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23 luglio 2016 6 23 /07 /luglio /2016 04:08

 

Non è facile invecchiare con garbo.

 

 Bisogna accertarsi della nuova carne, di nuova pelle,

 di nuovi solchi, di nuovi nei.

 Bisogna lasciarla andare via, la giovinezza, senza

 mortificarla in una nuova età che non le appartiene,

 occorre far la pace con il respiro più corto, con

 la lentezza della rimessa in sesto dopo gli stravizi,

 con le giunture, con le arterie, coi capelli bianchi all’improvviso,

 che prendono il posto dei grilli per la testa.

 Bisogna farsi nuovi ed amarsi in una nuova era,

 reinventarsi, continuare ad essere curiosi, ridere

 e spazzolarsi i denti per farli brillare come minuscole

 cariche di polvere da sparo. Bisogna coltivare l’ironia,

 ricordarsi di sbagliare strada, scegliere con cura gli altri umani, allontanarsi dal sé, ritornarci, cantare, maledire i guru,

 canzonare i paurosi, stare nudi con fierezza.

 Invecchiare come si fosse vino, profumando e facendo

 godere il palato, senza abituarlo agli sbadigli.

 Bisogna camminare dritti, saper portare le catene,

 parlare in altre lingue, detestarsi con parsimonia.

 Non è facile invecchiare, ma l’alternativa sarebbe

 stata di morire ed io ho ancora tante cose da imparare.

 

Cecilia Resio

Posted on 19 giugno, 2016 in Blog, pensieri

 

 

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9 luglio 2016 6 09 /07 /luglio /2016 16:39

 

 

Credo che i nostri giorni più che altri abbiano bisogno di specchiasi nel racconto evangelico del samaritano, dove la compassione fa la differenza, non la provenienza o la razza o la religione.

 

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5 luglio 2016 2 05 /07 /luglio /2016 06:40

 

Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere

da qui in avanti di quanto non ne abbia già vissuto.

Mi sento come quel bambino che ha vinto una confezione di caramelle e

le prime le ha mangiate velocemente,

ma quando si è accorto che ne rimanevano poche

ha iniziato ad assaporarle con calma.

 

Ormai non ho tempo per riunioni interminabili, dove si discute

di statuti, norme, procedure e regole interne, sapendo che non si combinerà niente…

Ormai non ho tempo per sopportare persone assurde

che nonostante la loro età anagrafica, non sono cresciute.

Ormai non ho tempo per trattare con la mediocrità.

Non voglio esserci in riunioni dove sfilano persone gonfie di ego.

Non tollero i manipolatori e gli opportunisti.

Mi danno fastidio gli invidiosi, che cercano di screditare quelli più capaci,

per appropriarsi dei loro posti, talenti e risultati.

 

Odio, se mi capita di assistere, i difetti che genera la lotta per un incarico maestoso.

Le persone non discutono di contenuti, a malapena dei titoli.

Il mio tempo è troppo scarso per discutere di titoli.

Voglio l’essenza, la mia anima ha fretta…

Senza troppe caramelle nella confezione…

 

Voglio vivere accanto a della gente umana, molto umana.

Che sappia sorridere dei propri errori.

Che non si gonfi di vittorie.

Che non si consideri eletta, prima ancora di esserlo.

Che non sfugga alle proprie responsabilità.

Che difenda la dignità umana e

che desideri soltanto essere dalla parte della verità e l’onestà.

 

L’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena di essere vissuta.

Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle persone…

Gente alla quale i duri colpi della vita, hanno insegnato

a crescere con sottili tocchi nell’anima.

 

Sì… ho fretta… di vivere con intensità, che solo la maturità mi può dare.

