è osservare come si muoverà rispetto allo Ior, il cuore finanziario del suo business.

 

Lo scorso anno il Vaticano era entrato nel mirino del Dipartimento di Stato americano, che l’aveva inserito nella sua blacklist per il riciclaggio di denaro, vertenza che si è risolta di recente con un accordo bilaterale.

Sempre recentemente sono saltate due teste importanti all’interno dello Ior, quelle del direttore Paolo Cipriani e del vice-direttore Massimo Tulli, e alcuni retroscena parlano di una riforma in atto negli ambienti finanziari del Vaticano.

 

Al di là dei facili entusiasmi di cui parlavo in apertura l’opzione più realistica è che si tratti più di uno spoil system che di una rivoluzione.

(Wikipedia: L'espressione spoils system descrive la pratica con cui le forze politiche al governo distribuiscono a propri affiliati e simpatizzanti cariche istituzionali, la titolarità di uffici pubblici e posizioni di potere, come incentivo a lavorare per il partito o l'organizzazione politica).

 

 La Chiesa è un potere mondiale e come tale non non può permettersi di rinunciare al suo cuore finanziario; al tempo stesso è un'istituzione che esiste da due millenni e se sei sopravvissuto tutto questo tempo significa che un paio di cosette le ha imparate.

  • Tutti sanno che laddove ne ha avuto la possibilità la Chiesa Cattolica non ha mai fatto prigionieri (i due pesi e due misure cattolici: difesa della minoranza finché si è in minoranza, dittatura della maggioranza anche sanguinaria quando sei in maggioranza).
  • Molti di meno però conoscono la sua abilità nell’esercitare i “sincretismi”, ovvero la capacità dimostrata storicamente di inglobare aspetti e riti di altri culti per avere la meglio su un territorio e su un popolo.

Tu 

In questo senso la chiesa di Bergoglio è una Chiesa pienamente contemporanea, che durante l'era del dominio delle multinazionali e del libero mercato ha appreso in pieno l’importanza della comunicazione declinandola su messaggi di grande efficacia, riattualizzando così pienamente la lezione di Wojtyla.

Una strategia di marketing in grado di fornire quella credibilità necessaria a pararsi le spalle durante i tentativi di riforma interni.

 

Quello che sta accadendo quindi è un cambio all'interno delle stanze vaticane che punti a un riassetto di potere in grado di rendere la Chiesa più efficiente e potente di prima. Se così non fosse e Bergoglio fosse arrivato fino lì per un bug del sistema ci sarà sempre una tazza di tè corretto ad aspettarlo, questo perché finché esisterà l’uomo esisterà la paura della morte, un business troppo grosso perché qualcuno non provi a usarla per dirvi cosa dovete fare della vostra vita.

 

 

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5 giugno 2013 3 05 /06 /giugno /2013 19:01

  

Questa mattina ho rivisitato il centro de l'Aquila, dopo 50 mesi esatti dal terremoto.

 

La principale novità recepita sono state le reti di protezione per i pedoni. Si sono moltiplicate dappertutto, anche in stradine non aperte al traffico pedonale. Si potrebbe pensare all'attenzione e cura che le autorità hanno per la popolazione, ma sgradevoli odori di muffa denunciano la decomposizione fisica della città. Nel caso specifico, trattandosi di costruzioni, il termine proprio è sbriciolamento. L'Aquila si sta sbriciolando.

 

Le lentezze, i ripensamenti e le invenzioni da parte di tutte le autorità, nessuna salva, a breve ci regalerà solo polvere senza più senso per nessuno. Il paziente che giaceva sul letto del "pronto soccorso", nell'attesa che il medico lo curasse, non è più un ferito ora è un morto, un cadavere  in decomposizione. Di tutto questo vi do testimonianza fotografica in questo blog.

