Overblog Tutti i blog Blog migliori Lifestyle
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
4 novembre 2013 1 04 /11 /novembre /2013 05:40

 

La sig.ra Cancellieri ha sbagliato perché ha confuso il suo ruolo: non è più un funzionario ma un ministro, e quindi soggetto alle leggi della politica e alle sue lungimiranti implicanze.

 

Il suo agire, nella posizione attuale, ha offerto spalla alla parte avversa per editoriali che apparentemente la difendono, ma che in realtà pregiudicano il suo ministero, cioè il libero giudizio dei suoi giudici su altri casi a questo utilitaristicamente assimilati.

 

 Un esempio è l'odierno Editoriali di Alessandro Sallusti, che scrive:

 Due pesi e due giustizie.  Graziata la ministra.

La ministra della Giustizia Cancellieri accusata di aver telefonato ai magistrati per far scarcerare Giulia Ligresti. Nessuno indaga, giusto così. Però Silvio Berlusconi beccò sette anni per aver chiamato in questura...

 

Se come funzionario, quale è stata fino a due anni fa, poteva permettersi certi "lussi" ora non più.  Oggi c'è chi interpreta e porta a proprio vantaggio una leggerezza a quei livelli. Credo La signora Ministro debba molto riflettere sul suo modo di agire, e in tutta serietà valutare le sue dimissioni.

 

Inoltre osservo che è corretto spendere una parola anche sui "lussi", assunti ad ovvia normalità, in una certa classe dirigente (politici, funzionari, burocrati o a vario titolo "autorità"). Infatti il  nome proprio di questi "lussi" sarebbe "abuso di potere".

  

Abusi certo lievi, circoscritti e persino scusabili, come nel caso in esame, ma dove il merito e l'uguaglianza vengono prevaricati, dove s'annida l'ingiustizia diffusa, per cui i figli di papà hanno sempre un'opportunità in più, un occhietto di riguardo, una manina in soccorso.

Condividi post
Repost0
4 novembre 2013 1 04 /11 /novembre /2013 04:31

In Italia i dipendenti pubblici sono tre milioni e 247.000 (dati ufficiali del 2011). 

 

In questo numero sarebbero compresi : 

- gli impiegati della sanità            --->        che curano i malati

- gli insegnanti                               --->        che insegnano

- i militari                                       --->        che difendono

- le forze dell'ordine                  --->        che curano il sociale

 

- poi ci sarebbero questi in tabella (che sono i più, oltre un terzo),

 ma a che servono?

                     

politica poltrone
politica poltrone
Fonte: il fatto quotidiano & UIL del 4/11/2013 

Condividi post
Repost0
2 novembre 2013 6 02 /11 /novembre /2013 05:30

 

Amara riflessione sui danni occulti causati ad un'intera generazione.

 

Ecco cosa dice la sessuologa Roberta Rossi intervistata da Laura Eduati (L'Huffington Post del 01/11/2013):

 

Perché il corteggiamento, ritenuto necessario persino nel mondo animale, ormai viene considerato inutile. Si va subito al sodo: spogliati, facciamolo, subito.

 La novità, anche, sono le ragazzine che spingono i coetanei al sesso, che entrano nelle discoteche raccontate da Lombardo Pijola per imitare le ballerine di lap-dance.  “O meglio: imitano Ruby e le olgettine”.

 “Il messaggio di questi anni è stato devastante per le nostre figlie: hanno capito che vendendosi a un uomo potente possono ottenere soldi, appartamenti, persino una carica politica”.  

 

 

Trovo errato puntare il dito su un "porco" che si è arrogato il diritto di innalzarsi e farsi proiettare sul grande schermo. Lo sarebbe, forse, se fosse un fatto solo italiano. 

 

E' vero, non è innocente, ma attribuire a lui le colpe sarebbe fuorviante, perché anche lui è vittima.