Pretendo non sprecare nemmeno una caramella di quelle che mi rimangono…

Sono sicuro che saranno più squisite di quelle che ho mangiato fin’ora. …”

 

MARIO ANDRADE – Poeta, romanziere, saggista e musicologo brasiliano-

 

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23 maggio 2016 1 23 /05 /maggio /2016 04:40

Ho l'età e una memoria di allora, una memoria non addolcita dal trascorrere del giorno-dopo-giorno. Pertanto mentre nella mia memoria trovo costumi "portati", queste foto mi mostrano costumi "sfoggiati". E' la mia infanzia che diventa teatro.   

 

Sono gli stessi costumi di allora. Restano bellissimi. Si intravedono i ricami i cui rilievi carezzai d bimbo, però qui li ritrovo sviliti, sviliti  dal portamento degli attori. Sono i particolari, le pose innaturali, a creare la differenza. Attori bravi, però attori che raccontano un passato che non c'è più.

Costumi di Ittiri (foto reperite su FB della cavalcata sarda del 22 maggo 2016 a Sassari)

La Cavalcata Sarda e le rughe del tempo
La Cavalcata Sarda e le rughe del tempo
La Cavalcata Sarda e le rughe del tempo
La Cavalcata Sarda e le rughe del tempo
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11 maggio 2016 3 11 /05 /maggio /2016 06:46

Non so se sia una lista completa ma è certo che dei sette punti non me ne son fatti mancare  alcuno. Un bell'articolo di cui mantenere memoria.

 

7 persone che perderai nel corso della vita.

E come affrontare la perdita

Dani Shapiro

 

Dani Shapiro, autrice di Devotion e Still Writing, prende in esame quelle persone che spariscono dalla nostra vita e ci spiega come possiamo andare avanti con coraggio e comprensione.

 

1. L’amica che ti ha deluso.

Ne abbiamo tutte una, alcune di noi anche di più. Mi riferisco a quel tipo di amica con cui, magari, abbiamo riso , pianto, lavorato fianco a fianco, anche se, nel nostro intimo, nel luogo dove dimorano le intuizioni, sapevamo che non desiderava il meglio per noi. L’amica potrà essere una brava persona in tutti i modi possibili. Magari potrebbe non avere alcuna intenzione di ferirci. Ma lo fa ugualmente. È andata così con Helen, mia amica per 15 anni. Un pomeriggio, passò a farmi visita con una donna che non conoscevo al seguito. In quel momento mio figlio faceva i capricci, ed io ero al settimo cielo: da piccolo era stato molto male ed era quasi morto. Desideravo quel comportamento normale, da bimbo. Era paonazzo, urlava e batteva i piedi. Vivo! Sano! Prendendolo in braccio, sentii l’amica di Helen chiederle quanti anni avesse mio figlio. Riuscii a cogliere il riflesso di Helen nello specchio e la sua risposta: “Ha due anni” pronunciata alzando gli occhi al cielo e scuotendo la testa. Fu un momento terribile: la resa dei conti, la consapevolezza del suo giudizio, la sua mancanza di empatia. Alla fine le chiesi una spiegazione. Ma cosa c’era in fondo da dire? Lei si scusò profusamente, ma io sapevo che le cose tra noi non sarebbero più state le stesse. Helen à diventata parte della mia “curva di apprendimento”: adesso so chi può essere ammesso, in maniera sicura, nella mia cerchia ristretta di amicizie. Ho imparato la lezione.

 