 

Chi ho incontrato nella mia passeggiataPasseggiata effettuata alle 11 del mattino di un giorno infrasettimanale, eppure ho incontrato solo turisti e manovali edili. Intendendo per turisti quelli con macchina fotografica, più o meno intruppati dagli organizzatori, ma anche capannelli di pensionati ostinati su abitudini di tanti anni fa.

 

Negozi? I negozi aperti erano pochi e solo  per la nuova tipologia di clienti. Infatti ho incontrato solo qualche bar, una pizzeria e alcune bancarelle in legno per souvenirs.

 

Ma gli aquilani dove sono? Sfollati nelle new-town.

Non più terremotati ma sfollati. E così avviene che un tessuto sociale si va consumando nell'attesa del ritorno dall'esilio, mentre il capitale economico della famiglia, fondato sul possesso di una casa e dei suoi contenuti, perde valore, sempre più e sempre più velocemente.

 

Son stati commessi errori nella gestione dell'emergenza?

Di certo è stata interpretata male l'emergenza. Verità e giudizi che il tempo galantuomo, pian piano, fa emergere e soppesa.

Si comincia a capire l'operato di tutti e a tutti i livelli:

  • chi, invece di cercare il coinvolgimento, la condivisione delle decisioni e una visione del futuro, ha imposto decisioni personali e cervellotiche, 
  • chi ha permesso sprechi di energie in mille attività non coordinate, 
  • chi ha alimentato liti pseudo-plitiche assurde tra i poteri preposti, 
  • chi ha permesso vergognose ingordigie, 
  • chi s'è dimostrato inspiegabilmente lento e superficiale.

 

Potrei continuare a lungo ma voglio solo rammento che queste parole raccontano una realtà e non una favola e che, dopo oltre 4 anni, varie decine di migliaia di persone ancora  soffrono nel limbo dove sono state "incarcerate". E sono i soliti, quelli onesti e senza "santi in paradiso". 

 

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21 maggio 2013 2 21 /05 /maggio /2013 16:26

 

 

Io ho questa curiosità, moderatamente polemica.  

 

I commentatori, i politici, i giornali stessi, che a sinistra stanno costruendo una


campagna contro la parola “pacificazione

  •  togliendole ogni significato costruttivo e progettuale
  •  aderendo a quello del chi-ha-avuto-ha-avuto proposto della destra (in un’ennesima adesione all’agenda proposta dalla destra),

 

come si pongono rispetto al ragionamento sulla pacificazione che ha fatto Roberto Saviano, di cui sono soliti condividere, esaltare e pubblicare il pensiero e gli scritti? È un ragionamento anche loro, in contraddizione con quello che scrivono, oppure gli è estraneo, e non hanno coraggio di dirlo, di contestarlo?

 

«O si riparte dal sogno, o si riparte dalla possibilità di un mondo altro, o non c’è possibilità di convincere.

Puoi solo contrastare, puoi solo pensare di essere migliore, in quanto diverso, dell’altro.

Ma se invece vuoi andare a stanarlo, a convincerlo, devi rinunciare anche a una parte di te. (…) Entri nella contraddizione ma cerchi di prendere l’altro e di portarlo»

 

La risposta sensata, secondo me, è che la pacificazione di Saviano non è la pacificazione di Brunetta: e la conseguenza della risposta sensata, secondo me, sarebbe aderire al progetto suggerito da Saviano invece che precipitarsi a caricare i pezzi da otto contro Brunetta (il quale schiva e gongola), gettando il bambino nell’acqua sporca.

 

Dal Blog di Wittgenstein. Articolo  titolato "Scegliere tra Saviano e Brunetta"

Pubblicato 21 maggio 2013

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18 marzo 2013 1 18 /03 /marzo /2013 18:19

 

 

Il mio blog è mio. E' il mio esternare. Non cerca pubblico ma solo un cestino meno oscuro del silenzio. 

 

Ciò detto lo definirei un diario di pensieri non strutturati e senza bandiere, idee in maturazione in cerca di "verità", appunti per non dimenticare. 

