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4 maggio 2017 4 04 /05 /maggio /2017 05:15

Da web

 

C’è uno sparuto drappello di persone che sfila verso i Campi Elisi. Non hanno fretta, non più. Proseguono in fila indiana, ciascuno portando qualcosa con sé. Chi un libro di poesie, chi un clarinetto, una manciata di farfalle colorate. Questa lieve sfilata vede aggiungersi di tanto in tanto qualcuno. Ora c’è anche una bimba, con un orsacchiotto in mano.

 

Parliamo della morte perché amiamo la vita. Parliamo della morte perché, è inutile negarlo, possiamo anche abituarci a questo concetto, ma ci fa paura e continuerà a farcene.

 

Non parliamo delle morti che ci toccano da vicino, non ora, non in queste poche righe.

Per noi quelle morti sono come l’implosione di un buco nero, che risucchia le nostre energie, che momentaneamente ci acceca, fino a che non riusciamo a lavarci via di dosso il dolore.

 

Qui parliamo delle morti che lasciano il vuoto in quell’entità astratta che è l’immaginario collettivo.

Parliamo delle morti che riempiono le pagine dei giornali, che non potremmo ignorare neanche volendo, perché finiscono persino per intasare la bacheca dei social network. Dobbiamo farci i conti, con queste morti qui perché, che ci piaccia o no, ci fanno riflettere.

 

Ci sono i morti famosi, che ci obbligano a pensare al vuoto che hanno lasciato. Elio Pagliarani con le sue poesie, Lucio Dalla con le sue canzoni, Tonino Guerra con la poliedricità della sua arte. L’ultimo in ordine di tempo, almeno nel momento in cui stiamo scivolando giù tra queste righe è lo scrittore Antonio Tabucchi.

Ci sono poi le morti che riempiono le pagine di cronaca, e spesso fanno traboccare i cuori di tristezza. Non solo per questioni di contiguità territoriale: è il caso della piccola Dayana e di papà Williams.

 

È brutto dirlo, ma chi lavora in una redazione lo sa bene: c’è una scala ben precisa di dolore collettivo. Fa più effetto la morte di un militare in missione all’estero che di un qualsiasi lavoratore in patria. Quella di un attore televisivo piuttosto che di un poeta.

 

Per certi versi, neanche davanti alla morte siamo tutti uguali.

 

Lettera22punto0 - Blog di Loris Pironi - 4 aprile 2012

 

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