  • Vittima del nuovo sistema di comunicazione, dei cosidetti "media", dove tutto è grande fratello. 
  • Vittima di un nuovo concetto di libertà, che si confonde con libertinismo, con assenza di regole e valori di cui rendere conto.

 

Un mondo cui non eravamo pronti. Un mondo che ci ha superato e ci sta travolgendo?



Condividi post
Repost0
23 ottobre 2013 3 23 /10 /ottobre /2013 10:42

 

Il vero problema della fede non credo sia Dio, la Sua esistenza o la Sua attività creatrice. 

In fin dei conti m'interessa poco la sua eternità o la sua potenza. Ho concluso che è puro esercizio mentale. Avrebbe senso solo se rispondesse al "quid prodest" ("a cosa giova") qui e ora.

 

Il vero problema della mia fede è la conoscenza di me, del perché si è formato questo aggregato di cellule che mi costituisce, e quindi di quali siano i miei bisogni "reali". 

 

Le mie giornate non si riempiono di cielo ma di :

  •  
    • che cosa mi serve?
    • che cosa mi succederà?
    • dove sto andando?
    • che cosa è meglio?
    • etc.

 

Pertanto trovo vere le parole di un certo ulixes su WEB. Sono riflessioni semplici, anche  semplicistiche, parole non certo da professionista della filosofia, ma concrete.  Egli scrive

 

Coltiviamo tenacemente l’illusione di mantenere la nostra identità, non cambiare mai,  riuscire a restare noi stessi e averne coscienza, invece il mutare delle nostre cellule, il cambiamento fisico e psichico a volte impercettibile, ma inesorabile nel suo continuo evolvere è il solo elemento costante che caratterizza il nostro esserci, tanto che, essenzialmente, non siamo, ma diventiamo.

 

In effetti l’aforisma contiene un tranello: evolvere non significa affatto perdere l’identità...se non in casi patologici.

 

Probabilmente è in questo il grande vantaggio (o svantaggio) della nostra specie rispetto ai cugini minori: non solo abbiamo coscienza di ciò che ci accade, ma anche abbiamo coscienza di avere coscienza. In particolare avendo coscienza della nostra personale evoluzione...abbiamo conseguentemente coscienza di restare noi stessi.

 

Le cellulle del nostro corpo e del nostro cervello cambiano continuamente...si rigenerano...ma non cambia la mente:  è solo che ogni cellula dell’organo cerebrale lascia in eredità il gene della coscienza alla cellula sostitutiva. E’ in tal modo che l’autocoscienza non ha un sito di residenza, non è una memoria registrata su nastro è un processo continuo di dieci miliardi di piccoli robot incoscienti ed orientati, che si tengono per mano e  fanno girotondo,  ma non un unico girotondo,  tanti girotondi,  intrecciantisi  fra loro in infinite modalità come infiniti sono i caratteri degli uomini che sottendono di cui costituiscono il processo elucubrante.

 

Certo che non è che una metafora, ma cos'altro dire del processo costituito da miliardi di piccoli robot incoscienti, interagenti, che formano la nostra coscienza?

 

 Abbiamo così pensato, nella irrazionalità della pulsione emotiva, al miracolo dell’anima immortale...

  

Non son convinto che "l'anima immortale" sia poi così irrazionale.

 

Forse la fede è proprio questa. Credere che abbiamo un'anima. Un'anima al di là del parkinson o dell'Alzheimer, indipendente da corpo e cervello. Un'anima buttata oltre. Oltre la pazzia, oltre la malattia, oltre il disfacimento, oltre non solo il corpo ma anche oltre la mente. Oltre... verso l'infinito. 

 

Fede in qualcosa di mio, in qualcosa di stabile, in qualcosa per cui valga la pena battersi, che renda utile l'inutile (la povertà e il dolore-penitente non sono valori, ma perdite, sconfitte) e dia sapore all'altruismo senza ritorno (il Padre vede e quindi?).  

  

E' la scoperta dell'anima il tesoro trovato di cui ci racconta il Vangelo? 