2. L’amica che abbiamo deluso.

Io e Sarah ci siamo conosciute all’università ed abbiamo subito avvertito un forte sentimento di amicizia, da sorelle. Pensavo che ci sarebbe stata per sempre. Dopo la laurea, le nostre vite hanno preso strade diverse. Io mi sono trasferita a New York per dare inizio alla mia carriera. Sarah, invece, è tornata a casa, nel sud, si è sposata ed ha avuto figli prima di me. Negli anni, è stato come se avessimo sempre meno in comune. Mi sono allontanata sempre di più. Ho smesso di rispondere alla sue chiamate. Ero troppo giovane per capire che i vecchi amici sono gli unici che possano ricordarti chi eri un tempo. Ero troppo giovane per sapere che, anche se cresciamo e cambiamo il nostro “io” più giovane, come serpenti che fanno la muta, ciò che siamo stati è ancora importante e dovremmo tenerci stretti le persone conosciute allora, che ci ricordano quanta strada abbiamo fatto. Non sapevo neanche che in un’amicizia ci sono aspetti più importanti del condividere una carriera, un quartiere, la scuola dei bambini, un percorso di vita. Io e Sarah eravamo legate ad un livello più profondo ed il fatto che, un giorno, non mi ritroverò ad accostare la mia sedia a dondolo accanto alla sua, in una casa di riposo, mi rende triste. Ho sbagliato tutto. Sarah, se stai leggendo, mi dispiace.

 

3. Una persona “pericolosamente” vicina.

Chiudete gli occhi per un momento. Saprete subito a chi mi riferisco, e va bene così. Non dovete dire il suo nome ad alta voce. Forse siete sposate. O lo è lui. O lo siete entrambi. Ma avete immaginato una vita parallela con questa persona, una vita che non vivrete mai, per cui non rovinerete la vostra meravigliosa esistenza. Non è un inutile sogno ad occhi aperti. È qualcosa di vagamente pericoloso. Quando i vostri sguardi s’incontrano, lo sentite. Una piccola parte di voi desidera sapere come sarebbe stare con lui. Vi ritrovate a pensare: quale pericolo potrebbe celare un pomeriggio rubato? Ovviamente, conoscete già la risposta. Per questo bisogna mantenere la distanza di sicurezza. Un rapporto amichevole non sembra una scelta praticabile o sicura. Cara lettrice, hai bisogno di perderlo. Non puoi lasciare che resti accanto a te. Ok, adesso apri gli occhi. E pensa a quanto sei fortunata.

 

4. Una morte che ti ha colto di sorpresa.

Come disse Buddha, la vita è sofferenza. Amare significa perdere. È l’ordine naturale delle cose: tutti alla fine perderemo i genitori e, secondo quest’ordine, dovrebbe accadere quando siamo già adulti. Ma non è detto che vada sempre così. Ho perso mio padre quando ero giovane, improvvisamente, in un incidente d’auto. Non ho avuto l’opportunità di dirgli addio. Lui non ha mai avuto l’opportunità di vedermi crescere e passare, dalla ragazzina incasinata che ero, all’essere una donna “molto meno incasinata”. È morto preoccupandosi per me. Io convivo con questo evento. Eppure, la sua morte precoce mi ha plasmata e trasformata in tanti modi estremamente positivi. Sono cresciuta. Ho vissuto cercando di renderlo orgoglioso. Metabolizziamo queste perdite improvvise come shock al nostro sistema: continuano a vivere dentro di noi come faglie aperte, come le esperienze traumatiche che sono. Chiedete a chiunque abbia vissuto una perdita traumatica, di qualsiasi tipo, e vi dirà: “Oggi l’aria è proprio come quel giorno: l’odore dell’ibisco o di una raffineria di petrolio, il profumo delle ciambelle glassate... mi riportano indietro”. D’improvviso, i nostri occhi si riempiono di lacrime ed il cuore va in mille pezzi. Viviamo in tutta l’umana, meravigliosa devastazione di queste perdite. La consapevolezza diventa per noi una maestra. Forse ci aiuta perfino ad accogliere l’ordinario per ciò che è: uno straordinario rincorrersi di circostanze.

 

5. La morte che hai dovuto affrontare giorno dopo giorno.

Mia madre è morta quando ero già adulta, e mamma a mia volta. La sua è stata una morte lenta, prevista. Ma questo non l’ha resa più facile. Perdite simili iniziano molto prima che quella persona ci abbia lasciati, perché immaginiamo il mondo senza di lei. L’attesa dell’evento è un fuoco che brucia lento, ma ininterroto. Ci abituiamo al lutto. Teniamo per mano i nostri cari, curiamo le loro ferite, osserviamo i farmaci scorrere nelle loro vene, continuamente messi di fronte all’incapacità di agire della nostra impotenza. Anche questo è un tipo di caducità umano e meraviglioso.