 

E' il mio blocco notes che contiene sia idee mie, che definire originali sarebbe stupidità oltre che presunzione, sia idee prelevate da terzi perché descrivono meglio di me il mio sentire.

 

Idee congiunte, però, da una caratteristica: la brevità e la sintesi.

 

Se poi qualcuno avesse l'occasione di capitarci o la fantasia di servirsene, faccia pure. Io ho imparato da altri.

 

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20 febbraio 2013 3 20 /02 /febbraio /2013 07:41

Una bella riflessione di cui voglio tener memoria e condividere

 

Nel tempo di quaresima

Il silenzio necessario

di ALBERTO FABIO AMBROSIO

 

Internet è davvero una bella invenzione perché — sebbene faccia talvolta perdere tempo — permette di scoprire iniziative per le quali fino a qualche anno fa si poteva impiegare un tempo considerevole.

 

Mi sono imbattuto recentemente in quella che mi è sembrata una novità che meritava attenzione. Un’accademia del silenzio, con sede ad Anghiari e patrocinata da un buon numero di professori, scrittori e giornalisti italiani.

 

L’idea, frutto di Duccio Demetrio e di Nicoletta Polla-Mattiot, è aperta al grande pubblico e tutti, via internet, possono iscriversi.

 

Associata a questa iniziativa è la collana «Taccuini del silenzio» edita da Mimesis. Sei volumetti sono già disponibili in libreria e altri sono in preparazione.

 

Tra le tante riletture della mia vocazione religiosa — mi sia permesso questo inciso — c’è anche il filo rosso dell’amore per il silenzio. Da una buona ventina d’anni accumulo materiale sul silenzio, in campo religioso e filosofico oltre che antropologico. L’esistenza quotidiana mi pone invece di fronte all’inquinamento acustico di una megalopoli, Istanbul, che sa raccogliersi in silenzio solo in occasione delle feste religiose.

 

Compenso la mancanza di silenzio ambiente con la lettura e la scrittura del silenzio teorizzato.  Idealmente cerco di permanere il più possibile legato a quanto si ritiene come essenziale, la via del silenzio. In questi ultimi anni le pubblicazioni mi hanno poi aiutato in questa ricerca religiosa.

 

 Accanto alla più ampia offerta in tema religioso, si affiancano le fini analisi storiche sulla società del rumore e di un necessario ritorno a una convivenza immersa nella profondità silenziosa (Stefano Pivato, Il secolo del rumore) e quelle filosofiche (Carlo Sini, Il silenzio e la parola ; Roberto Mancini, Il silenzio, via verso la vita).

 

Con i maneggevoli «Taccuini del silenzio», una vera e propria iniziativa editoriale, si inaugura una nuova fase. Il silenzio esce definitivamente dal campo del religioso, del contemplativo o forse anche del puro filosofico per cercare spazi vitali. Nella lettura dei sei volumetti finora usciti si intuisce la formazione di una nuova cultura antropologica e sociale, lontana dal frastuono della gloria gridata ai quattro venti, ma radicata nell’intimo della coscienza.

 

Ricordo di aver scovato parecchi anni fa un’etimologia del termine silenzio che mi ha segnato a vita. Il dizionario etimologico latino faceva risalire il significato nascosto della parola silentium per via di metatesi (inversione sillabica) al termine exilium. Cioè dalla parola exilium, si è passati a silex (l’austerità e la durezza del deserto di roccia?) e da qui a silentium.

 

Anche se questa etimologia è dubbia, il significato è davvero suggestivo. Il silenzio è un esilio volontario nei meandri della nostra coscienza. Di questo l’epoca contemporanea ha davvero bisogno, e a tutti i livelli!