Condividi post
Repost0
22 ottobre 2013 2 22 /10 /ottobre /2013 15:47
Condividi post
Repost0
20 settembre 2013 5 20 /09 /settembre /2013 04:36

Riporto le parole pronunciate da un mio amico di gioventù, durante una conferenza internazione nel maggio 2013 a Roma. Le riporto per la loro profondità e per le verità in esse contenute.

 

... La mia stessa esperienza personale nel Cammino è incominciata 40 anni fa, attraverso un’esperienza di perdono.

 

Vengo da una famiglia numerosa e povera. Tutta la mia vita non era stato altro che uno sforzo per fuggire dall’immagine di quel bambino povero, che non valeva nulla, che mi era stata appiccicata.

 

Neppure pensavo a studiare o a lavorare come ad un servizio agli altri: erano per me gli strumenti per mostrare a tutti chi ero io, quanto valevo. Fino al giorno in cui, pieno di violenza e di rancore contro tutti, incapace di accettare la mia storia, davanti ai superiori che mi volevano cacciare dal seminario – e per non dar loro ragione, me ne volevo andare io – sono stato invitato ad una celebrazione in una delle prime comunità neocatecumenali di Roma e lì ascoltai una parola che illuminò la mia vita.

 

Non erano “gli altri” i colpevoli per ciò che mi accadeva, non ero neppure io un mostro… Era Dio stesso a portarmi nel deserto perché lì scoprissi di avere costruito la mia vita sugli idoli: il successo, l’essere primo in tutto, anche a scapito degli altri…

 

Ma gli idoli nel deserto non saziano, non hanno acqua per la tua sete.

 

Dio mi portava nel deserto perché ora Egli potesse davvero diventare il Signore della vita. Vedere, come in un flash, tutta la mia vita nelle mani di Dio e Dio che dava un senso a tutto, che mi amava, che non mi giudicava per le mie violenze, per i miei giudizi… Per la prima volta mi sono sentito accolto per quello che ero.

 

Non solo quella parte di me – più o meno buona – che tutti accettavano, ma anche per quell’altra parte che nessuno –  neppure io – volevo. Questo mi ha riempito di gratitudine e, per la prima volta nella mia vita, tornato casa, fui capace di chiedere perdono ai miei superiori.

 

E da lì è iniziato –in una comunità concreta con una liturgia viva, che diveniva risposta gioiosa all’opera di Dio – un cammino che ancora dura e che durerà sempre verso la pienezza e la bellezza del battesimo.

  

 

Aggiungo che eravamo molto amici, ci raccontavamo allora sogni e prospettive per l'avvenire, commentavamo idee, cercavamo...! 

 

 

Le nostre strade poi si sono divise. Strade diverse. Non più parole ma stima. La stima dell'amico per l'amico in fondo al cuore. 

Condividi post
Repost0
13 settembre 2013 5 13 /09 /settembre /2013 07:45

 

Se ci fosse uno specchio, mi vedrei così


pt c130913.i

 

 

 

 

pt c130913.i

Condividi post
Repost0
19 agosto 2013 1 19 /08 /agosto /2013 09:28

 

Su "la7"  questa mattina si parlava di pensioni d'oro. Nel suo intervento il Prof. Ferrarotti, , pose alla base del suo ragionamento contro le pensioni d'oro la contrapposizione tra  il concetto di giustizia sostanziale e il concetto di  giustizia formale.

 

Così argomentava:

  • alla base del ragionamento  di chi è favorevole al mantenimento dello status quo, e quindi alle pensione d'oro, c'è il concetto di rispetto delle regole,  cioè di giustizia formale, teorica,
  •  mentre la società vive queste pensioni come un'autentica ingiustizia.

 

Allora ho cercato di documentarmi su "Che cos'è la giustizia?"

 

La Treccani la definisce così:  

Virtù eminentemente sociale che consiste nella volontà di riconoscere e rispettare i diritti altrui attribuendo a ciascuno ciò che gli è dovuto secondo la ragione e la legge.