 

6. L’analista/il guru/il mentore che hai superato.

Alcuni rapporti hanno una data di scadenza integrata o, almeno, dovrebbero. Dopotutto, lo scopo di consultare un analista, un maestro, un guru, un mentore è crescere. E proprio questa evoluzione sarà il segnale della fine del rapporto. Nei casi migliori, quel legame profondo che sentiamo verso qualcuno che ci ha aiutato in modo significativo può mutare e diventare altro: un rapporto più alla pari, perfino un’amicizia. Per far sì che questo avvenga, è necessario essere disposti ad abbandonare la dinamica di un rapporto che è stato, a tutti gli effetti, unilaterale. Siamo stati aiutati. Qualcuno ci ha dato una mano. Ora, magari, è tempo di scoprire quanta strada abbiamo fatto.

 

7. La persona che pensavi di diventare.

Da bambina, credevo che sarei diventata un’attrice. Mi immaginavo a New York, in un condominio altissimo, con un marito ed una famiglia di, be’, cinque o sei bambini. Pensavo che avrei vissuto una vita di città, incredibilmente raffinata. I soldi non sarebbero stati un problema. Magari, ci sarebbe stato anche un aereo privato (qui forse dovrei chiarire che queste fantasie erano frutto diretto degli anni ’80). Bene, sono cresciuta e, alla città, ho preferito la campagna. Mi sono sposata e ho avuto un figlio, un figlio unico proprio come me. Io e mio marito lavoriamo sodo per far quadrare i conti. Ma la mia vita (così piena, imperfetta, complicata e serena) è quella che ho costruito per me stessa. È una vita onesta, una vita rispettabile. È la vita che amo. Ma, per ottenerla, ho dovuto abbandonare quella mia vecchia fantasia, sbucata dalle pagine di qualche rivista, su cosa credevo di volere e su chi pensavo di essere. A quanto pare, mi stavo sottovalutando. Amare, vivere davvero significa essere disposti a perdere persone, luoghi, cose, sogni, perfino versioni di noi stessi che non ci sono più d’aiuto. Al loro posto, affiora qualcosa di nuovo. Forse non sarà quello che avevamo immaginato. Ma è meraviglioso ed è nostro.

 

Dani Shapiro è l’autrice di Still Writing: The Pleasures and Perils of a Creative Life e Devotion, tra gli altri libri. Scoprite di più su di lei su www.DaniShapiro.com

 

Questo articolo è stato pubblicato il 10/05/2016 su HuffPostUsa, sezione Oprah Winfrey Networ, ed è stato tradotto da Milena Sanfilippo

 

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7 marzo 2016 1 07 /03 /marzo /2016 10:06

 

Via l'aria della salsedine sarda,

ho venduto tutto.

Via bianche montagne d'Abruzzo,

un terremoto m'ha scaraventato

oltre le cime della valle.

Via il gruppo degli amici di gioventù,

troppi gli ignavi e qualche arrogante.

Via il dolce peccato,

un decalogo si frappone

 

Qui ancor nessuno mi conosce.

Poco consola l'acquisita libertà,

estratto ultimo dell'indipendenza.

Libertà divenuta eccessiva

da pagare in emarginazione.

 

Ora che mi vado spegnendo

inizia una strada deserta,

senza sogni, senza sostegni .

 

Si spegne la memoria,

un settaccio che più niente regge.

Cede il fisico, orso ferito dall'età,

 prima orgoglioso baluardo,

ora umiliante debolezza.

 

Sento intorno il vuoto,

vinco la paura con la rassegnazione,

con l'intelligenza del momento.