 

Se la ricerca anche “laica” si appropria della formazione al silenzio, non si può non andare con la mente ai richiami al silenzio fatti da Papa Benedetto XVI. È un filo rosso che si ritrova nel suo magistero, attento al richiamo — nel frastuono mondano — al silenzio divino. L’attenzione a questa nuova forma di ecologia non può lasciarci indifferenti e di fatto — questa iniziativa lo dimostra — non lascia indifferenti nemmeno coloro che non necessariamente vivono in meditazione continua.

 

Che il richiamo venga da un monaco è scontato, ma che venga da un professore di epistemologia (penso a Stuart Sim, Manifesto per il silenzio), è ancora più significativo. In questo periodo di quaresima, non è fuori luogo riprendere questi spunti, per educare la parola ed educarsi al silenzio. Digiuno, preghiera ed elemosina, a ben pensarci, hanno questo stesso denominatore comune.

 

Possiamo forse immaginare di praticare il digiuno, di vivere la preghiera e di rendersi solidali producendo rumore? Il silenzio è quindi quell’ambiente vitale dove la vita divina può svilupparsi più agevolmente.

 

Il messaggio che Benedetto XVI aveva rivolto per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali (20 maggio 2012) costituisce un buon programma di pratica quaresimale: dalle prime frasi di questo messaggio: «Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto», si perviene a una conclusione teologica davvero pregnante: «Nel silenzio della Croce parla l’eloquenza dell’amore di Dio vissuto sino al dono supremo».

 

Da l'Osservatore Romano del 20.2.2013

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29 gennaio 2013 2 29 /01 /gennaio /2013 17:52

 

La prima convinzione è la morte.

Non mi fa paura la morte in sé, comunque sia. Ho paura della solitudine in cui andrò a viverla e il dolore che l'avvolgerà. Quasi certamente sarà dentro un ospedale, infilzato da aghi ormai inutili, utili solo a consolare i parenti se presenti o la coscienza del medico curante, fortunatamente, spero, sarò intontito dai medicinali. Poi un dolore orrendo, la coscienza di un “imbocco” senza ritorno, poi... poi non so più.

 

La seconda convinzione riguarda Dio.

Dio esiste.

O si ammette che Dio esiste o Dio è quel che mi circonda. Qualcosa o qualcuno all'inizio c'era.

Preferisco qualcuno perché l'universo è troppo esatto, "matematico".

Infatti io di Dio mi son fatto un'idea quasi fisica. La mia idea di Dio è legata all'universo, la grandezza quasi infinita che contemplo nelle foto delle galassie. L'astronomia mi avvicina più di ogni altra cosa all'idea di infinito.

L' infinitamente piccolo mi affascina, ma non mi apre al concetto di infinito come gli spazi stellari, quegli spazi che si misurano in milioni di anni luce

Quando sono arrivato a questa concezione mi sono accorto che non era una mia fantasticheria, forse per rielaborazioni inconscie o per vie parallele sono giunto a condividere le parole con cui inizia la Bibbia ebraico/cristiana “in principio Dio creò il cielo e la terra”.

Mi resta il dubbio, ma l'accetto, sulla teoria dei due universi: la terra dove sto vivendo e un non ben definito “cielo”, cioè una dimensione altra, la dimensione dove sta Dio.

Questa teoria dei due universi l'ho ripetuta troppe volte, ogni qual volta ho recitato il “Padre nostro”. Credo in questa teoria perché non v'è motivo per rifiutarla, come credo nelle caratteristiche di Dio raccontateci da Gesù il Cristo, cioè io credo nel Dio di Gesù Cristo

 

La terza convinzione riguarda me stesso.

Io non sono che un progetto insito in una cellula che ha preso vita da due differenti semi-cellule, e che, moltiplicandosi e differenziandosi su base progettuale, ha costituito gruppi specializzati e strettamente interdipendenti.

 

E questo è l'aspetto tecnico, somatico, includendo nel somatico non solo le ossa, i muscoli e persino il sangue, ma anche il software che governa i sensi con impulsi elettrici e chimici, e il sistema operativo che, con metodologia web, governa l'intero complesso, cioè tanti nodi autonomi che si informano reciprocamente.