 

Wikipedia entra nell'argomentazione giustizia-ragione-legge, ed ecco cosa dice: 

La Costituzione italiana accoglie una concezione che taluni definiscono non del tutto formale, ovvero sostanziale-formale (v. Mantovani).

 

Alcuni sostengono che la lettura del diritto penale deve essere sempre improntata alla rigida legalità formale, fatta eccezione per i casi di probabile contrarietà dei precetti alla Carta Fondamentale, nei quali sono ammessi gli ordinari strumenti interpretativi devoluti al Giudice delle Leggi. Con i limiti che questo giudizio, d'altro canto, comporta: ad esempio quelli della irrilevanza, della manifesta infondatezza, entrambi riferiti alla questione sottoposta al giudizio della Corte.

 

Talaltri, aderendo ad un principio di legalità portatore del corollario della offensività, sostengono che il bene giuridico sia ontologicamente preesistente alla norma e vincolante per il legislatore, ammettono una lettura costituzionalmente orientata della norma nel senso di negare il reato al mancare dell'offesa; affermano altresì l'esistenza del principio di legalità costituzionale nel senso di una apposizione di limiti inderogabili al legislatore: non si può legiferare se non entro i termini della compatibilità e della ragionevolezza rispetto al dettato Costituzionale.

 

Ne ho dedotto che la ragionevolezza ha lasciato troppi spazi all'ingiustizia e a chi, privo di scrupoli, di essa si serve a proprio  vantaggio.  

 

 

Condividi post
Repost0
18 agosto 2013 7 18 /08 /agosto /2013 10:23

Avevo la sensazione che le cose non stessero come ci veniva raccontato. Che i primi movimenti, poi appoggiati dai militari stessero difendendo la primavera araba.

La mia sensazione era originata da un romantico ricordo della rivoluzione francese e del suo illuminismo, di cui avvertivo l'ombra nei movimenti di qualche anno fa.

 

Ma la presa di posizione di Obama mi confondeva. Poi quest'intervista, seppur anonima. La trovo molto vera.

 

Egitto, intervista a Padre X:

 "L'Occidente non ha capito nulla, l'esercito difende il popolo"

 

L'Huffington Post  |  Di Andrea Purgatori Pubblicato: 18/08/2013

 

Un Paese che rischia la guerra civile, una minoranza violenta che non accetta di aver perduto il potere, bande armate pronte a ogni devastazione e l’Occidente che come al solito non capisce e non si schiera con la maggioranza pacifica della popolazione che vuole una transizione verso la democrazia. Ecco l’analisi controcorrente dal Cairo di padre X, islamista e profondo conoscitore della realtà egiziana (non facciamo il suo nome per motivi di sicurezza personale).

 

Cosa sta succedendo in Egitto, padre?

Quello che l’informazione occidentale deviata non racconta.

 

In che senso?

Si parla solo dei Fratelli musulmani e non di tutto il resto. Di quello che è successo prima e dopo.

Al Cairo e non solo è in corso uno scontro armato tra la fratellanza e l’esercito. Di questo si parla adesso.

Voluto da chi? Non ve lo siete domandati? Scrivete di golpe militare in una maniera molto superficiale. Non avete visto che trenta milioni di egiziani sono scesi per tre volte in piazza per chiedere il cambiamento? L’esercito sta facendo la sua parte per salvare il paese dalla devastazione. E la legittimità sta con quel popolo, pacifico.

 

Non era legittima anche la vittoria di Morsi?

Era un cinquantuno per cento molto discutibile. Comunque, quando un presidente diventa un dittatore, secondo voi rimane legittimo?

 

Lei parla dei Fratelli musulmani come di una minoranza.

Ma certo. Hanno vinto, poi hanno preso delle misure che hanno ribaltato tutto. Una costituzione approvata dal 16 per cento della popolazione è ridicola. Infatti il paese stava andando verso una dittatura che aveva completamente cancellato ogni possibilità di opposizione.

