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29 luglio 2013 1 29 /07 /luglio /2013 17:00

 

Io so che il concetto di anima è nato nel sesto secolo avanti cristo con la mitologia orfica, quando gli ebrei erano ancora un popolo di barbari nomadi in piena attività conquistatrice in nome di un loro Dio, e senza alcuna idea di spirito e di eternità. L'anima non faceva parte della loro cultura. 

 

Ecco il pensiero Orfico, del VI secolo, secondo l'enciclopedia Treccani:

 … L'orfismo è una religione soteriologica, portata da un lato a raccogliere intorno a sé gli umili e i dolenti, desiderosi di felicità oltremondana, e rispondente dall'altro all'esigenza di un'ascesi etica, di una liberazione dal male, sentito primitivamente come impurità originaria.

… E in quanto l'antitesi dell'elemento dionisiaco all'elemento titanico assume l'aspetto di quella dell'anima al corpo (la stessa ebbrezza della religiosità dionisiaca, in cui il βάκχος si sente identico al dio, contribuisce forse a trasformare l'antica idea dell'anima come soffio vitale nell'idea dell'anima come centro di quella stessa tumultuosa esperienza e quindi come essenzialmente dionisiaca), l'imperativo etico-religioso diventa quello della liberazione dell'anima dal corpo, sua "prigione" e "tomba".

 

O come la racconta Wikipedia:

... Le caratteristiche dell'antropologia orfica possono essere riassunte in due affermazioni:

  • l'uomo, nella sua attuale costituzione, è frutto di un evento storico pregresso: l'uccisione del dio Dioniso (l'essere umano, dunque, è un "epifenomeno", è la conseguenza di un evento critico);
  • l'uomo, nella sua esistenza e consistenza, è caratterizzato da almeno un elemento divino: nell'essere umano convivono un aspetto "dionisiaco" (lo spirito, l'anima) e un aspetto "titanico" (la materia, il corpo).

 … Essenziale per l'orfismo è dunque la concezione dell'anima contrapposta al corpo, e l'affermazione della necessità che l'anima stessa trasmigri in nuovi corpi finché non raggiunga la perfezione.

 ... Nelle dottrine orfiche, per quanto si riesce a ricostruire, lo spirito (daimon), che risiedeva nei cieli, ha compiuto un peccato ed è decaduto dal regno dei cieli sulla terra, incarnandosi in un corpo che utilizza per espiare la propria colpa.

Con la morte, l'anima trasmigra e si ricompone (non sulla base di un principio individuale, ma su nuova aggregazione basata su proprietà paragonabili ai principi del magnetismo) in un altro corpo, che può anche non essere quello di una persona (questo dipendeva anche dal comportamento che il daimon ha tenuto nella vita precedente); se invece ha espiato la colpa, l'anima ritorna nel regno dei cieli.

L'orfismo è caratterizzato non solo da una contrapposizione tra un elemento divino (dionisiaco) e una realtà corporea opposta sul piano della natura (titanico), ma anche (a differenza, ad esempio, della dicotomia spirito-carne delle lettere paoline) da una vera contrapposizione di due princípi (dualismo) che sta alla base dell'antropologia.

 

Ma questa teoria dell'anima e della sua contrapposizione al corpo è arrivata fino a noi, al XXI secolo dopo cristo. Era comoda per tante spiegazioni e giustificazioni, altrimenti impossibili.  Platone prima e Agostino poi l'abbracciarono, e a loro si accodarono tutti i "padri" della patristica cristiana, cioè quelli che strutturarono la forma di religione che ci è pervenuta.

 

Sarà vero?

Posso solo aggiungere che quando recito il "Padre nostro", e mi capita spesso, professo la fede in un universo bidimensionale. Non so che cosa sia questa seconda dimensione, so che l'accetto.

 

Ci sarebbe anche il problema di cosa è l'anima? 

Non è autocoscienza di sé. Che autocoscienza ha  il vecchietto che muore rimbabito, che non sa neanche più di esistere? 

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