 

7 marzo 2016

 

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30 gennaio 2016 6 30 /01 /gennaio /2016 05:48
Non tutti i posti sono uguali

Mi mancano il mare e le montagne

necessito di spazi liberi.

.

Mi mancano le acque ruspanti,

quelle non incanalate e lente

come fossero fogne.

.

Fotografo gli spazi

dove mi aggiro solo,

con compagno un cane,

dove anche i pensieri tacciono.

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9 agosto 2013 5 09 /08 /agosto /2013 15:28

Non  me ne voglia l'autore di queste foto, le ho esposte perché raccontano i miei ricordi.

  • Il primo impatto quando arrivo: la stazione marittima. In Sardegna si arriva dal mare.
  • L'immisione fra una folla che mi è familiare, i sardi qui, finalmente, sono tanti e mi sento meno solo.
  • I sardi con le loro feste e i loro canti.
  • I danni che riescono a procurarsi. A procurarsi perché c'è poco di naturale in quei fuochi.

 

 

 

sardegna 4sardegna 2sardegna 6sardegna 1sardegna 5sardegna 3

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17 maggio 2013 5 17 /05 /maggio /2013 15:48

Nei rami s'addormenta cullando il vento stanco.
La mia mano lascia un fiore rosso sangue
morire lacerato sotto un sole rovente.
Ho già visto fiorire e morire molti fiori;
vengono e vanno gioie e dolori,
che nessuno può custodire.
Anch'io ho sparso nella vita il mio sangue;
non so però, se mi dispiace,
so solo, che sono stanco.

 

H. Hesse

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20 febbraio 2013 3 20 /02 /febbraio /2013 10:53

Ho conosciuto il silenzio delle stelle e del mare
e il silenzio della città quando si placa
e il silenzio di un uomo e di una vergine
e il silenzio con cui soltanto la musica trova linguaggio
il silenzio dei boschi prima che sorga il vento di primavera
e il silenzio dei malati quando girano gli occhi per la stanza e chiedo:
Per le cose profonde a che serve il linguaggio?

 

Un animale dei campi geme una o due volte quando la morte coglie i suoi piccoli
noi siamo senza voce di fronte alla realtà noi non sappiamo parlare.

Un ragazzo curioso domanda a un vecchio soldato seduto davanti alla drogheria:
Dove hai perduto la gamba?
E il vecchio soldato è colpito di silenzio e poi gli dice:
Me l’ha mangiata un orso
e il ragazzo stupisce mentre il vecchio soldato muto
rivive come un sogno le vampe dei fucili
il tuono del cannone
le grida dei colpiti a morte e se stesso disteso al suolo
i chirurghi dell’ospedale
i ferri
i lunghi giorni di letto
ma se sapesse descrivere ogni cosa sarebbe un artista
ma se fosse un artista vi sarebbero più profonde ferite che non saprebbe descrivere.

 

C’è il silenzio di un grande odio
e il silenzio di un grande amore
e il silenzio di una profonda pace dell’anima
c’è il silenzio degli dei che si capiscono senza linguaggio
c’è il silenzio della sconfitta e il silenzio di coloro che sono ingiustamente puniti
e il silenzio del morente la cui mano stringe subitamente la vostra
c’è il silenzio che interviene tra il marito e la moglie
c’è il silenzio dei falliti
il vasto silenzio che copre le nazioni disfatte e i condottieri vinti
c’è il silenzio di Lincoln che pensa alla povertà della sua giovinezza e il silenzio di Napoleone dopo Waterloo
e il silenzio di Giovanna D’Arco che dice fra le fiamme
Gesù benedetto
e c’è il silenzio dei morti.

 

Se noi che siamo vivi non sappiamo parlare di profonde esperienze perché vi stupite che i morti non vi parlino della morte?
Il loro silenzio avrà spiegazioni quando li avremo raggiunti.

 

Edgar Lee Masters

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