 

La meraviglia nasce nel constatare l'autocoscienza. Quel sentirmi io, distinto da... dagli altri

 

Pertanto la quarta convinzione riguarda il mondo.

Esiste altro fuori me. “Altro” è tutto quanto non è il mio progetto. “Altro” sono i sassi e le stelle, ”altro” sono le piante e gli animali, ”altro” sono gli esseri simili a me, con le mie stesse sensibilità.

 

Gli ”altri” non sono me, però garantiscono il mio essere al mondo. E questo non mi permette prevaricazioni.

Il mio io si dibatte e cerca equilibri tra le ancestrali esigenze e finalità della specie, come ogni cellula di cui mi compongo, e le esigenze non trascurabili della società in cui sono inserito per spazio e tempo.

Esigenze non trascurabili perché è l'altro che mi garantisce un futuro, offrendomi il sesso per moltiplicarmi, il cibo per alimentarmi e persino la nurse per crescere.

 

C'è infine un “Altro” che mi permetterebbe il "lungo" futuro, la vita oltre la morte.

 

Di che vita si tratta? Non lo so. Alla stessa maniera che non so cosa sia il “cielo”. Non credo alla teoria platonica dell'anima prigioniera del corpo. Credo al corpo nuovo con energia nuova, meno cellulare, meno soggetta alle esigenzee della specie.  

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2 dicembre 2012 7 02 /12 /dicembre /2012 07:05

Leggevo il testo  relativo alle crociate (... e che qui riporto) e riflettevo sulle attuali  battaglie in  favore del Eluana Englaro, alle battaglie feroci sull''aborto, e mi chiedevo perché alcune uccisioni sono giustificate, sono giustificabili seppur con penitenza, e altre no?  

A me pare che cambino solo le finalità. Che sia guerra, che sia aborto diretto o indiretto, che sia eutanasia, si tratta di uccidere. E' l'uomo che decide di uccidere e uccide. 

 

E' lecito uccidere?

 

Riflettendo sulle crociate m'accorgo che le campagne sui principi sono teorie false perché a corrente alternata. Il discorso va affrontato, quindi, non sul principioi ma sulla giustificazione dell'eccezione. In altre parole le finalità giustificano anche l'uccisione. E quindi  chi ha il diritto di definire il quando è lecito e il quando no?

 

Le crociate tolgono certamente questo diritto alla Santa Madre Chiesa, meglio alla sua gerarchia. Ha già sbagliato altre volte: vedi le teorie di Agostino, vedi  i capellani militari e vedi oltre 200 anni di crociate.

 

 

^^^^

La crociata pone un problema sempre presente alla coscienza degli uomini: quello della legittimità della guerra.

 

Sarebbe facile contrapporre all'appello di Urbano ll l'immagine di una cristianità primitiva fondamentalmente contraria a ogni forma di violenza, cosa che non rientra nelle nostre intenzioni. La presenza, nel Decalogo, di un precetto che proibisce l'uccisione di un essere umano non ha mai impedito al popolo d'Israele di condurre guerre ritenute  perfettamente legittime. E la chiesa dei primi secoli ha contato nelle sue file soldati che si rifiutavano di sacrificare agli dei, ma non di combattere secondo la loro condizione.

 

L'impero romano cristianizzato ha continuato a usare la guerra come un mezzo per perseguire il proprio fine politico e, in primo luogo, la propria difesa. E i teologi si sono dati da fare per conciliare le esigenze della legge divina con gli imperativi del potere. Sia la Chiesa bizantina che la Chiesa romana hanno continuato a ritenere riprovevole l'uccisione di qualsiasi essere umano. La prima esigeva una penitenza dal soldato che aveva ucciso un nemico, e non diversamente si esprime il Penitenziale di Alano di Lille: «Chiunque abbia ucciso un pagano o un giudeo», scrive in sostanza, «dovrà assoggettarsi a una penitenza di quaranta giorni, perché colui che egli ha ucciso è una creatura di Dio che avrebbe potuto essere condotta alla salvezza».Ciò non impedisce che le necessità dello stato possano rendere inevitabile la guerra.