 

Illegittima dal punto di vista dei numeri, questo sta dicendo?

Dal punto di vista di qualsiasi legge internazionale. L’Occidente sta dimostrando di non avere alcun senso della democrazia, a cominciare dagli Stati Uniti. Perché è evidente che quando un presidente diventa un dittatore è delegittimato.

 

Quindi le prese di posizione a favore dei Fratelli musulmani da parte di Obama, dell’Unione europea e delle monarchie del Golfo secondo lei sono mosse superficiali?

Io non so cosa ci sia dietro. Forse dei grossi interessi. Lo dicono tutti.

 

O la paura di inimicarsi quelli che potrebbero vincere?

Non so. Non mi interessa. Io valuto quello che vedo. E quei trenta milioni di egiziani in piazza per tre volte contro un presidente che aveva avocato a sé tutti i poteri sono un fatto incancellabile. Quindi, onore a quel popolo che ha saputo dimostrare il proprio dissenso senza alcuna forma di violenza.

 

Si rischia una guerra civile?

Certo, hanno tirato di proposito la corda con l’obiettivo di andare allo scontro in piazza. La violenza è venuta solo dall’altra parte.

 

Dai Fratelli musulmani.

Leggo i giornali e sembra che qui l’esercito si diverta a massacrare la gente. È una descrizione della situazione assolutamente abnorme. Nel ponte qui vicino stanno cercando di fermarli perché sono dei devastatori. Hanno bruciato case, biblioteche, ministeri… ma non lo vedete?

 

Rischiano molto i cristiani in questo momento?

Questo non è un movimento pacifico, ma lo si sapeva. E si sapeva anche che c’erano bande pronte a tutto. Che, come al tempo delle nostre dittature, ora spargono il terrore tra la gente. Chiese o moschee non fa differenza.

 

C’è una via d’uscita?

Lo spero. Spero che ci sia ancora gente di buona volontà che abbia il coraggio di prendere in mano le redini del Paese. Civili, tecnici, uomini e donne che hanno a cuore le sorti di questo meraviglioso Paese. I segnali ci sono, e la spaccatura all’interno della fratellanza che ha generato il movimento dei Fratelli senza violenza lo dimostra.

 

Ma El Baradei perché non ce l’ha fatta?

Ah, questo non lo so. Affari suoi.

 

Quanti sono i Fratelli musulmani?

Difficile dirlo. Quando hanno vinto le elezioni politiche erano il sessanta per cento, adesso posso rispondere che con la loro politica dittatoriale sono stati capaci di far scendere in piazza trenta milioni di oppositori.

 

Ci sono forze esterne che vogliono il caos?

Ci sono, qui e in tutto il Medio Oriente.

 

Qualcuno dice che quello che sta succedendo è il trionfo di Mubarak.

I dittatori dicono sempre così.

 

Riesce a girare tranquillamente per il Cairo, padre?

No, ora no. Ma la gente ha bisogno di lavoro e la mattina il traffico riprende per forza di cose. Sono due anni che questo paese è in ginocchio.

 

Fino a che punto possono stare tranquilli gli stranieri?

Eh, beh… siamo ancora alla mercè di queste bande armate che possono fare quello che vogliono.

 

C’è qualcosa che vuole aggiungere, padre?

Non a lei. È alla Bonino che mi piacerebbe dire due parole…

 

 

 

Condividi post
Repost0
15 agosto 2013 4 15 /08 /agosto /2013 16:31

  

Leggo spesso storie di carcerati proposte da vari movimenti, storie strappalacrime o, almeno, non allegre.  

 

Personalmente parto con una considerazione di fatto: Chi dei condannati non si dichiara innocente?  Eppure il morto c'è, l'oggetto è scomparso, la droga sta lì, etc.

