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29 aprile 2015 3 29 /04 /aprile /2015 10:58

Durante la Quaresima nella mia parrocchia, la mia nuova parrocchia, si sono organizzate delle riunioni su temi religiosi. Uno di questi temi è stato l'episodio dell'emorroissa.

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Gli interventi dei presenti, tutti interventi molto intelligenti e devozionali, mi hanno lasciato piuttosto perplesso, poiché è mia convinzione che la Bibbia vada letta non solo col cuore ma anche con intelligenza. Mentre nei commenti all'episodio dell'emorroissa veniva sottolineato soprattutto l'aspetto della fede e dell'umiltà di questa donna, della gravità esistenziale in cui la malattia la poneva, della bontà di Gesù.

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Ho dovuto pensarci a lungo per capire quale fosse l'aspetto che m'insospettiva. Stavano parlando di una ladruncola e la stavano innalzando sugli altari. Infatti se l'episodio fosse avvenuto oggi si parlerebbe di furto e credulità, di furto per necessità e credulità per disperazione.

Furto perché in realtà questa donna deruba Gesù. Tocca il mantello di nascosto, lo fa perché ha necessità e cerca di prendere quello che a lei serve. Non chiede, si serve da sola per poi tentare di scomparire. Si serve e basta, così come fanno i poveretti in tanti supermercati: hanno bisogno, hanno fame, prendono senza pagare, senza nessuno che li autorizzi, si appropriano di cose non proprie. Questa donna fa esattamente questo, il Cristo non ha beni però potrebbe avere il potere di guarirla.

Secondo aspetto della scena riguarda la storia della sua malattia. Era stata da tanti medici, le aveva provate tutte, si era rovinata finanziariamente e, quindi, perché non provarci anche con Gesù? Tante persone si rivolgono al medico, all'ospedale, allo specialista per poi finire, disperate, dal santone di turno. Questa è fede? Non sono convinto che questa sia fede, mi pare più un calcolo ingenuo. Lo stesso calcolo che vediamo nelle persone che si rivolgono ai santoni, e tutti ne abbiamo conosciute e abbiamo sentito le loro argomentazioni.

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Davanti a queste considerazioni mi sono chiesto allora qual era il senso dell'episodio. Ho preso in mano un libro di esegesi e mi sono reso conto che tutti e tre i sinottici raccontano quest'episodio. Lo raccontano in maniera più o meno dettagliata, in base al proprio stile o all'importanza che gli attribuiscono. Però c'è un qualcosa che li accomuna.

Li accomuna la posizione nel racconto evangelico, infatti tutti e tre lo inseriscono all'interno dell'episodio della figlia di Giairo. Non prima né dopo, semplicemente all'interno, quasi fosse un inciso.

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Il ritorno in vita della figlia di Giairo è uno dei miracoli più contestati e meno difendibili. Molti parlano di trucco, di accordi precedenti. È come se gli evangelisti, tutti e tre, volessero dirci che il potere del Cristo non era solo nella sua mente, non era nella capacità di influenzare gli altri mediante capacità "psicologiche".

Il potere di Gesù era in lui, era potente in sè. Un potere di cui Lui era lucidamente cosciente, tant'è vero che la povera donna è stata subito scoperta nonostante gli sfottò a Gesù dai suoi compagni di viaggio.

Pertanto mi son convinto che il senso dell'episodio è funzionale ed esplicativo del miracolo che si apprestava a fare. Ci spiega come l'abbia richiamata in vita. Quella bimba, la figlia di Giairo, viene resuscitata perché lui è potente non perché è abile.

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