 

La Chiesa ha riconosciuto al sovrano il diritto di ricorrervi e di chiamare i suoi sudditi a parteciparvi, nella misura in cui si trattava di assicurare la propria difesa: dobbiamo a sant'Agostino la definizione di una guerra giusta - che è appunto quella condotta dai cristiani e dalla "patria dei cristiani" contro un ingiusto aggressore.

 

La Chiesa non deve intervenire in ciò che è di competenza del potere sovrano, quello dell'imperatore. Può al massimo ottenere che gli ecclesiastici e i vescovi siano esonerati dall'obbligo di servire in armi, cosa che li costringerebbe a versare del sangue.

 

Ma anche per questo principio vengono fatte delle eccezioni. Gli imperatori hanno spesso incaricato i vescovi di ottemperare a obblighi che erano invece di loro stretta competenza, e questi, assumendo il ruolo di padri del loro popolo, sono stati indotti in alcuni casi a promuovere la difesa della propria città, come accadde ad esempio contro

)

 gli Unni e i Vandali. Ciò nonostante, essi preferiscono piuttosto tentare di proteggere le loro pecorelle negoziando con gli avversari: all'inizio dell'invasione musulmana, molti prelati si sono incaricati di condurre le trattative per la resa della loro città.

 

Non abbiamo difficoltà ad ammettere che quando in quello che era stato l'impero romano si insediarono i regni barbarici, società guerriere si sostituirono alla società civile, e che questo portò a un'esaltazione della guerra fino ad allora estranea alla mentalità dei popoli cristiani.

 

Non cercheremo di mettere in discussione questo dato: riteniamo sufficiente ricordare che, secondo molti autori, da qui avrebbe avuto origine la concezione di una "guerra santa", cioè del ricorso alla guerra come mezzo per estendere il regno del Cristo attraverso l'eliminazione fisica o la conversione forzata degli infedeli. E si cita come esempio Carlo Magno, che conduce contro i Sassoni una guerra che si conclude solo, secondo quanto dice Eginardo, con la distruzione degli idoli e il battesimo dei pagani.

 

Bisogna inoltre costatare, seguendo lo stesso autore, che i Sassoni erano dei vicini molto scomodi per il popolo dei Franchi e che l'imperatore ha forse obbedito a imperativi di altro tipo oltre al semplice desiderio di imporre a quel popolo la fede cristiana.

 

L'immagine di un Carlo Magno «missionario e guerriero», come ha scritto Robert Folz, deve molto a sviluppi e aggiunte di epoca posteriore, di cui si sono alimentati i poemi epici del ciclo di Carlo Magno, che si sviluppano intorno al tema principale della  lotta  di  quest'ultimo contro  i  Saraceni  di Spagna o d'Italia.

  

(J. Richard, Grande storia delle crociate, Newton&Compton editori, Roma, 1999)

 



 

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28 gennaio 2012 6 28 /01 /gennaio /2012 08:46

 

La fotografia nel futuro avrà un settore che solo ora esce dai laboratori ed appare sui siti più attenti e sofisticati, nonché ricchi.  E' una forma intermedia tra la foto e il film, diversa ma più coinvolgente.

 

Non è certo coinvolgimento che il 3D pretenderebbe di dare. Col 3D sono decenni che ci provano, ero bimbo io, ma sta sempre lì... perché? Perché aggiunge ben poco alla visione. Una buona foto, con i suoi piani di profondità, è tecnicamente migliore del 3D nella definizione e nei colori.