 

Credo che tutti si dichiarino innocenti: o perché sostengono di non aver commesso il fatto o perché commesso su spinta di terzi o perché obnubilati da un momento di follia.

 

Però concedimi il dubbio sulla veridicità della loro esposizione dei fatti. Chi li ha giudicati (in teoria professionisti nell'interpretazione delle situazioni) li ha considerati colpevoli, gli altri giudizi sono solo illazioni basate su notizie più o meno faziose, su impressioni o emozioni.

Chi sono io per giudicarli colpevoli, ma anche per ritenerli innocenti?

 

Consideriamo il caso di questi giorni, carcerati che digiunano per protesta, ebbene in questo caso non accetto il tipo di lotta intrapresa. Non accetto i digiuni, sono autentici ricatti e i ricatti li trovo illegali come, se non più, di una rivolta violenta.

 

Detto questo, però, condivido le idee che animano la protesta. E' vero che  alcuni processi grondano di superficiale ingiustizia, che non c'è la certezza della pena (per cui solo se uno grida, o può gridare, ha ragione), e che i condannati sono ancora esseri umani e come tali vanno rispettati e trattati.

 

Circa il giusto processo, condivido l'opinione ormai diffusa che nell'universo del potere legislativo debba essere fatta pulizia.

In quel settore vanno "rilucidati gli ottoni, l'argenteria e …persino i cessi" e forse non basterebbe. Troppa prosopopea paludata. Nei tribunali non è rara la presenza di incapaci, di carrieristi senza meriti e senza scrupoli, di oziosi irresponsabili e arroganti, di dipendenti statali della peggior specie.

 

Allora perché nessuno affronta una riforma che tutti desiderano e predicano?

 

E' mia personale convinzione che il ritardo abbia un nome e un cognome, Silvio Berlusconi.

Non perché sia lui a non volerlo fare, ma perché nessuno si fida di lui sull'argomento  e, questo, blocca tutti. E' il vero ostacolo a una riforma della giustizia. Speriamo che si tolga di mezzo e possano finalmente operare.

 

Circa la certezza della pena, non mi piacciono i ricatti e gli indulti.

O c'è una legge sbagliata o niente, sottolineo niente,  giustifica perché "dieci" anni si riducano a "cinque", se non meno.

Incertezze e indulti creano prepotenze e disuguaglianze, false illusioni in chi subisce la pena e paura o rabbia nelle vittime dei condannati (vedesi i casi di stalking e femminicidio).

Quando si parla di carceri (e Pannella è fulgido esempio) ci si dimentica, sempre, della vittima del condannato, sia che essa  abbia un nome o che sia la collettività.

Non mi piace che ci sia un capovolgimento, la vera vittima non è il condannato, ma chi ha subito l'azione del condannato.

Pertanto insisto nell'affermare: se il danno è intero, perché la pena deve essere dimezzata?

 

Altra ingiustizia, la vera ingiustizia è nel rispetto del condannato.

Si pensa al ponte sullo stretto, alla TAV, alle missioni in Kossovo o Afganistan e non si pensa a fare nuove carceri, agli spazi per questi reclusi, voluti isolati dalla Società civile perché la società possa vivere serena e in pace. Spazi, cure mediche e psicologiche e non condoni. E' prioritario a tante, ma tante spese statali.

 

 

Non dimentichiamoci che la nostra tranquillità ha un costo. Non  mi trovo d'accordo a barattare la tranquillità con i soldi: li libero ma non faccio le carceri. Un errore che non vorrei più vedere.

Condividi post
Repost0

Présentation

  • : Blog di Piero Azzena
  • : Questo blog è solo la mia voce, resa libera dall'età. Questo blog è un memo, seppur disinvolto nei tempi e nei modi, dove chioso su argomenti la cui unica caratteristica è l'aver attirato la mia attenzione. Temi esposti man mano che si presentano, senza cura di organicità o apprensione per possibili contraddizioni. Temi portati a nudo, liberi da incrostazioni , franchi e leali.
  • Contatti