 

Inoltre si staccherà dall'attuale stato di "volgarizzazione" in cui la fotografia oggi pascola. Bastano pochi euro, o solo un telefonino, congiunti a un po' di gusto o ad una situazione fortunata perché qualsiasi Pinco Palla sia degno di pubblicazione. Ai super tecnici mestieranti, che hanno investito capitali in ottiche e studi, questo non piace. Si sentono defraudati del mestiere.

 

Ecco far capolino, timida e silenziosa (non ho ancora rilevato articoli esplicativi sulle riviste del settore), una tecnologia nuova, la cui specificità  è l'interattività. Una tecnologia che ha bisogno del computer per essere gustata (ma questa non è la situazione di tutte le foto digitali?) e che richiede una professionalità autentica in fase produttiva

 

E' interattiva perché non ti mostra solo un oggetto o un panorama, ma ti permette di entrare dentro l'immagine per guardare quello che vuoi, per guardarti intorno sopra sotto come se fossi tu il fotografo.

Sei tu che scegli cosa guardare, dove fermare il tuo sguardo. Non più una foto, o una serie di foto, che non ti fanno mai vedere bene quello che vorresti vedere veramente. Una foto a 360 gradi, meglio, una foto sferica come la realtà.

 

In cosa consiste questa tecnologia? Essenzialmente nello sviluppo di un concetto antico: l'unione di più foto per avere un panorama più vasto. Questo problema dapprima si risolse con l'uso di forbici e colla, poi con i grandangolari spinti fino ai fisheye, poi col merge del digitale (il concetto dell'inglese merge, in italiano viene espresso con unire, incorporare, fondere, impastare). Ora se il lavoro di forbici e colla sul cartaceo è ben fatto e si uniscono i bordi estremi avremmo un cerchio dove si vedono contemporaneamente davanti e dietro. Se poi li unissimo  a palla e stessimo dentro vedremmo anche il cielo e il pavimento. Stessi concetti valgono per il digitale.

 

Ma come si fa a stare dentro la palla da noi costruita? Bene, questo è la novità, e parrebbe sia affidata essenzialmente ad un software.   Un software che aiuta a incollare le foto per ottenere la palla e a posizionare il lettore all'interno.

 

I campi di applicazione sono infiniti, soprattutto commerciali. La mia affermazione che questa tecnologia ha futuro si basa, infatti, sulla constatazione dell'economicità nella creazione e della vastità del mercato di cui godrà. Come frenare una cosa che costa poco e dà risultati impressionanti?

 

Immaginate un negozio web che vi dia accesso al suo magazzino. Voi entrate, vi aggirate tra gli scaffali, poi cliccate su un oggetto che vi interessa, esso viene giù (cioè apre una finestra) vi fa vedere i dettagli, leggete i dati tecnici e il prezzo, poi o lo depositate sul carrello o nuovamente sullo scaffale.

Immaginate ancora la presentazione di un albergo. Oggi ci sono le foto, tante, questo sistema vi permette di visitarlo, vedere la stanza che vi stanno proponendo, il panorama dalla finestra etc....

 

Poi ci sono le librerie e le edicole, poi ci sono i monumenti delle città d'arte, poi ci sono i musei... poi, poi, poi, la lista sarebbe quasi infinita. Son convinto che questo sarà un'altra pietra del nostro futuro.

 

ps: due indirizzi significativi

 http://www.360tr.com/kudus/kiyamet_eng/index.html

http://www.vatican.va/various/basiliche/index_it.html

http://www.panoramio.com/photo/7867812

http://www.easypano.com/it/

http://www.360tr.com/


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  • : Blog di Piero Azzena
  • : Questo blog è solo la mia voce, resa libera dall'età. Questo blog è un memo, seppur disinvolto nei tempi e nei modi, dove chioso su argomenti la cui unica caratteristica è l'aver attirato la mia attenzione. Temi esposti man mano che si presentano, senza cura di organicità o apprensione per possibili contraddizioni. Temi portati a nudo, liberi da incrostazioni , franchi e leali.
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